Adam Haslett.
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Il principio del dolore.
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Titolo originale: You are not a stranger here. 2002.
Traduzione di: Giovanna Granato.
2003. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In un quieto soggiorno un fratello e una sorella non pi giovani preparano la tavola per un ospite amato, da tanti anni lontano. In una abitazione isolata un giovane medico sta per visitare una donna che ha quattro dita amputate da una misteriosa ferita. Nella casa paterna, ormai vuota dei genitori defunti, un ragazzo aspetta da un altro ragazzo la brutalit pi estrema pur di dare senso alla propria esistenza. Sempre, nei luoghi dove Haslett ambienta la propria narrazione, si compie una via crucis lancinante e si manifesta al tempo stesso, in tutta la sua trepida gloria, l'epifania della vita.
Sembra anzi che soprattutto nel dolore, nella mancanza, nella perdita, nella deformit mentale o fisica, in ci che di solito va scartato, e forma invece buona parte dell'intera nostra realt, i personaggi di Haslett acquistino una statura tanto superiore a chi li vorrebbe, in qualche modo, misurare, curare.
E la perenne imminenza della catastrofe che caratterizza la loro discesa agli inferi  tutt'uno, per noi lettori, con la tranquilla luminosit della lingua che li racconta.
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L'AUTORE.
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Nato a Rye nel 1970, vive e lavora a New York. Ha conseguito un B.A. nel 1992 allo Swarthmore College prima di completare gli studi all'Iowa Writers' Workshop e all'Universit Yale.
Dopo aver pubblicato il suo primo racconto, Notes to My Biographer sulla rivista Zoetrope: All-Story, nel 2002 ha esordito nella narrativa con la raccolta di racconti Il principio del dolore alla quale hanno fatto seguito i romanzi Union Atlantic del 2010 e Imagine Me Gone del 2016. Tradotto in 18 lingue, suoi interventi e articoli sono apparsi in numerose riviste e quotidiani ed  stato professore invitato presso l'Universit dell'Iowa e la Columbia University.
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Il principio del dolore.
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Devozione.
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Dalla portafinestra aperta Owen osservava il giardino.
Faceva caldo per essere giugno, un pallido sole ardeva nel
cielo senza nuvole, gli ultimi iris appassivano, i boccioli di
rododendro avevano chinato il capo. Un venticello filtrava
fra i maggiociondoli, trascinando un foglio del giornale
domenicale sulla spalliera di rose. Il collie della signora
Giles uggiolava al di l della siepe. Owen si asciug il sudore
dalla nuca con il fazzoletto.
Sua sorella, Hillary, era in cucina a scegliere le fragole.
Aveva quasi finito i preparativi per la cena, anche se mancava
qualche ora all'arrivo di Ben. Indossava un vestito di
lino beige che Owen non le aveva mai visto. I capelli sale
e pepe, di solito raccolti in uno chignon, erano sciolti sulle
spalle. Per essere ormai avviata ai sessanta, aveva un fisico
esile, aggraziato.
Sei uno schianto vestita cos, disse lui.
Il vino, fece lei. Perch non apri una bottiglia di
rosso? E ci serve il vassoio che  in sala da pranzo.
Vuoi dire che tiriamo fuori l'argenteria?
S, pensavo di s.
Ma se non l'abbiamo tirata fuori nemmeno a Natale.
Guard Hillary frugare nel frigo in cerca di qualcosa.
Dovrebbe essere a destra, sotto il piatto della carne,
disse lei.
Owen si alz dalla sedia dirigendosi in sala da pranzo.
Estrasse dalla credenza le salsiere e i piatti da portata tanto
familiari, finch non scov il vassoio annerito. Erano le
porcellane e l'argenteria dei genitori, passate a loro alla
morte del padre, insieme al tavolino, alle sedie del soggiorno
e ai quadri appesi alle pareti.
Mi ci vuole un'ora per pulire quest'affare, url in
direzione della cucina.
Il lucido  nell'armadietto.
Nello stipo abbiamo cinque guantiere in perfetto stato.
Dietro le bottiglie, sulla sinistra.
Owen digrign i denti. Quanto sapeva essere autoritaria,
certe volte.
 una vera esagerazione, bofonchi, riprendendo
posto al tavolo della cucina. Intinse uno straccio nel lucido
e lo pass sul metallo liscio. Non erano abituati ad avere
ospiti a cena. La zia Philippa dello Shropshire, la sorella
della madre, di solito andava a Natale e si tratteneva tre
o quattro giorni. La domenica, ogni tanto, Hillary invitava
Miriam Franks, un'insegnante sua collega al liceo. Dopo
prendevano il caff in salotto e parlavano degli studenti.
Di quando in quando andavano a cena fuori, in occasione
dell'apertura di un nuovo ristorante sul corso
principale, ma non erano mai stati dei veri gourmet. Buona
parte dei soci di Owen, a una certa et avevano dichiarato
di aver scoperto il vino e ora trascorrevano le vacanze
in Italia. Lui e Hillary affittavano un cottage nel
Lake District le ultime due settimane di agosto. Ci andavano
da anni e si trovavano benissimo. Una bella casetta
di pietra che prendeva tutta la luce del pomeriggio e affacciava
sul lago Windermere.
Premette lo straccio con pi forza sul vassoio, sfregando
gli angoli anneriti. Anni addietro aveva partecipato a
delle cene, su a Knightsbridge e a Mayfair. Richard Stallybrass,
un mercante d'arte, dava delle feste per soli uomini,
cos le chiamava, nel suo appartamento di Belgrave
Place. Tutte persone molto per bene: avvocati, giornalisti,
ogni tanto un duca o un parlamentare, convinti senza
tema di smentita, almeno negli anni Settanta, che la loro
presenza sarebbe passata sotto silenzio. Una buona met
aveva moglie e figli. Saul Thompson, un vecchio compagno
di scuola, aveva introdotto Owen in quel piccolo mondo
e per vari anni Owen ne era stato irretito. Aveva cercato
un appartamento al centro di Londra, incoraggiato da
Saul a lasciare la periferia per godere i piaceri della citt.
Ma c'erano sempre stati Hillary e quella casa. Lei e
Owen avevano perso la madre da piccoli e questo li aveva
resi molto pi uniti di tanti fratelli. Non riusciva neanche
a immaginare di lasciarla l a Wimbledon. L'idea di sua sorella
sola lo ossessionava. Cos aveva rimandato di anno in
anno i progetti di trasferimento.
Poi Saul era morto, uno dei primi a essere portati via
dall'epidemia. Un anno dopo era morto Richard Stallybrass.
Owen aveva sempre avuto un legame molto tenue
con l'ambiente gay. L'AIDS lo tronc di netto. Continu
a lavorare in azienda, un lavoro che gli piaceva. E nonostante
quello che poteva sembrare a un estraneo, non era
infelice. Non tutti hanno lo stesso destino. Non tutti si innamorano
e si accoppiano per la vita.
E il vino, Owen? Non lo apri?
Ma poi aveva conosciuto Ben, ed era cambiato tutto.
Come? fece lui.
Il vino.  sulla credenza.
Hillary sollev un bicchiere in controluce, controllando
che non ci fossero macchie.
Ci stiamo proprio facendo in quattro, disse lui. Vedendo
che non rispondeva, continu: Che tu ci creda o
no, prima ho fatto un commento sul tuo vestito, solo che
non mi hai sentito. Non l'avevo mai visto. Hai fatto acquisti?
Non hai fatto un commento sul vestito, Owen. Hai
detto che sono uno schianto vestita cos.
Hillary guard fuori dalla finestra sopra il lavandino.
Tutti e due videro un altro foglio del Sunday Times rotolare
lievemente sulle aiole.
Pensavo che potremmo mangiare l'insalata fuori, -
disse lei. A Ben far piacere vedere il giardino.
In piedi davanti allo sportello aperto dell'armadio con
i calzini e senza scarpe, Owen spinse da una parte la fila
di gessati grigi in cerca di un blazer estivo verde, che ricordava
di aver indossato l'anno prima a un garden party
organizzato dall'azienda nel Surrey. Tolse la polvere dalle
spalle e lo infil sopra la camicia bianca.
Nel ripiano sopra i vestiti c'era un cappello di paglia -
non riusciva a immaginare in che occasione l'avesse indossato
e, dietro, una scatola di scarpe che si intravedeva
appena. Si sofferm un attimo a fissarne l'angolo. Ben
sarebbe arrivato fra qualche ora. Era la prima volta che
andava a trovarli da quando era tornato negli Stati Uniti,
quindici anni prima. Perch ora? si era chiesto Owen per
tutto il weekend.
Vengo per una conferenza, aveva detto quando
Owen aveva ricevuto la telefonata quel gioved. Eppure
nulla gli avrebbe impedito di andare e venire da Londra
senza farsi vivo.
Come faceva ormai da tre sere, Owen allung la mano
dietro il cappello di paglia e tir gi la scatola di scarpe.
Era rimasta li intatta per quattordici anni. Ora, il coperchio
impolverato mostrava di nuovo le sue impronte. Tese
l'orecchio per ascoltare i movimenti di Hillary al piano
di sotto, poi attravers la stanza e chiuse la porta. Si mise
sul bordo della sedia, tolse il coperchio e apr l'ultima
delle quattro lettere.
Boston, 4 novembre 1985
Cara Hillary,
Mi sento in imbarazzo a scriverti visto che non hai risposto alle
altre lettere. Prima o poi finir per capire l'antifona. Per il momento
sono ancora confuso. Sei convinta che me ne vado di mia
iniziativa e non perch l'ha deciso il Globe, che non muover
un dito per tornare:  questo il mio chiodo fisso. Non so cos'altro
aggiungere per farti cambiare idea. Al direttore ho detto che o mi
rimanda a Londra entro sei mesi, o me ne vado. Ho gi parlato con
alcune persone l in Inghilterra per capire che alternative avrei.
Certo, se pensassi che tutto questo ha uno scopo sarebbe molto pi facile.
Lo so che  successo tutto all'ultimo momento, che non abbiamo
avuto molto tempo prima che mi vedessi costretto a partire.
Owen ti ha tenuta nascosta per troppo tempo. Ma per me sono stati
mesi magnifici. Mi sento un romantico pagliaccio a dire che vivo
nel loro ricordo, anche se non si discosta molto dal vero. Non
ce la faccio a piantare di nuovo le radici qua. Mi sembra di essere
al guinzaglio,  tutto di una familiarit deprimente. Sarei tentato
di mettere per iscritto tutti i ricordi che ho dei nostri weekend,
delle serate passate insieme, cos potrei assaporarli un po' pi a lungo,
ma sarebbe troppo melenso, e a te non piacerebbe...  per questo che ti amo, naturalmente.
Se fra noi  finita, per l'amor del cielo fammelo sapere.
Tuo.
Ben
Owen rimise il foglio nella busta e lo ripose nella scatola
che aveva in grembo. La polvere fluttu nella luce
presso la finestra. Il rettangolo di sole sul pavimento avanzava
lentamente sul tappeto di pelo rosso.
Per buona parte della sua vita, Owen aveva odiato le
domeniche. La tortura della loro immobilit, i vaghi rimandi
alla religione. Era il trionfo della solitudine. Ma negli
ultimi anni quel vago terrore silenzioso era svanito. Lui
e Hillary si facevano un dovere di preparare una ricca colazione
seguita da una passeggiata nel parco. D'inverno
leggevano insieme il giornale davanti al camino in salotto
e spesso la sera andavano in centro a piedi a vedere un
film. In primavera e in estate stavano ore in giardino. Non
erano infelici.
Prese una sigaretta dal pacchetto sul comodino. La fece
rotolare pigramente fra il pollice e l'indice. Sarebbero
stati privati di quella loro vita? Ben tornava in cerca di risposte?
Fum la sigaretta fino al filtro, poi ripose la scatola di
scarpe sul ripiano e chiuse lo sportello dell'armadio. Ormai
Ben era sposato, aveva due figli. Cos aveva detto al
telefono; avevano parlato soltanto un paio di minuti. Si
chiedeva ancora come mai non aveva saputo pi niente?
Dalla finestra, Owen vide la sorella togliere le tazze
sporche del t dal tavolo in giardino. Negli anni era andata
a cena con altri uomini. Un certo signor Kreske, padre
divorziato di uno studente dell'ultimo anno, che veniva a
prenderla in macchina da Putney. Hamilton, il professore
di matematica, l'aveva portata varie volte a teatro in
citt prima di tornare in Scozia. Owen aveva cercato di
dire qualcosa di incoraggiante su quelle sue uscite serali,
ma lei assumeva un tono che non lasciava dubbi sul fatto
che fossero, per l'appunto, semplici uscite serali.
In cucina, Hillary era vicino al lavandino a sistemare le
rose in un vaso.
Ho visto che hai preparato la stanza degli ospiti, -
disse Owen.
Lei lo guard dritto in faccia, senza sentire quello che
diceva. Owen cap che stava cercando di ricordare qualcosa.
Lo facevano spesso: nei momenti di distrazione posavano
gli occhi sull'altro, pi o meno come uno fissa
l'anello che ha al dito.
La stanza degli ospiti. L'hai preparata.
Ah, s,  vero, fece lei, tornata coi piedi per terra.
Ho pensato che se la cena va per le lunghe e lui non ha
voglia di prendere il treno...
Certo.
Owen riprese posto al tavolo e sollev il vassoio. Vide
il proprio riflesso, i capelli che incanutivano. Come sar
diventato Ben? si chiese.
I cipollotti, disse lei. Ho dimenticato i cipollotti.
Fra tanti posti, si erano conosciuti proprio attraverso
l'azienda. Il Globe aveva chiesto a Ben un pezzo sulle
differenze fra gli avvocati inglesi e quelli americani. Erano
andati a pranzo, e in qualche modo la conversazione
aveva preso altre strade. Lei fa le domande pi disparate, -
ricordava di avergli detto Owen. Ed era vero. Ben
non si faceva scrupolo di indagare nella vita privata di
Owen: dove viveva, come passava il tempo, e tutto nel modo
pi diretto, come se quelle informazioni gli servissero
per l'articolo.
Speriamo che non abbia sviluppato delle allergie, -
disse Hillary, appoggiando i cipollotti sul tagliere.
Pur essendo a Londra da quasi un anno, Ben non aveva
visto molto della citt. Owen si offr di fargli da guida.
Nei weekend si spingevano fino a Hampstead o a Camden
Town, oppure andavano nell'East End, e facevano lunghe
passeggiate, pranzando lungo la strada. Parlavano di tutto.
Salt fuori che anche Ben aveva perso uno dei genitori
da piccolo. Quando lo venne a sapere, Owen cap perch si era sentito attratto da Ben: sembrava captare per
intuito una certa nota di tristezza. Owen, a differenza di
Hillary, non aveva mai parlato con nessuno della morte
della madre.
Trovo un sacco di analogie per questa cosa, ricord
che aveva detto Ben. Che so: mi sono scottato e non riesco
a sentire pi niente a meno che la fiamma non diventi
altrettanto rovente. Oppure sono morti tutti e io vago
per una casa abbandonata. Nessuna  quella giusta. Ma in
qualche modo devi pur affrontare il problema.
Non era certo il genere di conversazione che Owen intratteneva
con i colleghi d'ufficio.
Prese lo straccio e torn a passarlo al centro del vassoio
dove si era specchiato. Owen e sua sorella erano molto simili.
Lo dicevano tutti. Dal tono di voce reciso, ai gesti,
fino ai singolari percorsi mentali, a quel loro modo di riflettere
prima di parlare, dicendo solo l'indispensabile. Era
logico che si fosse sentita attratta anche lei da Ben.
Hillary attravers la stanza e poggi le mani sulle spalle
di Owen. Lui senti il calore dei palmi attraverso il cotone
del blazer. Era una cosa insolita: loro due che si toccavano.
Sar strano, vero? fece lei. Vederlo per cos poco
dopo tutto questo tempo.
Gi.
Lui e Hillary si erano trasferiti in quella casa venticinque
anni prima. Doveva essere una sistemazione temporanea.
Hillary aveva cominciato a fare delle supplenze; lui
era appena entrato in azienda e non aveva ancora trovato
casa. Sembrava l'inizio di qualcosa.
Immagino che la moglie non sia venuta per via dei bambini -.
Hillary gli poggi di nuovo i pollici sul colletto.
Era l'unica a conoscere il suo debole per gli uomini, ora
che Saul e gli altri non c'erano pi. Non lo aveva mai giudicato,
mai uno sguardo di rimprovero.
 curioso che si faccia vivo dopo anni di silenzio, -
disse Owen.
Lei gli tolse le mani dalle spalle. Ti sembra strano, vero?
Un po'.
Io lo trovo un pensiero gentile, disse lei.
Questo s.
Sentirono suonare alla porta.
Oddio, disse Hillary, quant' in anticipo.
Owen sent i passi della sorella uscire dalla stanza, li
sent fermarsi davanti allo specchio nell'ingresso.
Una volta sono stato anch'io con un uomo, aveva
detto Ben la sera che Owen gli aveva finalmente rivelato
i suoi sentimenti. Erano state come una preghiera esaudita,
quelle parole. Era forse un delitto se si era innamorato?
Qualche altro passo e la serratura si apr.
Oh, sent che diceva la sorella. Signora Giles. Salve.
Owen chiuse gli occhi, sollevato per un istante. La signora
Giles aveva un figlio in Australia; l'anno prima era
rimasta vedova e da allora aveva cominciato a passare da
loro nel weekend, prima con la scusa di farsi prestare qualcosa,
poi semplicemente per un po' di compagnia.
Ce la fate a sopportare questo caldo? chiese.
Ci proviamo, rispose Hillary.
Owen le raggiunse nell'ingresso. Dallo sguardo che aveva
la sorella cap che stava cercando il coraggio di dirle che
aspettavano ospiti.
Ehil, Owen, disse la signora Giles. Oggi ho visto
la tua azienda sul giornale.
Davvero?
S, era un articolo sui tribunali. Non si parla d'altro.
In televisione, poi. Sempre quella serie con l'avvocato
Rumpole.
Gi, fece Owen.
Be'... passavo da queste parti... ma sono sicura che
avete da fare.
No, no, disse Hillary, lanciando un'occhiata a
Owen. Aspettiamo qualcuno, ma pi tardi... stavo giusto
mettendo il bollitore sul fuoco.
Davvero, non dovete disturbarvi, disse la signora
Giles.
Si figuri.
Si accomodarono in salotto, con Hillary che ogni tanto
dava un'occhiata all'orologio. A Perth era arrivato un
allestimento dei Misrables, e Peter Giles aveva il ruolo di
protagonista.
 meraviglioso, non vi pare? disse la signora Giles,
sorseggiando il t.
L'aria nella stanza era soffocante e Owen sentiva il sudore
impregnargli il retro della camicia.
Peter  affiancato da una ragazza australiana. Non mi
so immaginare Les Misrables recitato con quell'accento,
ma tant'. Ho la sensazione che si sia preso una cotta per
lei, anche se nelle lettere non lo ammette.
Una mosca ronzava vicino alla foto dei loro genitori sul
camino. Owen era immobile sul divano, gli occhi fissi sulla
spalla della signora Giles.
Sua sorella era sempre stata mattiniera. Si alzava tra le
cinque e mezza e le sei, faceva colazione e si preparava ad
andare a scuola. Usciva alle sette e mezza per arrivare puntuale
alla riunione del mattino. Lui, essendo un socio, non
doveva mai presentarsi in azienda prima delle nove. Prendeva
il caff leggendo il Financial Times poi sfogliava
tutta la posta arrivata. Non aveva certo elaborato grandi
piani, n forzato le cose: la circostanza si era presentata
da sola. Le lettere di Ben arrivavano. Lui le prendeva e le
portava in camera sua. Tutto qui.
Un altro po' di t?
No, grazie, disse Owen.
L'amministrazione locale aveva imposto tutta una serie
di sensi unici in centro e secondo la signora Giles questo
serviva solo a peggiorare le cose. Hanno fatto la stessa
cosa gi nel Winchester. Mia sorella dice che  il caos
pi totale.
Gi, fece Owen.
Si erano baciati una sola volta, in una tarda notte d'agosto,
sul divano a casa di Ben, con la luce dei lampioni che
si riversava dalle alte finestre. Prima, passeggiando sul
ponte di ritorno da Battersea, Owen gli aveva raccontato
di quando avevano mandato lui e Hillary a cercare la madre:
si erano spinti attraverso i campi fino a un bosco dove
a volte lei andava la mattina; aveva cominciato a piovere
e si erano inzuppati prima di trovare riparo sotto le
querce dove, alzando gli occhi, avevano visto l'esile figura
della madre avvolta nel cappotto beige, la faccia inanimata,
il corpo che oscillava al vento. E aveva raccontato
a Ben che sua sorella dodici anni l'aveva preso subito
fra le braccia, coprendogli gli occhi da quell'orribile vista,
e gli aveva sussurrato all'orecchio: Sopravviveremo a
questa cosa, vedrai che sopravviveremo -. Non l'aveva mai
raccontato a nessuno. E dopo aver svuotato un'altra bottiglia
di vino, lui e Ben, stravaccati sul divano, si erano abbracciati,
e poi si erano baciati, passandosi le mani fra i
capelli.
Non posso, aveva sussurrato Ben, mentre Owen gli
poggiava la testa sul petto.
Qualunque cosa stai cucinando ha un profumino, -
disse la signora Giles. Hillary annu.
In quel momento, stando fra le sue braccia, prima che
Ben parlasse, Owen aveva creduto alla fantasia dell'amore
come artefice, la tua vita argilla nelle sue mani.
Devo andare a controllare la roba sul fuoco. Owen,
perch non fai vedere il giardino alla signora Giles? Sono
sicura che non ha visto il delfinio.
Certo, fece Owen, scrutando il sorriso tirato della
sorella.
Temo di aver bistrattato il mio giardino, disse la signora
Giles quando arrivarono in fondo al prato. Era
John quello col pollice verde. Io sono un vero disastro.
Aveva delle macchie sulle mani, ma la pelle appariva
morbida. La fede che portava ancora al dito le stava larga.
Mi sa che io e Ben andremo fuori per il weekend, -
gli aveva detto Hillary una sera in salotto mentre guardavano
il telegiornale. Si erano conosciuti soltanto due settimane
prima. Per caso, a dire il vero: Hillary, che si trovava
a Londra per fare delle commissioni, era passata a lasciare
qualcosa a Owen, decidendo l per l di seguirli al
ristorante. Quando, nel bel mezzo della cena, l'avevano
chiamato dall'ufficio, Owen si era visto costretto a lasciarli
soli.
Avevano trascorso un weekend al cottage sul lago Windermere.
Owen si era sempre considerato una persona razionale,
capace di vedere le cose nella giusta prospettiva. A scuola
aveva studiato l'Otello. Guardatevi, mio signore, dalla
gelosia!  il mostro dagli occhi verdi che si fa beffe della
carne di cui si pasce. La letteratura si rivela un ben
misero aiuto quando ci sono in gioco i tuoi sentimenti e
non quelli degli altri.
 buffo, sento la sua mancanza nei modi pi strani,
disse la signora Giles. Mettevamo sempre la salsa piccante
in una mensola sopra il forno e, siccome la mangiavamo
solo la sera, lui doveva salire per prenderla. A pensarci
 ridicolo usare la scaletta per prendere la salsa piccante.
Tanto valeva tenerla sul ripiano.
Gi, disse Owen.
Guardarono insieme i fiori azzurri.
Credo che lo raggiunger presto, disse lei.
Ma no,  ancora in ottima forma.
Non mi sconvolge... l'idea. Prima s, ma ora non pi.
Sono stata molto fortunata. Era una brava persona.
Owen sent il telefono squillare in casa.
Puoi rispondere tu? url Hillary dalla cucina.
Mi scusi, io...
Vai, vai, non preoccuparti, disse la signora Giles.
La lasci l e, attraversata la sala da pranzo, percorse il
corridoio fino al telefono.
Owen, sono Ben Hansen.
Ben.
Senti, non sai quanto mi dispiace, ma stasera non riesco
proprio a venire.
Oh.
Sai, qui le riunioni vanno per le lunghe e io dovrei tenere
un discorso,  slittato tutto.  un'ora infame, mi rendo
conto.
Owen sent la sorella chiudere lo sportello del forno,
l'acqua scorrere nel lavandino.
Mi dispiace.  un vero peccato. Hillary aveva una
gran voglia di vederti. E anch'io.
Figurati io, davvero, disse lui. Come te la passi?
Owen si mise a ridere. Io? Bene. Quaggi non  cambiato
molto... Sembra che sia passata una vita da quando
eri qui.
Per un attimo, nessuno dei due parl.
Owen, l in piedi nell'ingresso, a un tratto avvert un
profondo desiderio. Immagin Ben come spesso lo vedeva
con l'occhio della mente, alto e magro, che lo precedeva
di mezzo passo sul ponte di Battersea, le mani ficcate
in tasca. E si figur gli uomini che certe volte vedeva mano
nella mano a Soho o a Piccadilly. A giugno, magari quella
domenica stessa, ce n'erano a bizzeffe. Voleva raccontare
a Ben che cosa provava incrociando per strada due uomini
cos, raccontargli che aveva sempre una certa paura.
Sei ancora con la stessa azienda?
S, disse Owen. Sempre quella -. E voleva dirgli
che l'aveva terrorizzato vedere il corpo martoriato del suo
amico Saul spegnersi, che lo spettro della malattia l'aveva
reso insicuro. Che lui, Ben, gli era sembrato un rifugio.
E a te, come vanno le cose?
Ascolt Ben descrivere la sua vita: ormai aveva una sua
rubrica al giornale, i bambini cominciavano ad andare a
scuola; sent il tono disinvolto, leggermente stanco che
aveva nella voce: la fatica di essere genitore. E si chiese
come Ben ricordasse loro due. Hillary e Owen Simpson
erano semplicemente due persone conosciute durante un
anno all'estero secoli prima? Era andato fin l in cerca di
risposte, o aveva semplicemente una serata libera ed era
curioso di sapere che fine avevano fatto?
Che importanza aveva ormai? Quella sera non ci sarebbe
stata nessuna rivelazione. Scampato pericolo.
Magari una volta o l'altra ricapiti da queste parti, -
disse. Cap che la telefonata era agli sgoccioli, e lui era
sull'orlo del panico.
Senz'altro. E una delle cose che volevo chiedervi. Io
e Judy pensavamo di portare i bambini, magari la prossima
estate, e mi sono ricordato che voi affittavate quel posto
su a nord. E possibile chiamare qualcuno per avere uno
di quegli affari?
Un cottage?... Ma s, certo.
Gi, sarebbe magnifico. Prover a farti uno squillo
non appena decidiamo qualcosa di sicuro.
E Judy? Sta bene?
Come no, le ho raccontato tutto di voi, e spera tanto
di conoscervi prima o poi.
Sarebbe magnifico, disse Owen, il desiderio ancora
intatto.
Ben?
S?
Chi ? chiese Hillary, affacciandosi nell'ingresso
mentre si asciugava le mani con uno strofinaccio. Aveva
al collo un amuleto rosso appartenuto alla madre, che le
scendeva sul vestito di lino.
Ben, mim lui con la bocca.
Lei contrasse appena il viso.
C' qui Hillary, disse Owen al telefono. Te la passo -.
Le allung la cornetta.
Non pu venire.
Davvero? disse lei, trapassandolo con lo sguardo.
Prese il telefono. Owen torn in camera da pranzo; arrivato
alla credenza, si ferm.
No, no, non dire sciocchezze, sent che diceva la
sorella. Non c' nessun problema.
Che bella serata, vero? disse la signora Giles quando
Owen torn in terrazza. L'aria si era fatta tiepida, il
sole cominciava a nascondersi fra i rami. All'orizzonte erano
spuntate nuvole simili a montagne remote.
Gi, disse lui, ripensando alla vista sul lago che si
godeva la sera dal giardino del loro cottage, a come erano
soliti controllare il trascorrere dei giorni a seconda del punto
fra le colline dove il sole scompariva.
La signora Giles si alz dalla panchina. Devo andare.
Owen l'accompagn fuori dal cancello. In cielo c'era
ancora luce, ma gi cominciavano ad accendersi i lampioni.
Una vicina che abitava in fondo alla strada stava innaffiando
il prato.
Grazie per il t.
Si immagini, disse lui.
Non erano brutte notizie poco fa, spero.
No, no, disse lui. Era solo un amico.
Meglio cos -. La donna indugiava vicino al muretto
di mattoni che separava i loro giardini. Owen, volevo
parlarti un attimo di una cosa. A casa mia, in soggiorno,
nel primo cassetto della scrivania nell'angolo. Ho messo
una lettera. Sai a cosa mi riferisco. Volevo essere sicura
che qualcuno sapesse dove guardare. Non c' niente da
preoccuparsi, naturalmente, niente di grave... ma nel caso...
capisci?
Lui annu, e lei gli sorrise, con gli occhi che cominciavano
a inumidirsi. Owen guard quella figuretta voltarsi,
attraversare il cancello, salire i gradini e entrare in casa.
Rimase un po' sul marciapiede a scrutare il parco: la distesa
del prato, il campo di calcio con i pali della porta a
ridosso degli alberi. Una lunga ombra, proiettata dalla loro
casa e dalle altre lungo quel tratto di strada, si riversava
sul campo da gioco. La guard allungarsi piano sui castagni,
mentre l'oscurit, lentamente, scalava i tronchi, cominciando
a oscurare le foglie dei rami pi bassi.
In casa, trov Hillary al tavolo della cucina, le mani
giunte in grembo. Era immobile, gli occhi fissi sul giardino.
Rimasero alcuni minuti cos, con Owen vicino alla
mensola, senza dire una parola. Poi la sorella si alz e, passandogli
davanti come se non esistesse, apr lo sportello
del forno.
Bene, disse.  pronto.
Mangiarono in sala da pranzo, alla luce digradante, con
i cristalli e l'argenteria. Un vaso di rose al centro del tavolo,
bianche e rosa. Visto che ormai le avevano tirate fuori,
Hillary serv il chicken masala nelle porcellane della madre.
Le candele rimasero spente nei candelabri d'argento.
Verr di nuovo, disse Owen. Hillary annu. Finirono
di mangiare in silenzio. Dopo, nessuno dei due aveva
voglia delle fragole sistemate nel vassoio lucidato.
Torner, disse Owen quando ebbero raccolto i piatti
sul ripiano della cucina. Spruzz il detersivo liquido verde
nella teglia da forno e la guard riempirsi d'acqua. Se
vuoi ti verso un brandy, disse da sopra la spalla. Ma voltandosi
vide che la sorella aveva lasciato la stanza.
Sciacqu piatti e scodelle e li dispose in file ordinate
nella lavastoviglie. Lav con l'acqua calda del rubinetto i
bicchieri da vino e li mise ad asciugare sullo scolapiatti.
Quand'ebbe finito, chiuse i rubinetti, e nella cucina regn
il silenzio.
Si vers uno scotch e si mise seduto al tavolo. La porta
che dava sul giardino era rimasta aperta e nella penombra
riusciva a scorgere il cespuglio di azalee e il grappolo
di rododendri. In fondo alla strada dove abitavano da piccoli,
c'era una villa con un dedalo di giardini, circondata
da un fossato. Ci viveva una vecchietta che loro chiamavano
signora Montague e che li lasciava giocare nei prati
ondulati e nel labirinto della siepe. D'estate passavano ore
a rincorrersi lungo i terrapieni, a fingere di pescare nel fossato
con un filo appeso a un bastone. A nascondino vinceva
sempre lui perch non chiudeva mai del tutto gli occhi
e vedeva da che parte correva la sorella. Ricordava ancora
quello strano senso di rabbia e frustrazione che
provava sempre dopo averla seguita nel suo nascondiglio
e averle dato un colpetto sulla testa. Immagin quel giardino
ora, con i fiori in boccio che sorbivano la frescura
notturna, i rami degli alberi che ringiovanivano nel buio.
Ud un leggero rumore in salotto un gemito sfuggito
sotto forma di brevi sospiri e cap che sua sorella stava
piangendo.
Le aveva rovinato la vita. Ormai era una certezza, anche
se aveva sempre fatto finta di non saperlo. Per anni si
era crogiolato nell'illusione che la sorella avesse dimenticato
Ben, o almeno che avesse smesso di ricordarlo. Si alz
dal tavolo e attravers la stanza ma, giunto nell'ingresso,
si ferm. Che conforto poteva darle ormai?
Stando l ad ascoltare quel pianto, si ricord dell'ultima
volta che l'aveva sentito, ed era passato tanto di quel
tempo che sembrava risalire a una vita precedente: una
mattina d'estate, Hillary era tornata dall'universit e avevano
fatto una passeggiata insieme sotto un sole lucente,
spingendosi fino alle querce dalle foglie verdi che risplendevano,
i rami carichi di ghiande. Fu allora che Hillary
pianse per la prima volta dopo tutti gli anni trascorsi da
quando la madre si era tolta la vita. E Owen era l a consolarla:
finalmente era il suo turno, dopo tutto quello che
lei aveva fatto per proteggerlo.
Sentendo i passi nell'ingresso, Hillary si calm. Lui si
ferm di nuovo sulla porta del salotto. Mentre leggeva
quelle lettere dall'America al tavolo della colazione, Owen
non aveva invidiato solo l'affetto di Ben. Essere sostituito.
Era quella la paura. Ed era stato troppo debole per controllarla.
Reggendosi al corrimano, sal lentamente le scale, i piedi
che calpestavano i disegni lisi della moquette. Potremmo
vivere in questo silenzio per il resto della vita, pens.
In camera sua, and alla finestra e torn a guardare il
parco.
Da piccoli, la domenica andavano in paese a sentire i
sermoni del pastore. Sulla carit e il sacrificio. Una chiesa
normanna, con degli avvallamenti nel pavimento prodotti
da secoli di fedeli. Gli sembrava ancora di sentire i
canti della congregazione: Portami il mio arco d'oro fiammante!
Portami le mie frecce del desiderio! La madre si
univa al coro. Voci lamentose che salivano di tono: E
nell'antichit quei piedi hanno percorso le verdi montagne
d'Inghilterra? Owen ricord che avrebbe voluto credere
in qualcosa, se non alle parole del Libro almeno al dolore
che sentiva in quella musica, all'anelito nei canti. Non
metteva piede in una chiesa dal funerale della madre. Col
passare degli anni, le immagini viste da un treno o la visione
di quel parco alla sera erano diventate la sua religione,
che assorbiva l'impulso a immaginare cose pi vaste.
A ripensarci ora, si meravigliava della neutralit dell'erba,
degli alberi, delle case pi in l, di come, nella loro immobilit,
non giudicassero n perdonassero. Rimase ancora
un attimo a fissare il campo da gioco. Poi, con calma,
and all'armadio e tir gi la scatola.
Hillary, seduta in salotto, sent i passi del fratello sopra
la testa poi il rumore della porta che si chiudeva. Le
lacrime si erano asciugate e prov una strana calma gelida
guardando la poltrona con lo schienale alto che aveva davanti,
appartenuta ai loro genitori. Dai braccioli spuntavano
i fili, e la fettuccia sul bordo anteriore si era allentato.
I primi tempi volevano liberarsi di tante cose, dei tappeti
sbiaditi, dei tendaggi pesanti, ma gli oggetti dei loro
genitori si erano installati in quella casa, e capirono che
non aveva senso.
Facendo la coda al supermercato, certe volte Hillary
lanciava un'occhiata alle copertine delle riviste di arredamento,
a una stanza soleggiata con il pavimento di legno
chiaro, ai colori decisi, luminosi, alle lenzuola bianche su
un letto bianco. Il desiderio di avere quelle cose di solito
non durava pi di un istante. Sapeva che si sarebbe sentita
estranea in una camera del genere.
Sorseggi il resto del vino e mise il bicchiere sul tavolinetto.
Ormai era calata l'oscurit e sulla finestra vedeva
riflessi la lampada, il camino e la libreria.
Buffo, vero, come vanno le cose? A questo si limitava
il commento della sua amica Miriam Franks ogni volta
che finivano a parlare del perch nessuna delle due si
era sposata. Al che Hillary annuiva ricordando puntualmente
una delle sere passate al cottage con Ben, seduti in
giardino a parlare di Owen, e pensava fra s che avrebbe
potuto stare soltanto con uno che capisse suo fratello quanto
lo capiva Ben.
Spense la luce in salotto e and in cucina. Owen aveva
pulito il ripiano e messo tutto in ordine. Per un attimo, si
sent di nuovo sul punto di piangere. Suo fratello aveva
fatto una vita cos sacrificata, aveva perso gli amici per
paura di quello che poteva venire a sapere la gente. Lei in
tutti quegli anni l'aveva amato con una tale intensit da
vivere quelle paure e quelle remore sulla propria pelle. Eppure,
cosa aveva portato di buono il suo amore? si chiese,
chiudendo le imposte della portafinestra.
Al piano di sopra, Owen aveva ancora la luce accesa,
ma lei non buss n gli diede la buonanotte come faceva
di solito. Raggiunta la propria stanza al di l del corridoio,
si chiuse la porta alle spalle. La piccola pila di lettere era
sul suo letto. Anni fa le aveva lette, dopo aver rovistato in
cerca di una scatola nel periodo di Natale. Allora Ben era
gi sposato, come aveva scoperto telefonandogli. La rabbia
le era durata un paio di stagioni, ma aveva tenuto a
freno la lingua, ricordando le occasioni che Owen aveva
avuto di lasciarla, occasioni mai colte.
Ora, guardando quelle buste azzurro chiaro in piedi davanti
al letto, fu contenta che suo fratello se ne fosse finalmente
liberato. L'indomani avrebbero cenato in cucina.
Lui si sarebbe dichiarato disposto ad andarsene e lei
avrebbe ribattuto che tutto voleva fuorch quello.
Mise le lettere da parte e si svest. Una volta a letto, allung
la mano e spense la lampada sul comodino. Per un
attimo, stesa nel buio improvviso, si sent di nuovo in quel
bosco, mentre copriva gli occhi del fratello fissando in alto la quercia gigantesca.
...
.
...
Un bravo medico.
...
.
...
Fermando la macchina nel vialetto, Frank scorse la carcassa
di una Chevy Nova, con l'erba che arrivava ai finestrini,
lasciata ad arrugginire nel cortile laterale come un
carro armato distrutto in battaglia. Armi giocattolo e pupazzi
di plastica sbiadita erano sparsi per il prato marrone.
La casa, un prefabbricato bianco degli anni Cinquanta,
pendeva da una parte, il comignolo sbilenco. Sulla sinistra,
una rimessa in rovina. Dalla scritta impressa sulla
porta con la vernice verde, Vietato l'ingresso alle femmine,
si capiva che a suo tempo l'edificio, ignorati gli intenti del
costruttore, era finito nelle mani dei bambini.
Spense il motore e guard la nuvola di polvere sollevata
dai pneumatici penetrare in una macchia di querce che
facevano ombra su un lato della casa. Erano gli unici alberi
in giro, per il resto solo brulla prateria a perdita d'occhio
in ogni direzione. Poggi le mani e il mento sul volante,
la testa oppressa dal dolore sinusale scatenato dai
postumi della sbronza.
Se aveva accettato quel posto nella clinica di una contea
a duemila miglia dai suoi amici e dalla sua famiglia, era
anche perch il servizio sanitario nazionale gli aveva promesso
di accollarsi il rimborso delle spese universitarie in
cambio di tre anni di lavoro in una zona fuori mano. La
sera prima, tornando a casa aveva trovato una lettera nella
cassetta: il Congresso stava tagliando i fondi previsti dal
programma, e lui si ritrovava con tutto il peso di quel debito
sulle spalle e uno stipendio da fame per pagarlo. Era
ormai un anno che faceva quel lavoro, e ora lo mollavano
l come un salame. Per la prima volta in vita sua il futuro
gli appariva incerto. Dal liceo, alla facolt di medicina, al
tirocinio, a quell'incarico: ogni volta aveva presentato domanda
e pianificato tutto. Ora non sapeva nemmeno se
poteva permettersi di restare. Si era scolato una bottiglia
di scotch che un amico dell'Est gli aveva mandato per il
suo compleanno. Quel giorno, tutto avrebbe voluto fuorch
farsi due ore e mezza di macchina per andare a Ewing
Falls a esaminare il caso di una donna che da un anno rifiutava
di presentarsi in clinica e pretendeva i farmaci per telefono.
Da una settimana, la colonnina di mercurio si era assestata
sui quarantacinque gradi in tutto lo Stato e quel giorno
non faceva eccezione. Percorse il vialetto, sollevando
a ogni passo nuvole di polvere secca nell'aria. Salendo i
gradini del portico, si ritrov con il colletto madido di sudore.
Buss una prima volta senza ottenere risposta. Lasci
passare un minuto prima di riprovare. Dalle finestre del
salotto con le serrande mezze alzate, riusciva a scorgere
soltanto il pavimento di legno e i motivi floreali sulla tappezzeria
dietro il divano. Girandosi a guardare in cortile,
vide una bambina piantata in mezzo al vialetto. Sembrava
sbucata dal nulla. A giudicare dalla statura, doveva avere
otto o nove anni, ma la bocca contratta e gli occhi socchiusi
la facevano sembrare pi grande.
Ehi, tu -. Come fece per chiamarla, quella si allontan
a passo svelto verso gli alberi.
Ehi, le url dietro Frank, i tuoi sono in casa?
Non  una gran chiacchierona, disse una voce alle
sue spalle. Tornando a girarsi verso la porta, Frank vide
un uomo di mezza et con una felpa e dei pantaloni da lavoro.
Un intrico di angiomi, gli arabeschi di venuzze tipici
dei malati di fegato, costellavano la pelle del viso rotondo.
Epatite C, pens Frank, o il risultato di una brutta
dipendenza dall'alcol. L'uomo fece un tiro alla sigaretta,
stringendo il filtro fra pollice e indice, e il fumo esalato
fluttu per il portico andando a stuzzicare le narici di
Frank.
Lei  quello mandato dalla clinica, disse in tono prosaico.
Si sporse in avanti, strizzando gli occhi. Un po'
giovane per essere un dottore, no?
Frank ci era abituato: le signore anziane gli chiedevano
sempre quando potevano trovare il dottore: un modo
come un altro per rompere il ghiaccio, solo che quel giorno
non era in vena.
Sono qui per vedere la signora Buckholdt, disse. -
Immagino che sia in casa.
L'uomo spinse lo sguardo verso i campi, dove l'orizzonte
si fondeva con l'aria arroventata densa come vapori
di benzina. Scomparsa l'espressione indagatrice, il viso
aveva assunto lo sguardo assente di chi  immerso nei ricordi,
come se a un tratto avesse perso interesse per quello che dicevano.
Gi, disse, quasi fra s.  l dentro.
Poi attravers il portico, passandogli davanti, e si diresse
verso il cortile.
Signora Buckholdt? chiam Frank, momentaneamente
accecato dall'oscurit del salotto.
Scendo fra un attimo, disse una voce che proveniva
da un punto imprecisato in cima alle scale.
Nella cucina davanti a lui, un ghepardo inseguiva una
gazzella sullo schermo senz'audio di un televisore. Frank
vide la nuca di un ragazzino stagliata contro la met inferiore
dello schermo, il resto del corpo oscurato dal bancone.
La casa odorava di caramelle vecchie e degli aromi artificiali
che mettono nei salatini al formaggio.
Su un lato del salotto c'era una libreria e, sulla parete
opposta, un quadro che nella penombra non riusciva a distinguere.
Due grossi tappeti orientali coprivano il pavimento.
Frank depose la borsa su una poltrona di cuoio lacero
e ne estrasse la cartella della signora Buckholdt; non
avrebbe aspettato l'ultimo momento per leggerla, se quella
mattina si fosse svegliato pi in forma.
Dopo essersi ubriacato ben bene, gli era venuta la brillante
idea di telefonare alla sua ex, una del suo corso che
aveva cominciato a frequentare verso la fine del tirocinio.
Erano usciti insieme sei mesi, cosa che per Frank, arrivato
a trentadue anni, costituiva un record. Se non avesse
avuto tanti pazienti con una vita sentimentale pi disastrata
della sua, avrebbe pensato di essere anormale. I primi
tempi, quando si era trasferito laggi, Anne era partita
un paio di volte da Boston per andarlo a trovare; lui si
era convinto che prima o poi le avrebbe chiesto di sposarlo.
Mi fa piacere sentire che sei ancora laggi a salvare il
mondo, gli aveva detto, dopo che lui aveva avuto qualche
uscita infelice di cui ora si pentiva. Anne sapeva che
era andato laggi convinto che gli avrebbero dato la libert
di esercitare a modo suo, cio di dialogare di pi con i pazienti.
Un desiderio che, a quel punto della professione,
sembrava quasi un tradimento, vista la formazione improntata
alla psichiatria biologica che avevano ricevuto, e
che Anne non aveva mai messo veramente in dubbio. Avevano
discusso l'argomento in tutti i suoi aspetti, e ogni volta
lei concludeva dicendo che Frank era un romantico ancorato
al vecchio mito dell'importanza delle parole. Tutti
argomenti inutili i suoi: niente poteva cambiare il fatto che
Frank sapeva per istinto cosa significasse passare del tempo
con le persone che gli stavano a cuore, un istinto che
presupponeva qualcosa di pi della somministrazione di
un farmaco. Sapeva che i suoi pazienti avevano bisogno di
comunicare quello che provavano, e sapeva di essere portato
per certe cose, molto pi della maggior parte dei suoi
colleghi.
Alla facolt di medicina, scherzavano sempre sul fatto
che si finisce per diventare insensibili: non importava se
avevi passato quattro mesi a sezionare il cadavere di un
uomo, smembrandogli la faccia e gli occhi, o sette ore a
squarciare il petto di una donna, per poi vederla morire
sul tavolo operatorio; senza scendere tanto nei particolari,
ci mettevi poco a fare il callo. E poi, durante il tirocinio,
gli schizofrenici che tremavano in preda alla psicosi,
i drogati, gli alcolisti, i depressi, i bambini maltrattati. Anche
Frank scherzava. Ma ogni volta si sentiva strano, come
se fosse una messinscena per dimostrare che si stava
abituando al pari degli altri. La verit  che si sentiva ancora
come una spugna, pronto ad assorbire il dolore delle
persone che ascoltava. Fra s e s, lo considerava quasi un
atto di devozione. Siccome non era mai stato religioso, in
lui la partecipazione aveva preso il posto che in altri occupa
la fede.
Cercando di ignorare il mal di testa, salt la relazione
dell'internista nella cartella della signora Buckholdt per
andare dritto alla nota dello psichiatra: donna, quarantaquattro
anni, senza gravi casi di malattie mentali in famiglia;
si era presentata in clinica quattro anni prima con una
depressione provocata dalla morte del figlio maggiore; due
figli pi piccoli, un maschio e una femmina. Esaminando
le indicazioni sulla terapia a margine, vide con quanta superficialit
era stato trattato il caso di quella donna. Un
breve ciclo di antidepressivi, probabilmente mai concluso,
e da allora nient'altro che tranquillanti prescritti all'occorrenza.
Nessuna terapia. George Pitford, lo strizzacervelli
che Frank aveva sostituito, non era certo tipo da farsi
cinque ore di macchina tra andata e ritorno per un
consulto medico, perci si era limitato a prescriverle ricette
ripetibili. A fondo pagina aveva scarabocchiato una
frase enigmatica: La ferita potrebbe costituire una causa.
Mi scusi se non sono venuta ad aprirle, disse la signora
Buckholdt entrando in salotto, le mani ficcate in tasca.
Era una bella donna, magra, pi alta del marito, in
condizioni fisiche migliori, anche se dimostrava sicuramente
pi di quarantaquattro anni. Aveva dei pantaloni
neri di ottimo taglio, un po' sbiaditi, una camicia di rayon
bianca, una collana d'argento. Lui si aspettava una persona
trascurata, una specie di reclusa. La donna che aveva
davanti sembrava un pesce fuor d'acqua in quella casa
spersa nel nulla.
Lo raggiunse in salotto, non prima di aver chiuso la porta
della cucina e girato la chiave nella toppa.
Mi spiace che abbia fatto tanta strada, disse. Con
questo caldo infernale. Vuole qualcosa da bere? Un bicchiere
d'acqua, o magari una limonata.
Per il momento niente, disse lui, grazie.
La donna prese posto sul divano mentre lui si accomodava
sulla poltrona di pelle.
Sono qui perch il direttore ritiene che sia il caso di
aggiornare la sua situazione a quattr'occhi. Dice che non
le  stato possibile presentarsi in clinica per gli ultimi appuntamenti.
Lei fissava qualcosa sopra la spalla di Frank. Mi sembra
di capire che lei non ha figli, disse.
Alcuni pazienti gli facevano delle domande sulla sua vita
privata, ma di solito ci mettevano pi tempo.
Sarebbe meglio parlare di come si sente ultimamente.
Il clonazepam  un ansiolitico. E stata molto ansiosa
ultimamente?
Lei abbass momentaneamente lo sguardo per fissare
Frank negli occhi. Aveva un bel viso, leggermente smunto,
gli occhi verdi molto intensi e la mascella forte, quasi
maschile; i capelli neri pettinati all'indietro lasciavano scoperta
la fronte alta. Per Frank era raro vedere una paziente
cos sicura di s. Le donne che andavano da lui in clinica
di solito avevano quel torpore emotivo di chi  vittima di
percosse o di chi trascura da tanto una malattia.
 qui per prescrivermi i farmaci. Dico bene?
Frank stava per rispondere quando la signora
Buckholdt sollev dal fianco il braccio sinistro per portarsi
una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Nel frattempo, sfil
di tasca l'altro braccio e se lo poggi in grembo. Le mancavano
tutt'e quattro le dita della mano destra, dove la
pelle era cresciuta sottile sulle estremit tondeggianti delle
nocche. Frank non pot fare a meno di fissare quelle
sporgenze carnose. Un incidente agricolo, immagin, la ferita
indicata da Pitford. Si ricompose, concentrandosi ostinatamente
sul viso. Qualunque cosa avesse in mente di dire,
gli era sfuggita.
Mi sa che prender quel bicchier d'acqua, disse.
Si serva pure. La chiave  nella toppa.
Ehil, disse al bambino davanti al televisore mentre
cercava un bicchiere nella credenza in cucina. Neanche
quello sembrava un gran chiacchierone. Era un po' pi
grande della sorella, sui dodici anni. Fiss Frank con una
strana espressione, quasi cercasse di decidere se l'uomo
che aveva davanti esisteva o era un miraggio passeggero.
Cosa guardi?
Sullo schermo, uno sciacallo o un lupo si pasceva del
ventre squarciato di un cervo.
Vuoi un po' d'acqua?
Il bambino scosse la testa.
Anche se gli faceva uno strano effetto, Frank richiuse
a chiave la porta prima di tornare in salotto. La signora
Buckholdt non si era mossa dal divano. Stava rigida, seguendolo
con gli occhi mentre si dirigeva alla poltrona.
Vedo che si  rivolta al medico per la prima volta quattro
anni fa. Subito dopo la morte di suo figlio. Il referto
di quel periodo parla sostanzialmente di una depressione.
 esatto?
Mi chiedo dov' cresciuto, dottor Briggs.
Signora Buckholdt, credo che nel tempo a nostra disposizione
la cosa pi importante sia fare un quadro della
situazione, cos possiamo cercare di aiutarla.
Certo. Mi scusi. Volevo solo farmi un'idea della persona
che ho davanti. Mi sembra di capire che lei viene
dall'Est.
Massachusetts.
Dove?
Vicino Boston.
Mi sembra di capire che  cresciuto in una cittadina
ricca.
Signora Buckholdt...
Non andr avanti in eterno, disse lei. Ma mi dica:
 una cittadina ricca, vero? Prati curati. Un country
club. I bambini che vanno nelle scuole private. Giusto?
Una provincia relativamente agiata, s, fece lui, irretito
dalla gravit del tono, rimproverandosi subito di essersi
lasciato coinvolgere in un argomento personale.
Mi dica, ha ancora dei problemi concreti di depressione? -
chiese con risolutezza.
Gli occhi della donna tornarono a vagare sopra la spalla
di Frank, sul volto lo stesso sguardo perso nei ricordi
che aveva visto al marito. Cap che guardava il quadro sulla
parete dietro di lui. Si gir a dare un'occhiata. Era la
stampa di un dipinto tardo medievale raffigurante una
piazza gremita durante una specie di festa, con gente
d'ogni sorta volgare, raffinata, giovane, decrepita intenta
a pregare, a mangiare, a vagare per la piazza, in una
scena dipinta in toni che andavano dal rosso al marrone.
 un Brueghel, fece lei.
Gi, rispose Frank, riconoscendo vagamente il nome.
Combattimento fra Carnevale e Quaresima,
millecinquecentocinquantanove, disse lei. Studi l'espressione
di Frank, quasi cercasse dei segni di incredulit. La sorprender
sapere che ho studiato alcuni anni in una di quelle
vostre universit dell'Est. Mio padre amava considerarsi
un progressista. Un tipo molto liberale, che prendeva
sempre sul serio le sue figlie. Gli faceva piacere che mi
dedicassi a una cosa poco pratica come la storia dell'arte;
non mancava mai di tirarlo fuori nel discorso quand'era
con gli amici al Rotary e poi rideva fra s del loro stupore.
 morto mentre ero laggi, avevo appena iniziato l'ultimo
anno.
Con la mano buona, prese un pacchetto di sigarette, ne
estrasse una e l'accese. Soffi il fumo verso il pavimento,
in modo quasi schivo.
Mia madre non era altrettanto liberale. Spendere tutti
quei soldi per guardare dei quadri, una ragazza, figuriamoci...
che spreco, no? Cos sono tornata a casa: tre anni
e niente laurea -. Tir lentamente una boccata dalla sigaretta.
La sua mente sembrava vagare.
Bench le serrande fossero per met alzate, nella stanza
non c'era un filo d'aria. Frank sentiva la camicia bagnata
sulla schiena a contatto con il cuoio della poltrona.
Mi chiedevo se non volesse raccontarmi qualcosa dei
suoi sintomi.
I miei sintomi? fece lei, sporgendosi in avanti. -
Ma sicuro, le racconto dei miei sintomi. Certe mattine mi
sveglio tremando, e ho paura di scendere dal letto. Se prendo
le pillole riesco ad alzarmi e a preparare la colazione ai
bambini. Certe mattine la paura  tale che devo stringere
i denti per superarla.
Sfreg la sigaretta fumata per met nel portacenere
d'argento annerito sul tavolino.
E ho paura di mio figlio.
Perch?
Il corpo gi rigido si contrasse ulteriormente. Come
le ho detto, se prendo le pillole va tutto bene.
Notando quell'espressione tesa, Frank decise di fare
marcia indietro. Stava dicendo che  andata all'universit.
 una cosa fuori dal comune per molte delle donne
che vengono da me.
La signora Buckholdt si rimise comoda e aggrott leggermente
le sopracciglia in segno di conferma, come per
dire: gi,  un peccato che tante non ci possano andare.
Man mano che si rilassava, sul viso affioravano i resti di
un'antica civetteria, e a Frank sembr di vederla come dovevano
averla vista i suoi compagni di liceo, quelli che non
si erano mai sognati di andar via da quel posto.
I miei erano luterani osservanti. Eravamo sempre andati
in quel grande fienile disadorno che era la chiesa di
Long Pine, una mano d'intonaco ai muri, una nuda croce.
A mia madre, quando  venuta a trovarmi all'universit,
quei saloni gotici di pietra dove vivevamo non erano piaciuti,
li trovava sospetti. C'era un che di cattolico nei fregi
sopra i doccioni; qualcosa che proprio non le andava gi.
Lei era stata felice quaggi con mio padre e trovava inconcepibile
che qualcuno volesse andarsene.
Guard fuori dalla finestra alle spalle di Frank, quella
che dava sul cortile laterale.
Io mi ero sempre figurata il paradiso come un posto
qualunque, dove si ritrovano le persone morte e si sta pi
o meno bene. E cos immaginavo che fosse tutto il mondo,
direi: un posto qualunque. Ma quei quadri... erano di
una bellezza. Non avevo mai visto niente di cos perfetto
in vita mia. Conosce Gricault? Conosce i suoi dipinti
dell'Arcadia, quei suoi paesaggi enormi, lussureggianti?
Frank scosse la testa.
Dovrebbe vederli una volta o l'altra. Sono un vero
piacere per l'occhio -. Parlava in tono lento, riflessivo.
Sicch lasciata l'universit  tornata a casa? chiese
lui.
Gi, a casa dei miei -. Sorrise. Jack era appena diventato
funzionario gi alla banca. Aveva fatto un anno
qui all'universit dello stato, leggendo moltissimo. Non
voleva restare qui per sempre. Non faceva che ripetermelo,
perch sapeva che per me tornare non era stato facile.
Mi portava al lago con la sua decappottabile. E parlava di
una casa in California. Sempre la California. Un albero di
arance in giardino, la possibilit di scorrazzare tutto l'anno
con il tettuccio della macchina abbassato, un portico
con vista sull'oceano. Io immaginavo sempre di abitare vicino
a un museo. Avrei potuto riprendere gli studi; mi
mancavano pochi esami. E vicino a una citt, avrei potuto
fare delle ricerche. Jack... diceva sempre di s. Ero
un'universitaria, capisce, una preda ambita -. Rise fra s.
Venticinque anni fa, quel fantasma che ha visto l fuori...
era un bel ragazzo -. Ferm lo sguardo in terra, vicino
ai propri piedi. Lei  sposato, dottor Briggs?
C'era familiarit, quasi sollecitudine nel modo di porre
la domanda, come se glielo chiedesse non per soddisfare
la propria curiosit, ma per dargli la possibilit di raccontarglielo.
No, rispose lui. Non sono sposato.
Spera di sposarsi un giorno?
Lui immagin che il suo professore l'avrebbe giudicato
poco professionale sentendolo rispondere a quelle domande.
S, disse, mi piacerebbe.
Lei annu senza replicare.
Si  sposata subito dopo il suo ritorno? le chiese.
Proprio cos. Jason, il mio primo figlio,  arrivato presto.
A quel punto, la cosa pi sensata era risparmiare per
qualche tempo. Prendere una casa qui, giusto per un anno
o due, prima del grande trasferimento. Immagino che
lei sia andato in una Montessori, dico bene? O in una di
quelle scuole di campagna, con le carte geografiche alle pareti -.
Rivolse a Frank un sorriso debole, generoso. Era
cos intelligente, dottore, fin dall'inizio. E io volevo che
avesse tutte quelle cose. Lo volevo davvero.
Avevo conservato i libri dell'universit, e poi c'erano
quelli di Jack, e altri che avevo comprato. Cos, mentre
a scuola gli insegnavano ogni anno George Washington,
io gli leggevo quei libri. Non ero una fanatica, non ho
buttato il televisore dalla finestra, non gli abbiamo tarpato
le ali. Gli leggevo i libri dopo cena e quando  diventato
pi grande li leggeva da solo. E gli facevo vedere delle
cose. Gli facevo sentire dei dischi, una volta l'ho portato
a Chicago, al museo. I quadri s, gli sono piaciuti, ma doveva
vedere la sua faccia quando ha visto quegli edifici altissimi
e tutta la gente per strada... estasiato, ecco cos'era:
estasiato. Non sopportavo l'idea che stesse qui a ciondolare
in attesa di un lavoro senza sbocchi. Certo, la pretesa
di dargli di pi mi faceva passare per una snob. Quegli
insegnanti l al liceo, mica gli piacevo. Creavo troppi problemi.
 stato intorno ai quattordici anni che questo posto
ha cominciato a produrre il suo effetto su di lui.  successo
sotto i miei occhi. Ha messo su quell'aria da bulletto,
con la paura di tutto quello che poteva renderlo impopolare.
In quel periodo suo padre aveva cominciato a bere.
Da queste parti andava tutto a rotoli, i prezzi erano
crollati e le fattorie qua attorno non tiravano su un centesimo.
Jack passava le giornate a espropriare case e terreni
appartenuti a questa gente per generazioni. Perci
all'inizio non mi preoccupavo pi di tanto, pensavo che
quel poveraccio si meritasse un paio di bicchieri quando
tornava a casa. Questo prima che la banca colasse a picco.
E quanto ai sintomi, si, a dire il vero ero depressa. Lo ero.
Le cose non erano andate secondo i nostri progetti. Non
facevo che pensare alle mie ex compagne di stanza, che se
ne andavano in giro per l'Europa, a vedere quei quadri.
Non avrei dovuto farlo, non avrei dovuto permettere a me
stessa di rivangare il passato. I bambini s'accorgono di certe
cose, s'accorgono che sei l con loro ma hai la mente altrove.
Si interruppe, e a Frank sembr che decidesse se continuare
o meno. I loro occhi si incrociarono brevemente,
ma lui non disse nulla.
C'era un ragazzino, disse lei, alla fine. Jimmy
Green. I genitori avevano perso la casa; la famiglia viveva
da certi parenti gi a Valentine. Cominci a passare un
sacco di tempo con Jason. Aveva una vecchia motocicletta
e con quella si rinchiudevano li nella rimessa per ore, a
fare chiss che, ad aggiustarla, credo. Portavo Jason a Tilden
a prendere lezioni di violino da quando aveva otto anni.
Questo l'aveva fatto un po' penare a scuola, i compagni
lo prendevano in giro. Certe volte, quand'era pi piccolo,
si metteva a piangere, ma il fatto  che adorava la
musica. Si sedeva sempre su quella seggiola di vimini vicino
alla porta, sgambettando, venti minuti prima di salire
in macchina, e con gli occhi mi implorava di sbrigarmi.
Lo sa che una sera, dopo la lezione, per cinque minuti ha
suonato Mozart in questa stanza, davanti al fratello e alla
sorella pi piccoli? Mozart. Si rende conto? In questo salotto
Scosse la testa, sbigottita.
Un giorno, dopo circa un anno che bazzicava quel
Green, ero fuori in macchina ad aspettarlo: aveva passato
tutta la giornata in quella rimessa, eravamo in ritardo. Prima
di scendere dal portico, sfila il violino dalla custodia.
La mascella si irrigid, le labbra si muovevano appena.
L'avevamo comprato assieme quel violino. Anni prima,
durante un viaggio a Saint Louis. Il padre gli aveva
dato i soldi e lui si era messo in punta di piedi per consegnarli
al negoziante. Quel giorno lo aspettavo in macchina
per accompagnarlo a lezione: lui si avvicina e fracassa
il violino sul cofano. Sono stanco, ha detto, quel pomeriggio
non aveva voglia di andare. Cos ha detto: stanco.
Proprio cos. E se n' tornato nella rimessa.
Nella voce, la tonalit uniforme del cronista. Nessuna
traccia di dolore.
Lei esercita qui in zona, disse. Di sicuro sapr tutto
sulla metedrina.
Frank annu. Qualcosa aveva visto in clinica, il resto
gliel'avevano raccontato. Era diventata la droga d'elezione
dei ragazzini del posto, pi economica della coca e senza
la connotazione hippie dell'erba. Alla fin fine, non era
tanto la droga in s a fare danni, quanto il fatto che impedisse
di dormire. Dopo tre o quattro giorni senza riposo,
il fisico cedeva, o scivolava nella psicosi.
Ho detto a suo padre che doveva fare qualcosa, doveva
andare dai Green, o a scuola, scoprire da chi se la
procuravano. Ma Jack... non era proprio il tipo. La banca
aveva chiuso da tre anni, e ormai aveva paura di tutto.
Immagino che avrei dovuto caricare Jason in macchina
e portarlo lontano da qui, andare con lui da qualche
parte. Ma non l'ho fatto. Mi limitavo a sottrargliela come
potevo. Frugavo nella sua stanza ogni giorno in cerca di
quelle bustine di cristalli. Controllavo nelle tasche dei pantaloni,
lo imploravo di smettere. Sono arrivata al punto di
dirgli che gli avrei comprato la marijuana al posto di quella
roba. Io, sua madre. Quando alla fine la polizia li ha sorpresi
a comprarla nel parcheggio gi al mercato, ero contenta.
Pensavo che questo l'avrebbe scosso. Ha passato tre
mesi su a Atkinson, al centro di recupero -. Incroci lo
sguardo di Frank. Lei penser che  stato un errore.
 un postaccio, ma lei non poteva farci niente.
Gi, ha ragione. Non  servito.  tornato a casa peggio
di prima, pi arrabbiato, pi confuso. E continuava.
Credo che l dentro non abbia mai smesso... com' possibile,
come fanno a mandare avanti una prigione dove i ragazzini
possono procurarsi la droga, io proprio non lo so...
per non dire che era cos giovane, appena sedici anni, i ragazzi
a quell'et... Si interruppe. Tutti quegli ormoni...
immagino che la droga... Si blocc di nuovo, coprendosi
la bocca con la mano.
Ero qui, in salotto. Era domenica. Jack era andato a
trovare sua sorella con i bambini. Da alcuni giorni Jason
era cos strano che cercavamo di tenere i due piccoli alla
larga da lui. Quella mattina era rientrato all'alba, e cos la
mattina precedente, correndo a rinchiudersi in camera per
tutto il giorno, ma senza dormire, lo capivo che non dormiva.
Aspettavo che scendesse a mangiare qualcosa. Continuavo
a pensare: basta che ne riparliamo un'altra volta,
una volta sola, e in qualche modo...
Ero qui, su questo divano. Ho sentito che apriva la
porta, e poi l'ho sentito piangere. Sembrava di essere tornati
indietro negli anni, a quando da piccolo rientrava arrabbiato
da scuola e io mi sedevo sul portico prendendogli
la testa in grembo e, mentre il sole tramontava, gli raccontavo
che un giorno avremmo attraversato tutto
l'Atlantico a bordo di una nave, cos avrebbe visto Atene
e Roma e tutti i posti dov'erano ambientate le storie che
gli avevo letto, e lui si addormentava ascoltandomi. Quel
giorno, sentendolo piangere, ho pensato che fosse tutto finito,
che in qualche modo fosse tornato da me. Era tanto
di quel tempo che non piangeva. Ho salito le scale.
Mio figlio. Era nudo. Si era masturbato. Doveva essere
andato avanti per ore. Tanto da scorticarsi. Sanguinava
l sotto. E piangeva, le lacrime restavano impigliate
in quel po' di barba che aveva cominciato a farsi crescere
sulle guance, in quei morbidi peletti bruni che non aveva
ancora imparato a radersi. Quando sono arrivata in cima
alle scale mi ha guardato come se avessi tagliato una corda
a cui si era aggrappato per restare in vita, proprio cos,
come se l'avessi mandato a morire da qualche parte. Che
potevo fare?
Ho preso un asciugamano. Dal bagno. Un asciugamano
bianco. Ho preso garza e pomata, e l'ho messo seduto
sul letto e l'ho pulito e gli ho messo i cerotti e ho cercato
di non piangere.
La signora Buckholdt era seduta sul bordo del divano,
le spalle chine. Le parole l'avevano prosciugata, ora il viso
era pallido. Fissava il pavimento senza vederlo.
Ero sua madre, disse con calma, quasi con indifferenza.
Che cosa avrei dovuto fare?
Per un attimo, nella stanza regn il silenzio.
La cucina, disse poi. Ero in cucina. Pi tardi. A
preparargli la minestra. Gli era sempre piaciuta la minestra.
Forse aveva ripreso la droga. Non lo so. L'ho sentito
alle mie spalle. All'improvviso mi ha afferrato il polso,
mi ha costretto ad appoggiarlo sul tagliere, e mi ha tranciato
le dita, le dita con cui l'avevo toccato, me le ha tranciate
con una mannaia. Poi  uscito in cortile, nudo.
I due erano rimasti l seduti a lungo; a occidente, il sole
basso sulla linea dell'orizzonte gettava i suoi giganteschi
pilastri di luce sulla terra, inondava il cortile, filtrava dai
vetri nudi delle finestre, riversandosi sulla schiena della
signora Buckholdt, gettando ombre sul tavolino, sul portacenere
annerito e sull'intrico di disegni al centro tondo
e scuro del tappeto di lana.
A Frank sembrava che il corpo della signora Buckholdt,
da quando aveva cominciato a parlare, fosse sprofondato
in se stesso, lasciandola pi piccola e pi fragile, priva di
quell'aria sostenuta che aveva all'inizio. Gli dava un
conforto familiare trovarsi in presenza del dolore inconoscibile
di un'altra persona. Quel posto, pi di qualsiasi paesaggio,
lo faceva sentire a casa.
Com' morto suo figlio? chiese.
Quei due, lui e Jimmy, si erano fatti prestare un furgone
da un amico. E successo pochi giorni dopo, nel frattempo
non era pi tornato a casa. Erano sulla statale, diretti
a ovest. Si sono schiantati contro il muro di un cavalcavia.
Jimmy se l' cavata con qualche bruciatura. Vive
ancora gi a Valentine. Ogni tanto lo vedo.
La forza dell'abitudine dett alla parte addestrata del
cervello di Frank una nota per la cartella della signora
Buckholdt: La paziente rivive attivamente un evento
traumatico tormentata dai ricordi; manifesta sintomi depressivi,
eccessiva vigilanza e ansia generalizzata. Diagnosi:
disturbi da stress postraumatico. Terapia: un ciclo
di sertralina, cento milligrammi al giorno, consigliabile psicoterapia,
rivedere il dosaggio del clonazepam.
Si domand che sensazione provavano i suoi colleghi a
dire quelle parole a se stessi o a scriverle su un pezzo di
carta. La capacit di descrivere le persone che ascoltavano
li salvava forse da quello che sentivano dire? Li assolveva
dal dovere di preoccuparsi?
Mentre il silenzio fra loro si prolungava, Frank ricord
la sua prima paziente durante il tirocinio, una donna che
aveva perso il marito in un incidente aereo. Riempiva ogni
ora che passavano insieme di notizie sui due figli: la recita
del maschio a scuola, il lavoro che la femmina aveva accettato
in un albergo, arrivando al punto di raccontargli
come si erano vestiti la mattina, il tutto guardando ostinatamente
fuori dalla finestra, come se descrivesse gli
eventi storici di un paese straniero.
Ricord che la notte, dopo quelle sedute, restava steso
sul letto nella solitudine del suo appartamento con i problemi
di quella donna a gravargli addosso, come l'anima
di un fedele sullo spirito di un pastore o il destino di un
personaggio sulla mente e il corpo di uno scrittore. Spesso,
in quelle notti, gliene veniva in mente un'altra: lui era
a letto, da piccolo, la sua famiglia si era appena trasferita
in una nuova citt. La casa era ancora piena di scatoloni,
e i suoi genitori avevano litigato. Dalla stanza accanto, sentiva
suo fratello pi grande parlare con la madre in tono
spaventato: odiava la nuova scuola, i compagni che non
conosceva, quel loro fare strafottente, e la mattina dopo
non voleva assolutamente tornarci. La paura in quella voce
faceva vibrare l'aria come un allarme. La voce della madre
era pi sommessa, le sue rassicurazioni attutite dalla
distanza coperta dal corridoio. Frank aveva pianto tanto
da addormentarsi, soffrendo fino alle lacrime di non poter
evitare al fratello quella sofferenza.
Ora pens che per lui era sempre stato cos, da quando
era un bimbetto che, seduto sul bordo di una poltrona in
salotto, ascoltava gli amici dei suoi genitori una divorziata
con le mani che le tremavano leggermente in grembo
mentre gli raccontava tutta entusiasta della vacanza che
stava per fare, o un tizio che vantava tanto la felicit del
figlio, un poveretto che a scuola prendevano tutti in giro,
Frank lo vedeva sempre le cose non dette che trasparivano
dai loro gesti e riempivano l'aria che li circondava,
schiacciando Frank. E poi il liceo, dove lui  a una festa,
un bicchiere in mano, in piedi vicino a una libreria, e chiacchiera
con una ragazza un po' corpulenta che si tiene in
disparte, inseguendo ogni minimo spostamento dei suoi
occhi, ogni sorrisetto teso, come se i nervi nel corpo di
quella ragazza fossero i suoi, come se ogni tentativo di camuffare
la sua goffaggine si amplificasse all'inverosimile
dentro di lui.
Ora, seduto davanti a quella donna con il suo strano
modo di imporsi, cap pi chiaramente che mai che per
questo aveva fatto il dottore: per disciplinare la sua involontaria
vicinanza alla sofferenza umana. Poteva anche lasciare
la clinica con la scusa del debito; poteva anche lasciare
la professione, trasferirsi da un'altra parte: nulla
avrebbe scalfito quella sua disponibilit verso gli altri.
La signora Buckholdt si alz dal divano e and alla finestra.
Mentre sollevava la serranda, il sole al tramonto
invase ulteriormente la stanza. Sentendo bussare al di l
della porta della cucina, irrigid le spalle. Frank la vide fare
un respiro.
Che c', tesoro? disse forte.
Posso entrare? chiese una voce sommessa.
La donna and ad aprire la porta. Il bimbetto avanz
esitante nella stanza. Mordendosi il labbro inferiore, sempre
rigida, la signora Buckholdt trov il modo di passare
una mano fra i capelli del figlio.
Che c', caro?
Quando andiamo?
Fra qualche minuto, disse lei. Vatti a preparare.
Il bimbetto fiss un attimo Frank, con la stessa espressione
misteriosa di prima. Torn in cucina e lo sentirono
salire le scale sul retro.
Signora Buckholdt, cominci Frank, consapevole
che dicendo quello che stava per dire si impegnava a restare
in quel posto, a trovare il modo di sbarcare il lunario.
Le persone come quella donna avevano bisogno di lui,
avevano bisogno di qualcuno che le ascoltasse. In una situazione
come la sua, avere qualcuno con cui parlare pu
essere di grande aiuto. Non mi  possibile vederla tutte le
settimane, ma potremmo incontrarci una volta al mese, e
se lei trovasse il modo di venire nel mio studio, ci vedremmo
ogni due settimane. Potremmo fornirle assistenza
gratuita. I farmaci servono fino a un certo punto.
La donna era rimasta vicino alla porta, le braccia incrociate
sul petto. Lei  molto generoso, disse, facendo
un passo verso il centro della stanza.
Dopo una breve pausa, torn a guardare il quadro sulla
parete. Quella stampa l, disse, era la sua preferita.
L'ha scelta lui, al museo di Chicago. Gli piacevano tutti
quei personaggi cos diversi, cos indaffarati.
Frank si gir a guardare. A sinistra, sullo sfondo, da
un'osteria strapiena gli avventori si riversavano nelle strade,
al seguito di un suonatore di mandolino panciuto con
un cappello floscio in testa. Davanti a lui, il capo obeso
del Carnevale stava in sella, neanche fosse un cavallo, a
un'enorme botte di vino spinta dai festaioli, con uno spiedo
a mo' di lancia. Sul lato opposto, delle persone in abito
scuro pregavano in ordine sparso dietro un uomo pallido,
macilento, issato su una sedia: la Quaresima, che reggeva
una pala da fornaio spianata contro il capo della
banda del Carnevale, e intanto i due simulavano una battaglia.
La piazza dietro le due forze contendenti pullulava.
Pescivendole che svisceravano i pesci su un banco di
legno, ragazzini che giocavano con palla e bastone, danzatori
che danzavano, commercianti che vendevano, bambini
che sbirciavano dalle finestre, una donna su una scala
che sfregava i muri di una casa. E poi storpi privi di arti,
mendicanti che chiedevano l'elemosina vicino al pozzo.
Un uomo e una donna che amoreggiavano. Un'altra coppia
di spalle, in abiti puritani, condotta al centro della mischia
da un buffone.
Non  certo l'Arcadia, disse la signora Buckholdt.
Non ha niente di lussureggiante, non  il genere di quadro
di cui m'innamoravo io. L'ho guardato molto da quando
lui non c' pi. I miei professori mi hanno insegnato
che Brueghel  un moralista, che i suoi quadri sono pieni
di parabole. Ma io non la vedo pi cos. Vedo solo quante
cose ci sono dentro, quanta vita.
Guard Frank. Quella signora di Tilden, ora insegna
violino a Michael, e non vuole essere pagata. Non  bravo
quanto suo fratello, ma  bravo.
Chin la testa. Lei sembra una persona gentile, ed 
gentile a farmi questa offerta. Ma non voglio che torni qui.
Non voglio venire nel suo studio. Nell'arco di una settimana,
alcuni giorni prendo quelle pillole per tirare avanti,
ma altri riesco a cavarmela anche senza. Sono i giorni
migliori. Quando non ripenso al passato, quando non ho
paura... migliori anche per i miei figli. Se non se la sente
di prescrivermi i farmaci, la capisco. Vedr di sopravvivere.
Sentirono il bambino in cima alle scale dell'ingresso.
Frank si alz dalla poltrona e fece un passo verso la signora
Buckholdt. Lei si gir a guardare il figlio che entrava nella
stanza con il violino nella custodia. In silenzio, si sedette
sulla seggiola di vimini vicino alla porta.
Va' a cercare tuo padre, fece lei. Digli che  ora
di andare -. Il bambino infil di corsa il corridoio e, arrivato
in cucina, usc dalla porta sul retro.
Frank sent lo stomaco contrarsi, il panico affiorare prima
che la mente arrivasse a formulare il pensiero: non voleva
perderla, non voleva che il racconto finisse.
La signora Buckholdt prese la borsa dal tavolo.
Nei casi come il suo, quasi sempre si consiglia vivamente
al paziente di sottoporsi a una qualche terapia, e
data l'urgenza...
Dottor Briggs, lo interruppe lei, aprendo la porta
d'ingresso che dava sul cortile e, pi in l, sulla strada deserta,
ha sentito che cosa ho detto?
...
.
...
Il principio del dolore.
...
.
...
Un anno dopo il suicidio di mia madre infransi la promessa
fatta a me stesso di non assillare mio padre con le
mie preoccupazioni. Gli raccontai che a scuola ero molto
infelice, che mi sentivo molto solo. Lui, sulla sedia a dondolo
dove la sera si rannicchiava, chiese: Che posso farci? -
Il pomeriggio dopo, tornando a casa dal lavoro, non
rispett uno stop. Un furgone carico di lastre di cristallo
che andava a sessantacinque all'ora prese in pieno la fiancata
sinistra della Taurus. Stando al poliziotto che buss
alla porta in lacrime, mio padre era morto sul colpo. Una
zia di Little Rock si trattenne una settimana, a preparare
stufati e biscottini danesi. Disse che potevo andare a vivere
da lei in Arkansas. Le risposi che non volevo. Mi mancava
solo un anno e mezzo per finire il liceo, e decidemmo
che mi conveniva completare gli studi l; cos prese accordi
con una vicina per farmi ospitare da lei.
La signora Polk aveva sessant'anni, la madre ottantacinque.
Fra tutte e due avevano nell'armadio quattordici
vestiti azzurri a fiori, che ogni marted la cameriera lavava
e stirava. Guardavano tantissima televisione pubblica
e parlavano sottovoce di certi parenti di Pittsburgh. A me
avevano dato lo studio del defunto signor Polk, con una
branda piazzata nell'angolo. Le due non facevano caso al
mio andirivieni e io stavo in casa il meno possibile.
Quell'autunno, al corso di arti manuali, il professor
Raffello ci fece scegliere fra tre progetti: una libreria, un
portaspezie, o un baule grande quanto la bara di un bambino.
Io optai per il terzo, e siccome dovevamo pagarci il
materiale da soli, usai del legno di pino. Prese le misure
esatte, scartavetrai ogni asse con tre diversi tipi di carta.
In laboratorio c'era tutto l'occorrente: martelli e viti, chiodi
e colla, piallatrici e seghe da tavolo. Gli attrezzi avevano
custodie di metallo lucido e facevano un rumore assordante.
Potendo, sarei rimasto li tutto il giorno.
Quel corso mi mandava in estasi per un altro motivo:
mi permetteva di stare con Gramm Slanter, un ragazzo arrabbiato,
con la faccia da cherubino, che portava stivali
con la punta d'acciaio e un berretto da baseball calcato sulla
fronte. Era alto una spanna pi degli altri, con una corporatura
che gi sembrava quella di mio padre, gli avambracci
coperti da uno strato di peli dorati. Le labbra si increspavano
facilmente in un ghigno e gli occhi sprizzavano
scherno. Quando mi sorprendeva a fissarlo, sfoderava un
sorrisetto d'intesa, come un angelo. Facendo la coda a
mensa, le nostre spalle si erano sfiorate due volte.
Un venerd pomeriggio, qualche settimana dopo la morte
di mio padre, il professor Raffello cominci a spiegare
l'uso della morsa. Il thermos di gin che mi ero scolato a
pranzo per innaffiare l'hamburger non favoriva certo la
concentrazione ma io, da bravo studente, mi reggevo al
banco mantenendo la posizione eretta. Con quel fisico rachitico
e il naso che spiccava sulla bocca come un dirupo
all'ingresso di una caverna, il professor Raffello sembrava
l'abitante di qualche regno della terra di mezzo. Nella voce
gli risuonavano le note basse di un organo.
Lo strumento  a vostra disposizione. Avete scartavetrato
il legno. Avete applicato la colla.  arrivato il momento
di usare la morsa.
Tutti gli occhi della classe si chiusero d'un colpo quando
le sue mani ossute cominciarono a girare il morsetto di
fissaggio. L'acciaio strideva nella filettatura. Io immaginai
che fosse il cigolio di un remo dentro lo scalmo mentre
ci allontanavamo in traghetto dalla riva.
Gustandomi quel rumore, guardai Gramm sullo sgabello
accanto al mio. Stava curvo in avanti. Attraverso la
T-shirt di cotone lisa, seguii l'arco perfetto della spina dorsale.
Volevo che mi guardasse. Volevo che mi toccasse.
Non m'importava come.
Allungai il piede e gli diedi un colpetto sullo stinco.
Cazzo vuoi? bisbigli, mentre quel suo ghigno prendeva
vita.
La cosa poteva finire l, sennonch quell'espressione
che aveva sul viso, quel modo di socchiudere gli occhi e di
far baluginare i denti sotto il labbro superiore, mi sembra
cos bella che non sopportavo di vederla svanire. Allungai
di nuovo il piede e gli presi a calci il polpaccio. Le sue guance
assunsero un colore magnifico.
Non mi rompere i coglioni! bisbigli a voce pi alta,
mentre i nostri vicini falegnami si giravano. Il rumore
aveva raggiunto all'altro capo della classe il professor Raffello,
che ci punt addosso i suoi occhi di vecchio dicendo:
Se non imparate l'uso della morsa, non costruirete
mai niente.
Allungai di nuovo la gamba, agganciando Gramm per
la caviglia. Lui balz su dallo sgabello e invece di prendermi
a pugni l per l, come mi aspettavo, si ferm. Si girarono
tutti, facendo un gran fracasso con le sedie. Se avessimo
fatto a botte, non era un mistero che avrebbe vinto
lui. Sentivo che era sconcertato da quanto stava per fare,
dal piacere puro e semplice di una scusa per far esplodere
la rabbia. Finalmente il suo pugno arriv, venendosi a
schiantare appena sotto il cuore come un ariete sbattuto
contro il portale di un castello. Mi usc tutta l'aria dai polmoni
e caddi all'indietro su una panca. Alzando gli occhi,
lo vidi avvicinarsi. Sentii i muscoli che si afflosciavano.
Aspettai la carica.
Ma a quel punto il professor Raffello aveva raggiunto
Gramm e intervenne a dividerci.
Gramm cominci a darmi del frocio e a trattarmi come
una merda davanti ai miei compagni, sconcertati dal fatto
che si comportasse cos con uno che, come tutti sapevano,
aveva perso entrambi i genitori nel giro di un anno.
Molti pensavano che avrebbe fatto meglio a stare zitto.
Ma ogni volta che ci incontravamo per strada o al supermercato
dove mettevo la spesa dei clienti nelle buste, mostrava
un interesse ostile nei miei confronti.
All'inizio di marzo, un sabato venne a comprare del
succo d'arancia e mi chiese che cosa facevo quella sera.
Niente, dissi io, e lui si mise a ridere. Disse che se non volevo
essere un fallito vita natural durante mi conveniva andare
a ubriacarmi a casa sua.
Arrivai intorno alle dieci, convinto di trovare una festa.
Salt fuori che Gramm era solo. Aveva gli occhi iniettati
di sangue e odorava di hashish. Appena entrati in cucina
mi offr una vodka con succo d'arancia.
Dov' tua madre? chiesi.
 andata via per il weekend a fare shopping da qualche
parte.
La signora Slater aveva alle spalle tre divorzi che l'avevano
resa ricca. La casa, con sei stanze da letto, era costruita
nello stile di una vecchia dimora del Sud. Alcuni
piccoli schermi elettronici incassati nei muri controllavano
ogni congegno e ogni luce.
Bel posto, dissi.
Non  male.
Sul ripiano della cucina, un soriano piluccava da un
mucchietto di salmone affumicato. Gramm vers alcune
cucchiaiate di una poltiglia di minuscole uova nero blu in
un altro piatto e gliela mise sotto il naso. Quello annus
quanto gli veniva offerto e torn al pesce.
Avevo un serpente, disse Gramm.  morto per
una malattia della pelle. Il veterinario ci aveva detto di
metterlo in un secchio dei rifiuti pieno di pietre e acqua
fredda, ma  morto lo stesso. Secondo me il veterinario si
sbagliava. Secondo me il veterinario  una gran testa di
cazzo.
Sembrerebbe di s.
Ti vuoi fare?
Certo, annuii, assaporando il contatto umido delle
sue dita che mi passavano lo spinello.
Perch sei venuto? chiese.
M'hai invitato tu.
Lui si mise a ridere, come se non fosse stato un buon
motivo.
Io svuotai il bicchiere d'un sorso e mi versai un'altra
vodka.
Come mai mi hai preso a calci durante l'ora di Raffello?
Cos, per scherzare.
Stronzate.
Viene qualcun altro?
Perch? Hai paura?
Avrei dovuto ribattergli qualcosa del tipo: Paura di
che? lo sapevo che un vero maschio avrebbe reagito cos.
Per sembravamo tutti e due consapevoli dell'inutilit
di quel gesto e io non ce la facevo proprio a fingere.
Gramm si stravacc su una sedia fra me e il lavandino.
Quando gli passai davanti per appoggiare il bicchiere sul
ripiano, lui allung il piede e mi fece lo sgambetto. Finii
sul pavimento piastrellato sbattendo la spalla; il bicchiere
mi sfugg di mano e si and a frantumare contro lo sportello
del frigorifero. Rotolando sulla schiena, gli vidi quella
stessa espressione da invasato che gli era balenata sul viso
la prima volta che ero riuscito ad attirare la sua attenzione.
Il cuore mi martellava contro la cassa toracica come
una palla fatta rimbalzare a un pelo da terra.
Che fai, non t'alzi? chiese in tono sarcastico, sapendo
benissimo che non l'avrei fatto, che gli toccava sollevarmi
di peso. E questo sembrava farlo arrabbiare. Ritrasse
la gamba e mi moll un calcio sulla coscia. Mi lasciai
sfuggire un gemito di sollievo sentendo il dolore corrermi
lungo la spina dorsale.
Beccati questo, ciucciacazzi. T' piaciuto?
Quando si port il bicchiere alla bocca, la base della T-
shirt si sollev dalla cintola dei jeans lasciandomi intravedere
un ciuffetto sparuto di sottili peli bruni intorno
all'ombelico. Volevo passarci la lingua sopra. Pi di qualsiasi
cosa al mondo.
Lui si avvicin premendomi leggermente la suola della
scarpa sulla guancia. Potrei schiacciarti come uno scarafaggio, -
disse. Avevo conosciuto persone con un vocabolario
pi ricco. Nessuna, per, con un dolore che mi paresse
altrettanto bello. Allungai la mano per afferrargli la
caviglia, ma lui ritrasse la gamba di scatto e mi moll un
calcione nello stomaco, spedendomi contro la porta dello
stipo. Mi usc tutta l'aria dai polmoni e crollai a faccia in
gi sul linoleum. A un tratto mi sentivo stanchissimo. Mi
scaric addosso un'altra serie di calci, ma i colpi sembravano
arrivare da molto distante.
Quando mi trascin fuori dalla cucina, aprii gli occhi e
sollevai la testa, solo che avevo la vista annebbiata, e distinguevo
appena la sua sagoma.
In camera da letto spense le luci, e al minimo rumore
che facevo mi stampava cinque dita sulla guancia. Quando
allungai la mano per accarezzargli il petto nudo, mi diede
un cazzotto sulla spalla cos forte che pensavo mi avesse
fratturato l'osso. Imparai subito le regole del gioco.
I primi, pochi biglietti che infilai nella grata del suo armadietto
la settimana successiva rimasero senza risposta.
Ora, nei corridoi, anzich trattarmi come una pezza da
piedi Gramm mi ignorava. Quando gli passavo davanti
mentre fumava con i suoi amici in cortile, mi lanciava
un'occhiata nervosa. I lividi che mi aveva procurato erano
nascosti dalla camicia; passavo una mano sulla carne tumefatta
e pensavo a lui. Certe volte a pranzo mi ubriacavo
al punto da restare, senza nemmeno accorgermene,
un'ora impalato nel corridoio davanti alla sua classe a fissargli
la nuca, immaginando di passare le dita fra quei capelli
morbidi.
Non andavo quasi pi a lezione. Il professor Farb, lo
strizzacervelli della scuola, mi scovava a mensa e mi portava
nel suo ufficio, dove mi parlava in tutta sincerit dei
cinque stadi del dolore. Era un tipetto basso, barbuto, con
un cardigan a rombi e una grossa fede al dito. Quando si
appoggiava allo schienale della poltrona, i piedi penzolavano
come quelli di un bambino.
Come va la ricerca di un'universit? chiese una volta.
La ricerca di un'universit? Alla grande. Ho fatto domanda
a Princeton.
Davvero?
Gi, e anche a Harvard.
Straordinario.
E all'universit di Pechino.
Ah, fece lui. E... ambizioso. E nel nuovo ambiente
domestico, ti senti sostenuto?
La cameriera mi regala dei crocifissi.
Lui fece ruotare la fede intorno alla falange pelosa chiedendomi
se in quel momento ci fosse qualcuno di speciale,
ma io decisi che non era pronto per sentir parlare della
mia vita. Quando mi chiese come mi sentivo, risposi che
stavo bene. La cosa sembr tranquillizzarlo e scrisse una
giustificazione per tutte le assenze che avevo fatto.
Finalmente, in fondo all'armadietto trovai un pezzo di
carta spiegazzato con su scritto che il venerd pomeriggio
Gramm sarebbe stato solo in casa. Quel giorno uscii prima
da scuola e feci a piedi i tre chilometri fino a casa sua.
Quando suonai il campanello non rispose nessuno, cos rimasi
seduto un'ora nel prato di fronte alla casa prima di
veder sbucare Gramm in cima alla collina. Scorgendomi
da un centinaio di metri di distanza, rallent il passo. Arrivato
al vialetto, mi fece un cenno con la testa e rimase
in silenzio un paio di minuti, spostando lo sguardo
dall'asfalto alla casa a me. Sembrava stanco e nervoso. Vedendolo
avviarsi verso la porta d'ingresso, lo seguii.
In cucina, Gramm indugi vicino al lavandino, e da come
ci stava curvo sopra immaginai che avesse la nausea.
Che c'? chiesi.
Perch sei venuto? Non c'era traccia di sarcasmo
nella voce. Quella domanda lo assillava.
Ho ricevuto il tuo biglietto, risposi in tono dolce,
d'intesa, quello che secondo me avrebbe adottato un
amante per parlare di certe cose.
Lui pieg la testa, vergognandosi nel sentirselo ricordare,
e vedendolo arrossire provai per lui una pena cos
schiacciante che mi vennero le lacrime agli occhi. Attraversai
la stanza e gli posai delicatamente una mano sulla
spalla. Il suo corpo si contrasse come se le mie dita fossero
i fili scoperti di un cavo dell'alta tensione. Si allontan
d'un balzo, scostandomi il braccio con un manrovescio. Io
mi avvicinai nuovamente, poggiandogli una mano sul petto.
Non mi toccare, url.
Gli passai le dita fra la peluria dorata.
Quando sentii il pugno schiantarsi nello stomaco, mi
aggrappai al suo braccio con tutt'e due le mani, ma lui si
liber con una scrollata, sbattendomi in terra. Rotolai sulla
pancia e rimasi in silenzio, la mia erezione che pulsava
a contatto con le piastrelle dure.
A occhi chiusi, immaginai che fosse il mio gladiatore,
armato di corazza e scudo, il sole a scaldargli le spalle larghe,
la folla a incitarlo. Con un cenno del capo, l'imperatore
dice al suo campione di soddisfare le richieste del popolo.
Sento l'odore della pelle brunita della sua caviglia,
ascolto il ruggito delle masse.
Il ripostiglio alle mie spalle si apr e sentii che Gramm
si portava alle labbra una bottiglia.
Alzati, disse.
Non risposi, e lui url di nuovo: Alzati! sferrandomi
un calcio nel fianco. Io tenni duro.
Per due volte la forza della sua scarpa per poco non mi
sollev da terra, spogliandomi la mente di tutto fuorch
di quel lucido dolore. La sua voce riempiva il vuoto.
Spazzatura, sussurr. Ecco cosa sei: spazzatura.
Si accovacci accanto a me e, servendosi di tutt'e due
le mani, mi tir gi i pantaloni. Alzatosi in piedi, mi premette
la punta della scarpa in mezzo alle gambe. Mio padre
dice che quelli come te sono malati. Hai una specie di
malattia morale. Vorresti essere una donna, e invece sei
solo una merda di maschietto smidollato e quella tua mente
malata vuole solo sozzerie.
Tolse la scarpa che mi aveva infilato fra le chiappe e mi
moll un calcio nello stesso punto, costringendomi alle lacrime.
Ma non emisi un suono.
Parlami, stronzetto! sbrait.
Qualcosa di pesante e di molto tagliente mi colp la schiena
e mio malgrado mi lasciai sfuggire un gemito. Sul pavimento
all'altro capo della cucina, il soriano fissava la scena.
Sentii Gramm riprendere la bottiglia e uscire dalla stanza.
Per un po' rimasi a terra in silenzio. Mi faceva male il
fianco e sentivo il sangue scorrere dal taglio. Il rumore della
televisione rimbombava nell'altra stanza. Mi alzai, e dopo
essermi tolto i pantaloni spiegazzati lo raggiunsi, mezzo
nudo com'ero. Sullo schermo della tv, certi sbirri avevano
inchiodato a terra un sudamericano che sbraitava
qualcosa mentre un gruppo di bambini piccoli frignava sul
ciglio di una superstrada. Le vibrazioni delle pale di un elicottero
soffocavano le voci. Davanti alla tv, una poltrona
gigantesca. Avvicinandomi, vidi che da sopra lo schienale
spuntava la testa di Gramm, le gambe allungate sul poggiapiedi.
Si port la bottiglia alla bocca e mand gi un
sorso.
Feci un mezzo giro andandomi a piantare fra lui e il televisore.
Lui dischiuse appena la bocca fissando il mio corpo,
nudo dalla vita in gi.
Allora dillo che vuoi morire, fece.
Si alz dalla poltrona. Chiusi gli occhi. Dovette prenderlo
come un nuovo affronto, perch appena mi raggiunse
mi schiaffeggi in piena faccia. Dopo il primo colpo, gli altri
seguirono a raffica: pugni alla tempia e alla guancia, una
ginocchiata al petto. Mi accasciai su un fianco, franando
sul tappeto. Avevo la mente che vagava quando sentii che,
dopo essersi abbassato i jeans, mi poggiava la sua carne calda
contro la schiena e mi saliva sopra, allargandomi le gambe
con le ginocchia. Nella mia testa, il pianto dei bambini
si lev alto sopra il martellio delle pale dell'elicottero e
il ruggito della folla. Mi infilz, con furia, ripetutamente.
Che cosa diavolo hai combinato? chiese la signora
Polk quando entrai in soggiorno. Attento! Sporchi il tappeto
di sangue.
La madre distolse l'attenzione dal televisore e url: -
E questo chi ?
Il ragazzo! sbrait la signora Polk di rimando. Il
ragazzo! Quello che vive con noi.
Ah! url la madre prima di alzare il volume. Una
coppia in tenuta da cavallerizzo galoppava nel prato di una
villa. Mi appoggiai alla porta e svenni.
Natalia, la cameriera, mi port al pronto soccorso, dove
mi lavarono il sangue dalla faccia e dalle cosce. Un'infermiera
sulla ventina, con degli orecchini d'argento romboidali
simili a quelli che portava mia madre quando le
avevo tolto la testa dal forno e me l'ero poggiata in grembo,
mi fece un sacco di domande su dov'ero stato e cos'era
successo. Le raccontai che tornando da scuola un tizio su
un furgone carico di lastre di cristallo mi aveva offerto un
passaggio; mi aveva portato in una radura nel bosco, dissi.
Mi fecero i raggi e dissero che non avevo riportato danni
permanenti. Secondo l'infermiera sarei dovuto tornare
a fare una chiacchierata con qualcuno dell'ospedale, ma io
le dissi che avevo gi uno strizzacervelli. Natalia mi regal
un crocifisso implorandomi di portarlo al collo.
A scuola, avevano tutti paura di chiedermi cos'era successo,
tranne l'impiegata della segreteria, che si mise a
piangere quando le diedi la giustificazione del medico.
Un'aggressione in citt, c'era scritto.
Le rare volte che vedevo Gramm, si affrettava a cambiare
strada. Smise di venire a lezione da Raffello, l'unico
posto a non darmi un senso di inutilit.
Diedi un'altra scartavetrata al mio baule di pino con la
carta a grana pi fine, smussai ogni angolo acuminato e
ogni asperit. Servendomi di un panno, passai la prima mano
di colore, un marrone scuro, ambrato, che dava un bel
risalto alla trama del legno. Una volta asciutto, passai
un'altra mano e, per finire, un lucido di poliuretano. A
conclusione del tutto, andai dal ferramenta a comprare una
serratura d'ottone e la inchiodai al coperchio.
Il professor Raffello girava per la classe controllando il
lavoro degli allievi. Arrivato al mio banco, mi ispezion il
viso, leggendo le ammaccature e i lividi come fossero una
storia che aveva sentito raccontare centinaia di volte.
Chi ti ha picchiato? chiese.
Fissai l'orlo del suo grembiule nero da lavoro, immaginando
che fosse la mantellina di un traghettatore. Forse
avrebbe dato poca importanza al mio racconto: ne aveva
sentiti tanti. Forse avrebbe ascoltato e capito in silenzio,
mentre mi traghettava sull'altra sponda.
Nessuno, dissi.
Cosa farai del baule?
Mi immaginai rannicchiato dentro.
Non lo so, dissi.
Be', hai fatto un buon lavoro, borbott. Scrivici
sopra l'indirizzo. Vengo a portartelo la prossima settimana.
Avevo tenuto una copia delle chiavi di casa dei miei, e
siccome l'impiegata dell'agenzia immobiliare non aveva
ancora trovato un acquirente, era vuota. Il pomeriggio andavo
a sedermi in camera mia, dove il bicchiere d'acqua
attendeva ancora sul comodino e la radiosveglia segnava
fedelmente il tempo. Dalla finestra, dove aspettavo di veder
comparire Gramm, sentivo mio padre girare le pagine
del giornale, mia madre bisbigliare; i rumori aleggiavano
nel corridoio al di l della mia porta. Quella casa stava marcendo.
Avevo lasciato un solo biglietto nell'armadietto di
Gramm, dicendogli che andavo l dopo la scuola e chiedendogli
di venirmi a trovare. Dopodich, non l'avevo visto
per vari giorni. Qualcuno aveva detto che era malato
e stava saltando gli allenamenti di calcio. Io, comunque,
andavo a casa mia e aspettavo.
Venne un marted. La pioggia filtrava fra i rami nudi
degli alberi finendo su un tappeto di foglie marcescenti.
Gramm si ferm davanti alla casa, le mani ficcate in tasca,
il cappuccio della felpa a proteggerlo dalle intemperie. Rimase
l vari minuti, lanciando rapidi sguardi prima alla
strada da cui era venuto poi alle imposte grigie e alle finestre
schermate dalle tende.
Tremava quando aprii la porta. Lo feci entrare in cucina.
Stai male? chiesi.
Si strinse nelle spalle. Alla luce del lampadario, appariva
pallido, sfinito, senza pi traccia di scherno. Quando
gli offrii da bere scosse la testa. Era sconvolto. Gli versai
ugualmente una vodka e gliela misi davanti.
Sta' a sentire, sbott a un tratto. Mi dispiace per
quello che  successo ai tuoi genitori -. Lo disse d'un fiato,
come se avesse covato quei pensieri per settimane e
provasse il bisogno di liberarsene.
Io strinsi forte il bordo affilato del ripiano fino a non
sentire altro che dolore irradiarsi dal palmo della mano.
Secondo me dovremmo semplicemente metterci una
pietra sopra, disse. Che ne dici? Riusciamo a metterci
una pietra sopra?
Non risposi.
Gli tremavano le spalle.
Perch mi hai chiesto di venire? disse, senza pi risolutezza
nella voce.
Volevo vederti.
Non dire cos.
Ma  vero.
Mi portai vicino a lui, gli presi la mano destra nella mia
e la portai verso il tavolo, stringendogli le dita umide intorno
al bicchiere. Durante quel contatto trattenne il respiro.
Bevi, dissi.
Con la mano che tremava, si port il bicchiere alle labbra.
Guardai il pomo d'Adamo salire e scendere mentre
deglutiva. Quand'ebbe finito, riempii nuovamente il bicchiere.
Di, dissi.
Lui scosse la testa.
Di, ripetei. Voglio che lo bevi.
Ubbid, svuotando il bicchiere altre due volte mentre
io stavo in piedi accanto a lui. Posai la bottiglia e mi sollevai
la maglietta, svelando i lividi viola e ingialliti che mi
ricoprivano il petto. Lui si ritrasse e chiuse gli occhi. Servendomi
dei pollici, lo costrinsi a riaprirli. Mi inginocchiai
davanti a lui. Gli presi le mani e le strinsi a formare due
pugni. Lui piangeva. Le lacrime scorrevano lungo le guance
pallide gocciolando dal mento.
Ti prego, sussurr, lasciami.
Gli feci scorrere le dita lungo le cosce. Attraverso i pantaloni
di cotone, gli raccolsi delicatamente le palle con la
mano. Sentii il pene ingrossarsi, i muscoli tendersi. Port
indietro il pugno che avevo formato per lui e mi colp
sull'occhio, singhiozzando.
Ora sei contento? url.
No, feci io.
Ripet il gesto, scaraventandomi contro lo sportello del
forno. Da dietro le lacrime, vidi il sangue affluirgli alle
guance, un barlume del ragazzo che avevo passato un anno
ad ammirare. Mi misi in ginocchio e dal cassetto vicino
al forno presi il coltello che mio padre usava per tagliare
i pomodori e le cipolle le sere che cercava di prepararmi la
cena, piangendo mentre faceva bollire l'acqua nelle pentole
di mia madre. Offrii il coltello a Gramm e vedendo
che non lo prendeva glielo misi in mano, richiudendo le
dita sull'impugnatura. Mi chinai in avanti e gli strinsi le
braccia intorno alle gambe, nascondendo il viso nel calore
del suo ventre.
Aspettando. Sperando.
Restammo cos vari minuti, unico movimento il suo
ventre che si alzava e si abbassava contro la mia guancia.
Smise di piangere, e poco alla volta il respiro si fece profondo
e regolare. Depose il coltello sul ripiano alle mie spalle
e si abbandon dolcemente sulla sedia.
Sembrava che fosse passato tantissimo tempo, che avessimo
percorso una distanza infinita ritrovandoci stanchi,
prosciugati delle energie che ci avevano condotti, svuotati,
in quella stanza. Provai un improvviso senso di vergogna
alla vista della mia pelle coperta di lividi e mi alzai per
mettermi la camicia. Gramm era immobile, seduto al tavolo,
gli occhi sbarrati rivolti finalmente all'interno.
Andai alla finestra. Fuori, la pioggia si era ridotta a
un'acquerugiola. Le erbacce nel giardino di mia madre,
piegate dall'acquazzone di poco prima, ora oscillavano al
vento. Sui rami del corniolo, i corvi scuotevano le piume
nere.
Mentre guardavo la fine del temporale, un furgoncino
rallent davanti alla casa della signora Polk fermandosi nel
vialetto. Il professor Raffello si port dietro la vettura e,
sollevato il telo di plastica, prese fra le braccia il mio baule
color ambra scura.
Per la prima volta dopo tanto tempo, mi misi a piangere.
...
.
...
Appunti per il mio biografo.
...
.
...
Chiariamo subito due cose: odio i medici e non ho mai
fatto parte di un gruppo di sostegno in vita mia. E non
cambio di sicuro a settantatre anni. Il sistema psichiatrico
ufficiale pu andare tranquillamente a farsi fottere sul
cucuzzolo di una montagna battuta dalla pioggia, lui, i suoi
unguenti miracolosi e i vaneggiamenti di gente che ha la
met dei miei anni. Il sottoscritto ha sparato ai tedeschi
sui campi in Normandia, registrato ventisei brevetti, sposato
e sotterrato tre femmine e al momento  indagato dal
fisco, che ha le stesse probabilit di spillarmi un quattrino
di quante ne aveva Shylock di ottenere la sua libbra di
carne. Quelli dell'amministrazione pubblica tutto hanno
fuorch le idee chiare. Io, da parte mia, sono la lucidit in
persona.
Prendiamo, tanto per dire, come mi sono procurato la
Saab che in questo momento sto guidando verso Los Angeles:
me l'ha prestata una nipote a Scottsdale. Secondo
voi la rivede? Non credo proprio. L'ho presa in prestito
con le migliori intenzioni di restituirgliela, ci mancherebbe,
e chiss che fra qualche giorno o qualche settimana non
rientri in quell'ordine di idee, ma per il momento al diavolo
lei, suo marito e i suoi tre figli, che a tavola mi guardavano
come se fossi un pezzo da museo mandato apposta
per rompergli le scatole. Mi fanno un baffo, mi fanno.
Quei mocciosi sono tirati su a cucchiai di Ritalin e scuole
private, e con quegli occhietti sanno solo dire: voglio voglio
voglio. Avevo intenzione di leggergli un libro sulla storia
del mondo, sulle migrazioni, le pestilenze e le guerre,
ma gli scaffali di quel loro appartamento smisurato erano
pieni di ceramiche e biografie di star del cinema. M' presa
una di quelle depressioni che mi fa solo piacere se ho
tolto le tende.
Una settimana fa ho lasciato Baltimora con l'intenzione
di andare a trovare mio figlio, Graham. Ultimamente
ho pensato molto a lui, alle giornate passate insieme nella
rimessa della vecchia casa, a come fioccavano le idee con
lui a fare da spettatore; chiss quando mi capiter di rivederlo.
Ho pensato che gi che c'ero potevo fare una capatina
da qualche altro parente lungo la strada, e ho deciso
di cominciare da mia figlia, Linda, ad Atlanta, solo che
una volta l ho scoperto che si era trasferita. Cos telefono
a Graham che, superato lo shock di sentire la mia voce,
ha detto che Linda non voleva vedermi. Ernie poi, il
mio fratello minore,  gi tanto se mi ha fatto la concessione
di pranzare con me dopo che avevo macinato tutti
quei chilometri in pullman per arrivare fino a Huston; a
quel punto m' sorto il dubbio che questa rimpatriata
estemporanea non valeva la candela. Scottsdale non m'ha
fatto certo cambiare idea. Questi sembrano convinti che
si presenteranno altre occasioni, che torner a farmi vivo.
La verit  che ho fatto testamento, stabilito chi erediter
i brevetti e ora sto buttando gi qualche appunto per il
mio biografo che, entro qualche decina d'anni, quando la
reale portata del mio contributo salter agli occhi, potrebbe
servirsene per fare chiarezza su alcuni punti.
Franklin Caldwell Singer (1924 ), nato a Baltimora,
nel Maryland.
Figlio di un operaio specializzato tedesco e della figlia
di un banchiere.
Il congedo per infermit mentale dopo la diserzione
a Parigi  stato il tiro mancino di un internista dell'esercito
invidioso perch ne sapevo pi di lui sul manuale
di diagnostica. L'episodio del ballo nudo al Louvre in
una sala piena di Rubens risaliva a varie settimane prima
e rientrava in tutta una serie di festeggiamenti del
periodo.
Laurea e dottorato in ingegneria, Johns Hopkins University.
1952. Prima e ultima seduta di elettroshock, che non
perdoner mai, mai e poi mai ai miei genitori.
1954-1965. Ricercatore ai laboratori della Eastman Kodak.
L, come in molti altri enti di questo paese, il talento
non era visto di buon occhio. Appena ho provato
a segnalare le pecche nella struttura manageriale, mi
hanno licenziato. Due anni dopo ho registrato un brevetto
per il meccanismo di un otturatore che alla fine la
Kodak, dopo aver intentato una causa,  riuscita a comprare
(l'allora vicepresidente per la ricerca, Arch Vendellini,
contrariamente a quanto vorr farti credere aveva
una tresca con la migliore amica di sua figlia. Fa' caso
a come contrae la spalla sinistra quando racconta
frottole).
Tutte le diagnosi successive e credi a me, non sono
state poche derivano da due fattori, ciascuno a suo
modo deleterio: (1) il tentativo da parte del sistema psichiatrico
ufficiale nel corso dell'ultimo secolo di far passare
l'eccentricit per malattia, e (2) il desiderio dei componenti
delle mie varie famiglie di rendermi mansueto
e, se possibile, inattivo.
L'idea dell'affettatrice elettrica per il pane me l'ha rubata
un tizio vestito da renna in una trattoria di Chevy
Chase; non avrei mai capito che era un impiegato della
Westinghouse.
Se non ricordo niente degli anni fra il 1988 e il 1990 e
se fino a pochissimo tempo fa ero convinto che il ministro
della Giustizia fosse ancora Ed Meese, non dipende
dai miei presunti vuoti di memoria paranoidi quanto
semmai dal fatto che la mia terza moglie si era assunta
il compito di correggermi il caff coi tranquillanti. Ti
daranno la loro versione del divorzio: da prendere con
le pinze.
Quando suono il campanello della casa di Graham a Venice,
viene ad aprirmi un ebreo sulla trentina con dei muscoli
inverosimili. Dice, con aria nervosa: Non l'aspettavamo
prima di domani, e quando gli chiedo a chi si riferisce
con quel plurale, lui risponde: A me e a Graham
-, affrettandosi ad aggiungere: Siamo amici, sa, solo amici.
Io non abito qui, sono venuto per usare il computer.
Tutto quello che riesco a pensare : speriamo che questo
tizio non s' piazzato qui per rimediare una parte in
qualche film, perch capisco al volo che mio figlio  gay
e si scopa questo personaggio dagli occhiali che devono
costare una fortuna. Ce n'erano a ufo nell'esercito e ho
imparato subito che si presentano in tutte le salse, non
c' mica solo il tipo della checca che si aspettano tutti.
Fatto sta che ho un piccolo shock al pensiero che il mio
figliolo ventinovenne non ha mai ritenuto opportuno
mettermi a parte del fatto che  una checca senza cattiveria
e decido seduta stante di parlargliene a quattr'occhi.
Superato lo stupore, Marlon Brando mi prende
la valigia dalla macchina e, passando dal giardino sul retro
dove c' un albero di limone in fiore, mi accompagna
in una dependance costituita da una sola stanza con un
lavandino e tanta di quella luce che me ne innamoro
all'istante.
Qui star benissimo, dico, poi chiedo: Da quanto
tempo vai a letto con mio figlio? Chiaramente mi ha
preso per una specie di matusa omofobo pronto a sparare
le classiche bordate pretine, e scorgendogli negli occhi
quello sguardo da cerbiatto sorpreso dai fari, mi impietosisco
e gli tolgo ogni dubbio. Ho visto donne travolte dai
carri armati, io. Figuriamoci se mi lascio scomporre dalla
prospettiva di qualche nipotino di meno. Come faccio per
spiegargli che i pregiudizi sociali d'ogni genere e specie
vanno contro i miei ideali illuministici ideali corrotti da
secoli di applicazione parziale capisco subito che Graham
gli ha fatto il quadro della situazione familiare. Il viso assume
un'aria paziente e dal sorriso trasuda la comprensione
di chi non sa un emerito accidenti: povero nonnino
che soffre da una vita di turbe psichiche, un mese su, un
altro gi, un vulcano di progetti mirabolanti che si risolvono
in un buco nell'acqua, al che io puntualmente dico:
rivolgiti a Frank Singer dell'Ufficio Brevetti degli Stati
Uniti. Senonch questo carciofo probabilmente pensa che
l'illuminismo sia un programma di marketing della General
Electric; gli risparmio il seminario che potrei tranquillamente
tenere e dico: Sta' a sentire, se voi due condividete
lo stesso letto, per me va benissimo.
Il viaggio deve averla stancata, fa lui speranzoso. -
Vuole stendersi un po'?
Gli dico che potrei legare un cavo alla Saab di mia nipote
e trainarla in una maratona. Questo gli tappa la bocca.
Attraversiamo il cortile a ritroso e andiamo nella cucina
della villa. Gli chiedo carta, penna e una calcolatrice e
comincio a buttare gi l'idea che mi  venuta un attimo fa
(la presenza di Graham si fa gi sentire): una bicicletta capace
di accumulare in una piccola batteria l'energia generata
in discesa e di rilasciarla attraverso un dispositivo posizionato
sul manubrio quando serve in salita una potenziale
miniera d'oro se si pensa all'invecchiamento della
popolazione e all'aumento del tempo libero dovuto al pensionamento
precoce. Quando Graham arriva, due ore dopo,
ho riempito quattro pagine di prospetti e preventivato
il costo di un prototipo. Entra in cucina con un vestito
di lino azzurro, una ventiquattrore stretta al petto e, vedendomi
seduto al tavolo, si irrigidisce come un baccal.
Non lo vedo da cinque anni e la prima cosa che noto sono
le borse sotto gli occhi. Quando allargo le braccia per salutarlo
lui fa un passo indietro.
Che c'? chiedo. Eccolo il mio bambino, che mi
tratta con diffidenza in una strana cucina californiana, le
ceneri della madre sparse tanto tempo fa sul Potomac, gli
oggetti della nostra vita insieme conservati in qualche scatola
o venduti.
Sei venuto davvero, dice.
Ho inventato una nuova bicicletta, dico io, ma lui
la prende come se gli avessi appena annunciato la morte
di qualcuno. Eric abbraccia Graham l, davanti a me.
Guardo mio figlio poggiare la testa sulla spalla di questo
tizio come un soldato stanco in treno. Avr una batteria
autoricaricabile, dico, riprendendo posto al tavolo
per mettere a punto i miei schizzi.
Con Graham qui, la mia idea procede a tutta birra e
mentre lui  sotto la doccia disfo i bagagli, cambio la disposizione
dei mobili nella dependance e attacco i prospetti
al muro. Rientrando in casa, chiedo a Eric se posso usare
il telefono e lui dice come no, e aggiunge: Graham non
ha dormito granch bene negli ultimi tempi, ma io so che
ci teneva moltissimo a vederla.
Ma certo, senza rancore.
E che ultimamente sta facendo i conti con un sacco
di cose. Magari qualcuna potrebbe discuterla con lei... secondo
me lei potrebbe...
Certo, certo, senza rancore, dopodich chiamo il
mio avvocato, il mio ingegnere, il mio modellista, tre agenzie
pubblicitarie trovate sulle pagine gialle, l'associazione
americana dei pensionati  quello il mercato chiave un
vecchio compagno di liceo che se non sbaglio una volta
m'ha raccontato di aver partecipato al Tour de France e
perci dovrebbe conoscere gli interessi dell'industria ciclistica,
il dirigente della mia banca per discutere i finanziamenti,
l'ufficio brevetti, il laboratorio di fisica Cal Tech,
la tipa che ho portato a cena la settimana prima di lasciare
Baltimora, e tre enoteche della zona prima di
trovarne una disposta a consegnare una cassa di Dom Prignon.
 per me! urlo a Graham quando spunta dalla camera
da letto per andare ad aprire la porta soltanto, si direbbe,
qualche minuto dopo. Si muove con lentezza e sembra
privato della linfa vitale.
Che cos'?
Si festeggia! C' un nuovo progetto in cantiere!
Graham fissa il conto come se non riuscisse a leggerlo.
Alla fine dice: Sono milleduecento dollari. Noi questa
roba non la vogliamo.
Gli dico che Schwinn ci comprer le ciambelle per i rappresentanti
con quella cifra quando avr realizzato la bicicletta,
che Oprah Winfrey la guider durante lo show
nell'intervallo del Super Bowl.
Dev'esserci un errore, dice al fattorino.
Alla fine mi tocca uscire e pagarla dal finestrino del furgone
con una carta di credito che quello  cos ingenuo da
accettare, e caricarmela sul groppone.
Che devo fare? sento che bisbiglia Graham.
Quando giro l'angolo per entrare in cucina si zittiscono.
Fanno una bella coppia quei due, l nella luce diafana,
digradante della sera. Ai miei tempi avrebbero rischiato la
galera per un bacio. Lo champagne e il mio entusiasmo provocano
una discussione, ma io non mi lascio invischiare
pi di tanto;  come un nastro preso pari pari dalla madre:
Graham spinge il tasto play, e il ramo della sua stirpe
affetto da convenzionalit parla per bocca sua come un
ventriloquo: La-tua-idea--una-fantasia-datti-una-calmata-
o-finisci-male-medicine-medicine-medicine. Ha una bella
testa, mio figlio, l'ha sempre avuta, e da qualche parte ha
anche la temerariet per usarla, per colpire al cuore la mediocrit,
solo che in un mondo che non ti incoraggia certo
in questo senso, il ragazzo curioso finisce per diventare
l'uomo ansioso. E succube del rispetto per la forma tipico
dei suoi avi. Che tristezza. Comincio a esporre questo
concetto con precisione adamantina, riuscendo solo a peggiorare
le cose.
Perch non beviamo un po' di champagne? si intromette
Eric. Potete discuterne a cena.
Questo s che  parlare. Prendo tre bicchieri dalla credenza,
estraggo una bottiglia dalla cassa, faccio saltare il
tappo, riempio i bicchieri e propongo un brindisi alla loro
salute.
Andando a cena, la Saab di mia nipote tocca i centoquaranta
senza un fremito. Tra il tettuccio abbassato e lo
smog che mi soffia fra i capelli non sento quasi niente di
quello che Graham va sbraitando dal sedile accanto. Sembrerebbe
preoccupato di una certa multa che, per quanto
mi riguarda, pagherei il doppio e ci aggiungerei pure la
mancia pur di provare l'ebbrezza di questa corsa. Mentre
procediamo a vele spiegate sull'autostrada, immagino una
fila di biciclette che con una semplice pedalata riciclano
energie gi spese. Bisogner coinvolgere gli ambientalisti,
che potrebbero significare fondi governativi per la ricerca
e un'arma influente per schivare eventuali interferenze
legislative. Lanciando il prodotto a Los Angeles, aumenteranno
le chance di coinvolgere dei divi, e non  detto
che non mi toccher scrivere un libro su com' nata
l'idea da far uscire in concomitanza con la prima ondata
di produzione. Ho in mente l'inizio dell'anno prossimo.
Scivolando sotto un cavalcavia, mi balena lo slogan pubblicitario:
Ogni rivoluzione  quella che conta.
Al ristorante c' la fila, e quando cerco di allungare un
biglietto da venti al maitre d'hotel, Graham mi tira via.
Pap, dice, non puoi.
Ti ricordi quella volta che ti ho portato al Ritz e tu
mi hai detto che il pollo nel sandwich era duro, cos ho
detto due paroline al direttore e non abbiamo pagato? E
tu hai fatto lo schizzo di quel fortino che volevi sull'albero
e mi hai dato lo spunto per certi container.
Lui annuisce.
Di, che fine ha fatto il tuo sorriso?
Torno dal maitre, ma quando gli presento la banconota
da venti mi lancia una strana occhiata, cos gli dico che
 un grandissimo stronzo perch si crede superiore a certe
cose. Che vuoi, un centone? gli chiedo, e fosse per
me gli darei anche il resto, sull'unghia, solo che Graham
mi prende e dice: Ti prego, lascia stare.
Che genere di lavoro fai? gli chiedo.
Pap, dice lui, datti una calmata -. La voce  cos
tranquilla, cos sommessa.
Ti ho chiesto che genere di lavoro fai.
Lavoro in un'agenzia di cambio.
Un'agenzia di cambio! Ma cos'ho insegnato a 'sto ragazzo?
Di cosa ti occupi?
Titoli. Senti, pap, dobbiamo...
Titoli! faccio io. Cristo! Tua madre si rivolterebbe
nella tomba se ne avesse una.
Grazie tante, fa lui a mezza bocca.
Come sarebbe? chiedo.
Lasciamo perdere.
A quel punto m'accorgo che nel foyer ci guardano tutti.
Sembrano usciti in massa da un televisore di vent'anni
fa, gli uomini in blazer e dolcevita alla Robert Wagner.
Una donna coi calzoncini malva e una borsa a tracolla pi
grande di lei sembra particolarmente critica e compiaciuta
e mi fa venire una gran voglia di chiederle dove sta tutto
questo suo grande contributo al miglioramento della
razza umana. Fra tre anni guiderai la mia bicicletta, le
dico. Quella si ritrae come se avessi gettato un topo sulla
moquette.
Una volta seduti, ci vogliono dieci minuti prima di veder
comparire pane e acqua e, avvertendo un sentore di
negligenza nel servizio, comincio ad annotare su un tovagliolo
i tempi di ogni ordinazione e l'ora dell'arrivo. Tra
l'altro, mi viene in mente:
Telaio di cromo a struttura concava con batteria montata
sul pneumatico posteriore, collegata all'alloggiamento
del motorino sulla ruota posteriore, collegato al
dispositivo sul manubrio per attivare l'acceleratore col
pollice. Avviso per il ciclista sull'aumento di velocit
nell'albero a gomito durante l'utilizzo dell'energia accumulata.
Servofreno?
Dossier per il biografo Graham come musa: mistero;
vedi container, pressa per il pancake, motorino per il
triciclo, orsacchiotto volante, ristrutturazione della rimessa
per fargli una sala giochi, bicicletta a motore.
Graham non  d'accordo quando cerco di rimandare indietro
la seconda bottiglia di vino, convinto com' che bisogna
accettare la merce scadente pur di non urtare la suscettibilit
altrui. Che  veramente svenevole, ma lascio
perdere in nome dell'armonia. Qualcosa in lui  cambiato.
Gli antipasti ci mettono la bellezza di diciannove minuti
a comparire.
Dovresti cominciare a prendere in considerazione
l'idea di licenziarti, dico. Questa volta ho deciso, non
resto in panchina. La bicicletta a motore  un prodotto di
punta, il genere di articolo che terrebbe in piedi un'azienda
intera. Qui c' da fare una fortuna, Graham, e possiamo
farla insieme -. Uno dei Robert Wagner allunga il collo per sbirciarmi dal separ vicino.
Che c', bello, cerchi rogna? faccio, e quello se ne
torna difilato alla sua insalata di indivia. Graham sta a sentire
mentre mi dilungo sugli aspetti economici: i finanziamenti
iniziali, che come niente attireranno i capitali degli
speculatori, la scelta dei locali per lo stabilimento di produzione
senza mai perdere d'occhio le normative statali
i dirigenti da assumere, i progettisti che devono lavorare
sotto di me, gli addetti alle vendite, i contabili, i contributi,
le scrivanie, i telefoni, i laboratori, gli stipendi, le
tasse, i computer, le fotocopiatrici, gli arredi, i distributori
dell'acqua, gli zerbini, i parcheggi, le bollette della luce.
Magari un umidificatore. Bisogna pensare a un sacco
di cose. Parlando, mi accorgo che vari clienti del ristorante
si sono girati ad ascoltare. Di solito li scorgo con la coda
dell'occhio e quelli, facendo finta di niente, tornano alle
loro chiacchiere, una messinscena che secondo loro dovrebbe
essere convincente. La mente corre alla renna della
Westinghouse. Geniale da parte loro installare quel tizio
nella trattoria dove mangiavo tutti i venerd mattina,
sapendo quanto ci tengo al mito natalizio, decisi a rubare
i beni del mio intelletto.
Oggetto: episodio di Chevy Chase. Analizzare anche se
sarei stato o meno in grado di inventare i registratori
con l'autoreverse e se  per questo che hanno piazzato
i locali della Sony e della General Electric vicino a casa
mia a Baltimora rumore, tattiche di depistaggio, costruzione
di finte strade, ecc., e anche la presenza di
Schwinn, Raleigh, ecc. durante la visita a Los Angeles.
Non potremmo parlare di qualcos'altro? chiede
Graham.
Di quello che vuoi, dico, dopodich faccio presente
al cameriere che i secondi sono rimasti in transito ben
ventisei minuti. Salta fuori che il mio pesce  duro come
un osso. Il cameriere non se n' ancora andato che gi mi
vedo costretto a schioccare le dita per farlo tornare.
Smettila! dice Graham. Ne ho le tasche piene della
sua passivit e lo ignoro bellamente. Quando quello ritorna,
Graham sta cercando disperatamente di tirarmi gi
il braccio.
C' qualche problema?
Questo halibut sembra una suola.
Il giovanotto col pizzetto occhieggia nel mio piatto con
aria sospettosa, neanche avessi sostituito la portata originaria
con una identica sfilata da una borsa sotto il tavolo.
Ne vorrei un altro.
No, non lo vuole, ribatte subito Graham.
Il cameriere aspetta, chiedendosi a chi dar retta.
Lei ha qualcosa ha che fare con le biciclette? gli
chiedo.
In che senso? fa quello.
In senso professionale.
Il giovanotto lancia un'occhiata al maitre al capo opposto
della sala, che annuisce con aria d'intesa.
Perfetto. Ce ne andiamo, dico, arraffando i panini.
Sta' seduto, insiste Graham.
Ma ormai  troppo tardi. Ho gi capito che il ristorante
 infestato da dirigenti di una ditta di mountain bike.
E secondo te dovrei permettere a un branco di industriali
imbroglioni di rubarmi un'idea che rivoluzioner il concetto
di bicicletta per ogni singolo americano e, un giorno,
per ogni singola persona sulla faccia della terra? Ti rendi
conto di quanto sono importanti le biciclette per la gente?
Sono come i gelati o i racconti per bambini, sono
oggetti ancestrali intessuti nella trama dei nostri primi ricordi,
per non parlare del nostro legame pi viscerale con
la ruota, un'invenzione che segna l'inizio della grande ascesa
del sapere umano, un'ascesa che ci ha portati alla stampa,
alle trasformazioni religiose, a una velocit che non ci
sognavamo nemmeno, alla luna. Quando guidi una bicicletta
partecipi a una catena ininterrotta di imprese umane
che risalgono ai contadini egizi e ai loro carretti carichi
di pietre, e io sono sul punto di rivoluzionare quell'invenzione,
rendendo accumulabile la sua energia pressoch
mitica. E tu hai l'occasione di essere al mio fianco come
il prode Cortez con occhio d'aquila / fiss il Pacifico e
tutti i suoi uomini / si guardarono in preda all'apprensione
/ silente sopra un picco a Darlen. Ne vedremo delle
belle!
Siccome dico queste cose in piedi, una certa percentuale
dei clienti si sente chiamata in causa e anche se mi
sono lasciato sfuggire alcuni indizi preziosi per una ricerca,
capisco dai loro sguardi di soggezione che sanno, come
lo so io, che non  da tutti scalare le alte vette dell'invenzione
pura. Ad alcuni come a questi tocca accontentarsi
dei bassopiani, dove l'aria  satura di mezze misure
e i sogni muoiono d'inerzia. Gi! Proprio cos.
Questo sembra convincere Graham che  veramente il
caso di andarcene. Getta dei soldi sul tavolo e mi trascina
per il braccio fuori dal ristorante. Camminiamo lentamente
per il boulevard. Graham ha un che di flemmatico,
con quelle spalle curve e la testa china.
Senti, laggi c' un giapponese, possiamo prendere
involtini maki e teriyaki, magari un pesce istrice, cos mi
racconti tutto sulla tua agenzia di cambio, potremmo perfino
valutare la possibilit di coinvolgerla in quest'impresa
della bicicletta, ci sarebbe un vantaggio...
Lui scuote la testa e continua a camminare per questa
strada che, fra le altre cose, pullula di gran belle donne, e
questo mi ricorda il piacere di essere single, di poter scambiare
sguardi e sorrisi senza sensi di colpa e, perch no, anche
di venire al sodo. Forse non si addice a un settantatreenne
parlare di erezioni, eppure io ne ho in abbondanza!
Sono queste le cose che penso quando ci troviamo a
passare davanti all'atrio di un lussuoso albergo, il tipico
posto da congressi e, ovviamente, da proiezione di anteprime,
dove devi prenotare con un mucchio di anticipo,
cos entro, e dopo qualche protesta Graham mi segue; gli
dico che devo andare in bagno.
Vorrei parlare con il responsabile degli eventi speciali, -
dico alla ragazza dietro il banco.
Mi dispiace ma lo trova solo di giorno, signore, -
replica lei col tipico sorriso a trentadue denti da servizio
clienti, come se mi stesse dicendo esattamente quello che
volevo sentire.
Bene,  semplicemente magnifico, dico, e lei sembra
d'accordo sul fatto che  veramente magnifico che il
responsabile degli eventi speciali del Continental Royale
osservi orari cos regolari, come se fosse la conferma di un
positivo ordine naturale.
Stando cos le cose mi conviene prendere una suite e
incontrarlo domattina. Io e mio figlio vorremmo il servizio
in camera per una cenetta privata, lontano dagli squali!
Il viso della ragazza  rannuvolato da una leggera preoccupazione
mentre digita sulla tastiera.
La Suite Hoover al diciannovesimo  libera. Sono sei-
centodiciotto dollari a notte. Va bene?
Perfetto.
Ottenuta la chiave, raggiungo il divano dov' seduto
Graham.
La cena  servita, dico con un inchino.
Di che vai parlando?
Ho preso una suite, dico, facendo tintinnare le chiavi.
Graham rotea gli occhi e stringe i pugni.
Pap! Ha un che di disperato nella voce.
Che c'?
Smettila! La devi smettere! Sei fuori di te. Ti sei
chiesto come mai Linda e Ernie non vogliono vederti, eh
pap, di' un po', te lo sei chiesto? Ti sorprende tanto? E
che con te non sanno che pesci pigliare! La mamma non
sapeva che pesci pigliare! Lo capisci o no? Sei un egoista
a non andare da un dottore! urla, sbattendo i pugni sulle
cosce. Sei un egoista a non prendere le medicine! Un
egoista!
La luce dell'atrio gli ha prosciugato il colore dal viso, e
intorno agli occhi sbarrati scorgo un accenno di quelli che
un giorno saranno i segni del tempo e di punto in bianco
mi vedo il cadavere di mio figlio stramazzato l per terra,
mentre gli anni trascorsi dall'ultima volta che ci siamo visti
formano una galleria davanti a me che copre una distanza
infinita, e sento il sussurro di una solitudine assassina
percorrerla per intero, come se la somma totale di ogni
minuto del dolore di mio figlio contenuto in ogni ora di
ogni anno fosse raccolta nell'attimo sospeso di quest'ultimo
respiro. Mi si riempiono gli occhi di lacrime. Sono sopraffatto.
Graham si alza dal divano, scosso dalla forza delle sue
stesse parole.
Io faccio tintinnare le chiavi. Stasera ci divertiamo.
Devi restituirle al banco.
Afferro mio figlio, la mia pi grande invenzione, per le
spalle. Possiamo fare di meglio, dico. Lo porto
all'ascensore tirandolo per il polso e intanto sento dietro
di noi la voce di sua madre che mi ricorda di non fargli
prendere la pioggia. Va bene, borbotto, va bene.
In ascensore c' Robert Wagner con Natalie Wood, ma
sono invecchiati di brutto e non se li fila pi nessuno. Lei
mastica una gomma e ha un abitino strizzato che non sembra
granch comodo. Lui porta quelle dolcevita che si sono
fatte lise. Ma secondo me la sanno lunga, sono qui da
tanto di quel tempo. Cos gli dico: Scusi, sa per caso a
chi potrei rivolgermi per rimediare un paio di ragazze? A
dire il vero ci servirebbero una ragazza e un giovanotto, il
mio figliolo qui  gay.
Pap! sbraita Graham. Scusate, dice alla coppia,
ora schiacciata contro la parete, manco fossi un gangster
in uno di quei loro schifosissimi film di serie B. E
che ha alzato un po' il gomito.
Col cavolo. Vi d forse fastidio se mio figlio  gay? -
La porta dell'ascensore si apre e quelli sgattaiolano sulla
moquette come scarafaggi.
Per uno che ne ha visti morire di fame a bizzeffe sbattendosene
altamente, la Suite Hoover non potrebbe avere
nome pi appropriato. Ci sono cesti di frutta, un frigo
strapieno, un bar al gran completo, falsi quadri rococ sopra
i letti, poltrone superimbottite, e tappeti da calpestare
rigorosamente a piedi scalzi, tanto  il piacere che danno.
Non possiamo stare qui, dice Graham, mentre faccio
volare le scarpe dall'altra parte della stanza.
Ha una voce sconsolata. Tutta la sua foga di un attimo
fa sembra svanita, una cosa che io in questo momento non
credo di potermi permettere: tra gli avvisi di sfratto a Baltimora,
le agenzie esattoriali, l'odore dell'appartamento.
Adesso viene il bello, mi affretto a dire.
Graham  seduto su una poltrona all'altro capo della
stanza e, vedendolo chinare la testa, immagino che stia
pregando di trovare tutto diverso quando la rialza. Da piccolo,
ogni volta che partivo per un viaggio mi portava un
regalo nel mio studio chiedendomi di non andarmene. Erano
libri trovati sullo scaffale e impacchettati con la carta
natalizia.
Alzo il telefono sul comodino e chiamo la reception.
Qui  la Suite Hoover. Vorrei il numero di un'agenzia che
ci fornisca un giovanotto intelligente e di bella presenza...
Graham mi strappa il microfono di mano.
Che c'? dico. Sua madre mi incoraggiava sempre
a fargli delle domande. Com' essere gay, Graham? Perch
non me l'hai mai detto?
Mi guarda ammutolito.
Com'? Com'? dico.
Come fai a chiedermi una cosa simile dopo tutto questo
tempo?
Voglio capire. Sei innamorato di quell'Eric?
Credevo che fossi morto! Hai una vaga idea di cosa
significa? Credevo che mio padre fosse morto. Non ti sei
fatto sentire per quattro anni, solo che non sopportavo
l'idea di scoprirlo, non sopportavo l'idea di scoprire che
eri morto, e mi sembrava di essere tornato bambino, cercavo
disperatamente una scusa. Quattro anni, pap, e ora
salti fuori dal nulla e vuoi sapere com' essere gay?
Mi precipito al frigorifero dove, fra le altre cose, c'
uno chardonnay dignitoso, e con l'aiuto di un cavatappi
trovato vicino al lavandino riempio due bicchieri. Graham
non sembra volerlo, ma glielo metto lo stesso accanto.
Oh, Graham. La compagnia dei telefoni di Baltimora
fa veramente schifo.
Lui si mette a piangere. Sembra cos giovane quando
frigna, come quel pomeriggio che gli ho insegnato ad andare
in bicicletta nel vialetto davanti alla vecchia casa, e
intanto sulle guance bagnate e sulle ciglia umide si depositava
la polvere che pi tardi avremmo lavato con l'acqua
calda nella vasca da bagno, mentre l'oscurit si depositava
sui campi e noi ascoltavamo insieme il rumore dell'acqua
che sua madre faceva scorrere in cucina, il mormorio
della radio e l'immobilit della sera in campagna, e lui sembrava
capirle queste cose, proprio come me.
Sai, Graham, non fanno che mandarmi bollette stratosferiche
e quando tagliano i fili ci manca poco che devo
far separare le acque del Mar Rosso per farli riattivare, ma
fra un paio di settimane, quando arriva il brevetto per la
bicicletta, tutto questo sar solo un ricordo, e io, te, Linda
e Ernie ce ne andiamo a Londra, al Connaught, cos ti
faccio vedere Regent's Park:  l che io e tua madre in viaggio
di nozze abbiamo preso una barca per fare il giro
dell'isoletta dove si radunano le anitre e in effetti ora che
ci penso era un po' sporco anche se le anitre non te le immagini
sporche, sono cos carine nell'acqua, anche se in
realt... A un tratto non ci credo pi nemmeno io e sento
la mia voce nella stanza, quella sua monotonia, e perdo
il filo dei pensieri e non riesco a cancellare l'immagine del
cortile dove Graham giocava con gli amichetti vicino al lill
viola e al melo dai rami nodosi che sostenevano le tavole
del fortino dove si divertiva tanto e io, che non ne
avevo mai avuto uno, ero cos contento per lui. Graham
allora mi conosceva anche nei miei momenti pi esplosivi,
quando sua madre e i suoi fratelli avevano paura di qualcosa
che non capivano; lui si sedeva sullo sgabello di quella
rimessa che cadeva a pezzi e mi guardava coprire la lavagna
appoggiata al parafango della Studebaker rotta con
i diagrammi di una quantit sterminata di oggetti possibili,
veicoli a energia solare e case pieghevoli, la nostra epoca
distillata nei suoi congegni essenziali, e la sera, steso sul
pavimento della sua stanza, tracciava con le delicate manine
quanto ricordava dei miei disegni.
Ora vedo quelle stesse mani aperte sulle cosce, le unghie
rosicchiate, le pellicine strappate.
Non so dire addio.
Nel paesino di Saint-Sever una vecchia ha accudito il
mio amico moribondo per tutta la notte. All'alba, gli ho
baciato la fronte fredda e ho continuato a marciare.
Nel cortile della vecchia casa il melo fruscia ancora al
vento della sera.
Graham.
Vuoi sapere com'? fa lui. Allora te lo dico. Mi
preoccupo continuamente che un giorno lui mi possa lasciare.
E vuoi sapere perch? Il fatto di essere gay non
c'entra niente.  perch so che la mamma ha lasciato te.
Se ti dico che  da egoisti non prendere le pillole  perch
lo so. Perch io le prendo. Capisci, pap? Ce l'ho dentro
anch'io. Non voglio che Eric mi trovi in pigiama nel cuore
della notte mentre parlo con degli sconosciuti in un parcheggio,
com' successo alla mamma. Non voglio che mi
trovi impiccato. Certe settimane sprizzavo fuoco dalla
punta delle dita bruciando tutto quello che mi capitava a
tiro e non riprendevo mai fiato ed era tutto di una bellezza,
di una bellezza incredibile. E certe settimane non riuscivo
nemmeno a pettinarmi. Ma ora prendo le pillole, e
non siamo ancora in bancarotta per colpa mia, e non voglio
uccidermi in questo preciso istante. Le prendo e penso
a Eric. Ecco com'.
Ma il fuoco, Graham? Che mi dici del fuoco?
Negli occhi ha tanta di quella tristezza da ammazzarci
tutti e due.
Ti ricordi che mi guardavi sempre quando abbozzavo
i disegni nella rimessa?
Annuisce, e intanto gli scorrono le lacrime sulle guance.
Aspetta, ti faccio vedere una cosa, dico. Nel cassetto
della scrivania al capo opposto della stanza trovo un
pennarello. Ora s che mi raccapezzo, lui capisce le cose
che capisco io, le ha sempre capite. Non  detto che debba
finire. Tolgo un quadro dalla parete e lo appoggio in
terra. Sulla carta da parati gialla traccio la sagoma di una
porta, a grandezza naturale, due metri e dieci per un metro.
Capisci, Graham, ci sono quattro pomelli. Le linee
che li uniscono formano una croce. E ogni pomello  collegato
a un sistema di ruote interne, e ci sono quattro cardini,
uno per ciascun lato, fissati solo alla porta, per, non
all'intelaiatura -. Li ombreggio con il pennarello. Graham
piange. Usi un pomello diverso a seconda di come vuoi
aprire la porta: a destra, a sinistra, in alto o in basso. Girando,
il pomello spinge le viti dentro i cardini. Cos puoi
aprire la porta vicino a una finestra senza oscurare la luce
del mattino o della sera, puoi far entrare e uscire i mobili
con la porta sopra la testa, senza scrostarla, e se vuoi vedere
il cielo basta che la apri un po' in cima -. Traccio sul
muro i diagrammi in scala ridotta delle varie posizioni della
porta finch non si sfalda la punta del pennarello. 
un regalo per te, questa porta. Mi dispiace che non sia vera.
Per puoi immaginare come sarebbe divertente decidere
da che parte entrare e uscire. Le famiglie prenderebbero
nuove abitudini, nuovi schemi di comportamento.
Io volevo un padre.
Non dire cos, Graham -. Continua a piangere e non
lo sopporto.
Ma  vero.
Torno alla scrivania, mi inginocchio e scrivo un biglietto.
Il pennarello  quasi andato e non  facile tracciare
le lettere. Mi ci vuole un po' di tempo.
Anche se qualcuno mi accuser di trascuratezza, mi sono
attenuto al consiglio che ho sempre dato ai miei figli:
non portare mai a termine una cosa che ti annoia.
Purtroppo, alcuni dei miei figli mi annoiavano. Graham
no, per, mai. Sei pregato di chiedere conferma a lui
stesso.  l'unico ad aver significato qualcosa per me.
Graham, dico, attraversando la stanza qualche minuto
dopo per mostrargli il foglietto, per mostrargli la verit.
 steso sul letto, e avvicinandomi mi accorgo che dorme.
Quel pianto l'ha sfinito. La pelle intorno agli occhi 
gonfia e arrossata e dall'angolo della bocca gli scende un
rivolo di saliva. Lo asciugo con il pollice. Prendo il tenero
viso fra le mani e lo bacio sulla fronte.
Levo una coperta dall'altro letto e gliela metto addosso,
tirandogliela sopra le spalle, rimboccandola sotto il
mento. Ora il respiro  calmo, regolare. Gli lascio il biglietto
piegato accanto. Gli accarezzo i capelli e spengo la
luce.  ora di andare.
Quando sono sicuro che sta comodo e che dorme
profondamente, prendo il vino e il bicchiere ed esco in corridoio.
Sento il peso di ogni passo, il mio corpo comincia
a essere stanco. Mi appoggio al muro, aspettando l'ascensore
che mi porter di sotto. Si aprono le porte e entro.
Scendendo, da questa gabbia di vetro vedo sfere di luce
arancione che dai boulevard di Santa Monica si spingono
fino alla spiaggia, dove le palme ondeggiano nell'ombra.
Ho sempre trovato la profusione di luce delle citt
americane un motivo di ottimismo, un indice di credulit
intatta, un grande sostegno. In lontananza, il molo scintillante
si protende nella sconfinata oscurit dell'oceano
come una nave in fiamme che prende il largo nella notte.
...
.
...
La fine della guerra.
...
.
...
Ha gi visto quelle scogliere nei libri illustrati. Ha visto
le spiagge immense e le cattedrali in rovina.  stata Ellen,
sua moglie, a mostrargliele. Dal taxi preso alla stazione,
Paul guarda il campo da golf, e quella laggi  Saint
Andrews: il campanile, le case a schiera di pietra una a ridosso
dell'altra, la cittadina arroccata su un promontorio
che domina il mare nero brunito. Al di l, in lontananza,
un cumulo di nembi si distende sull'acqua, le onde emergono
dalla bruma. Lui le segue fino a riva, e guarda come
si gonfiano e si increspano, spumeggiando contro le rocce.
Sul sedile posteriore, Ellen gli prende la mano.
Sono andati laggi per consentirle di usare una biblioteca
all'universit. Hanno pagato il viaggio con i resti di
una borsa di studio e con una carta di credito. L'ultimo
psichiatra di Paul, quello che non si possono proprio permettere,
ha detto che un cambiamento d'aria avrebbe giovato,
una pausa nella routine dei giorni vuoti. Paul ormai
ha smesso di lavorare da un anno, e non si  mai sentito
tanto gi, tanto stanco. A casa loro, in una cittadina universitaria
della Pennsylvania, la mattina presto restava sveglio
a letto, con Ellen che gli dormiva a fianco, sapendo
che se si fosse tolto di mezzo lei avrebbe avuto una vita
molto pi facile. Ma  stato troppo stanco per fare progetti.
Finora.
Mentre fissa la parete scura delle scogliere, la mente ha
un'accelerazione che gli consente di immaginare come potrebbe
succedere, e per un attimo, seduto l nel taxi, stringendo
la mano della moglie, prova una sensazione di sollievo.
Dopo aver preso la stanza in albergo e disfatto le valige,
vanno a cercare un ristorante. La via principale  di acciottolato,
costeggiata da edifici di pietra a due piani, beige
sporco o grigio. Ha cominciato a scendere una pioggerella
che punteggia le vetrine di cristallo dei negozi chiusi
per la notte. I pub non servono pi da mangiare. Procedendo,
sulla piazza centrale trovano un ristorante finto
americano, illuminato da segnali stradali e con dei cartelli appesi ai muri che indicano la strada per San Diego e Gary, nell'indiana.
Affascinante, dice Ellen, aprendo la porta.
Paul si tiene indietro, immobilizzato dal terrore per
l'immediato futuro, per le avvilenti imitazioni che scorge
dalle vetrine, dalla paura di come sar una volta entrati,
dalla sensazione che rinchiudersi l dentro potrebbe essere
un errore, che forse farebbero meglio a tirare dritto. Ma
non  nemmeno questo che vuole, perch ha gi avvertito
un senso di desolazione in quella citt: gli studenti partiti
per le vacanze di Pasqua, i pub mezzi vuoti, il lurido angolo
retto che il marciapiede forma con le fondamenta di
una banca buia, il volantino accartocciato l per terra, e si
sente braccato, da quella scena, da quegli oggetti, dalla loro
malvagit. Cerca di richiamare alla mente il sollievo provato
soltanto un'ora prima: presto tutto questo finir, questo
sguardo accusatorio del mondo inanimato. Ma l, sul
marciapiede illuminato dai lampioni alogeni,  sparsa una
sabbia che gli appare come ingigantita da un obiettivo fotografico,
pi nitida di quanto il suo occhio riesca a sopportare.
Respira profondamente per calmarsi, come il dottore gli
ha detto di fare quando il mondo degli oggetti diventa talmente
lucido che si sente schiacciato dalla loro presenza.
Sicura che va bene? chiede.
 tardi... uno vale l'altro, dice Ellen. Domani troveremo qualcosa di meglio.
Potrebbe fermarla, potrebbe cercare di spiegarle, ma
non appena lei, che  gi sulla soglia, si volta a guardarlo,
Paul capisce da come inclina leggermente la testa che inizia
a stare in ansia. Ellen si aspetta dei segni di miglioramento,
un indice del fatto che quel viaggio  stato una
buona idea. Nei giorni a venire lui avr bisogno di stare
un po' per conto suo. Se lei si preoccupa troppo, ci penser
due volte ad andare da sola in biblioteca.  la prima
volta da mesi che Paul riesce ad avere un pensiero finalizzato
a qualcosa, a valutare le esigenze.
D'accordo, dice, e la segue nel ristorante.
Al tavolo, le macchie di caff e i cristalli di sale sull'incerata
a quadretti bianchi e rossi lo tengono inchiodato alla
sedia; per sfuggire a quella vista, guarda in fondo alla
sala, dove scorge una vecchia dal viso largo, la pelle del colore
di una luna biancastra.  seduta al tavolo vicino alla
cucina e sorseggia una tazza di t. I loro occhi si incrociano
per un attimo, nessuno dei due li distoglie. Stanno l a
fissarsi senza espressione, in una strana intimit, come spie
che si riconoscono in una stanza piena di estranei. Lei annuisce,
accenna un sorriso, si gira dall'altra parte.
All'arrivo della cameriera, Ellen fa la sua ordinazione.
Poi, il silenzio. Paul legge ancora una volta la descrizione
del sandwich al pollo. Dagli altoparlanti, gli arrivano le voci
levigate, confidenziali dei Doobie Brothers.
Il tempo non accenna a muoversi.
Paul, sai che cosa vuoi?
Guarda la faccia di Ellen, il sopracciglio appena inarcato,
un segno di apprensione divenuto cos familiare dopo
che lui ha mostrato i primi sintomi di depressione, un
anno prima che si sposassero quando, apparentemente senza
motivo, la sua solida fede nel mondo, la convinzione
che lavorare e mangiare avessero uno scopo, si era dissolta,
e lei andava a trovarlo a casa giorno dopo giorno con i
libri, le chiacchierate, le notizie... paziente e amorevole.
Paul si  chiesto tante volte perch, dopo averlo visto in
quelle condizioni, l'ha sposato lo stesso.  stato un errore,
lui ormai lo sa, e la conferma gli viene da quelle occhiaie,
dalle labbra increspate, da come la comprensione
originaria sia costretta a fare i conti con la frustrazione.
Lui  una catena e un peso. Per quanto lei si dibatta, finir
per trascinarla sotto. Uscire di casa, sottrarsi al solipsismo
delle giornate monotone, andare in quel posto straniero,
gli  servito solo a capirlo pi chiaramente.
La cameriera lo fissa.
Tesoro? Che cosa prendi? chiede Ellen cercando,
dopo una lunga giornata di viaggio, di non sembrare impaziente.
Il silenzio si protrae.
Per lui un sandwich al pollo, dice alla fine Ellen.
In albergo, davanti allo specchio del bagno, Paul cerca
di ricordare perch si trova l. La luce elettrica splende
uniforme sulla porcellana bianca del lavandino. Dal davanzale
della finestra, l'aria fredda scivola sul pavimento
arrivandogli fino ai piedi. L'acqua si gonfia sul bordo del
rubinetto.
Dalla stanza gli arriva la voce di Ellen. Si direbbe che
parli di una sua amica, una dell'universit che come Ellen
non ha un posto fisso, ed  stata silurata. Tanto pi che a
quanto pare non ha tenuto nemmeno tutti i corsi previsti.
Ellen gli fa una domanda, ma lui non riesce a seguire. Cerca
di mettere insieme quello che ha sentito, ma serve a poco.
Tutto bene l dentro?
Lui apre il pugno e vede la pillola che dovrebbe prendere
sfaldarsi a contatto col sudore del palmo.
Per dieci, forse venti volte, si  seduto sul divano di un
dottore e ha risposto alla stessa sequela di domande sul
sonno e l'interesse per il sesso, la fame e il senso di disperazione;
e ha detto che s, aveva uno zio e una nonna che,
a ripensarci, sembravano infelici in un modo un po' insolito;
e s, i suoi genitori avevano divorziato, e la madre dopo
cena si faceva sempre qualche bicchiere; e no, non sente
le voci, n  convinto che ci sia un complotto per distruggerlo.
Alla fine di ognuna di quelle ore, ha ascoltato
la breve tirata del medico sulla nuova combinazione di farmaci
che voleva tentare, sul fatto che all'inizio potesse procurargli
nausea, stanchezza o irritabilit. Sono anni che fa
come gli dicono, e in alcuni periodi si  sentito una persona
viva. Poi, la ricaduta. Ellen sente parlare di un medico
migliore. E gli tocca rispondere di nuovo alle domande.
Non  mai stato convinto dell'utilit dei farmaci. Nonostante
tutte le spiegazioni, non  mai riuscito a liberarsi
dalla convinzione che la sua esperienza abbia un significato.
Che quella vitalit di ogni singolo elemento che vede
proliferare cos spesso nel mondo fisico non sia frutto
di una distorsione. Che basta avere gli occhi per vederla.
Gli hanno detto che  sentimentalismo, che  pericoloso
aggrapparsi a certe cose, che  sconsigliabile per un malato
di mente. Sar anche vero. Per il contrario gli  sempre
sembrato pi spaventoso, pi triste: l'idea che buona
parte di lui non sia che puro, cieco rifiuto.
Sto bene, dice sommessamente, facendo scivolare
la polvere umida nello scarico.
A letto, Ellen gli poggia la testa sul petto, mettendogli
una mano aperta sullo stomaco. Non c' niente di sessuale
in quel gesto. Non c' niente del genere ormai da molto.
Ellen ha trentaquattro anni e le piacerebbe avere un
figlio. Lui comincia a pensare, come spesso succede, a tutte
le cose che le nega, ma sapendo che la lista  infinita, smette.
Di una bella sensazione di calore, dice lei.
Lui le passa una mano fra i capelli. Non si  mai truccata
n improfumata, cosa che per lui ha sempre contribuito
alla sua bellezza, quell'assenza di una facciata.
Tutto pronto per andare in biblioteca domani?
S, dice lei, annuendo contro il suo petto.
 l per esaminare delle lettere che risalgono alla Seconda
guerra mondiale, come parte di una ricerca sulla vita
delle donne sul fronte interno. A dire il vero a lei interessa
la storia politica di quel periodo, solo che il suo relatore
le ha detto che gli studi in quel campo si sprecano e
se vuole un posto fisso in facolt le conviene occuparsi d'altro.
Lei aveva considerato l'idea di ignorare quel suggerimento,
ma quando Paul ha smesso di lavorare ha deciso
che era meglio essere pratici.
Lui ricorda quando si sono conosciuti, a casa di un amico,
davanti a una finestra che dava su un giardino. Lei sembrava
sempre ottimista, di qualunque cosa parlasse: del lavoro,
degli amici presenti a quella festa, del taglio della
giacca che lui indossava: era tutto bello. In quei primi mesi
Paul, uscendo dal liceo dove insegnava, passava sempre
a trovarla. Si sedeva al tavolo della cucina a correggere i
compiti mentre lei lavorava alla scrivania in camera da letto.
Era come essere stato invitato in un mondo parallelo,
in un posto dove i piccoli piaceri come sapere che lei era
nell'altra stanza potevano essere all'ordine del giorno.
Quando, una sera, aveva cercato di spiegarle che da qualche
tempo non si sentiva troppo bene, lei aveva assunto
un'espressione confusa. Erano da lei, e dopo cena si erano
seduti in terrazza, mentre dalla finestra del piano di
sotto si sentiva arrivare una canzone pop, o almeno cos
gli sembra di ricordare.
Sei troppo duro con te stesso, aveva detto lei.
Quella scuola ti logora. Dovresti dormire di pi -. Aveva
un tono gentile. Paul in quel momento seppe, se gi non
lo sapeva, che lei non aveva mai provato il terrore che cercava
di descriverle. Non importa, si era detto allora. Lei
lo amava, e tanto bastava. Aspettarsi di essere capito fino
in fondo non era realistico.
Andr giusto qualche ora domattina, tanto per orientarmi
un po', dice lei, allungandosi per dargli il bacio della
buonanotte. Cos dopo possiamo fare un giro, vedere
la spiaggia.
Lui le sfiora il viso con la mano.
Va bene, dice, spegnendo la lampada sul comodino.
Mattina presto, una luce grigio peltro sospesa al centro
della stanza lascia gli angoli al buio, sfoca i contorni della
sedia e della scrivania.
Lui si veste con calma; con calma si chiude la porta alle
spalle. Fuori l'aria  fredda, la foschia ammanta le strade. Si
dirige verso il castello, e da l prende il sentiero che costeggia
le mura del parco della cattedrale. Di fronte ha la scogliera,
con l'erba che si spinge fino al limitare. Paul si porta
sul ciglio. Dal basso gli arriva lo sciabordio e lo spumeggiare
del mare, il cupo tonfo di un masso che oscilla squassato
dalle onde. Il tutto  invisibile, laggi, nella nebbia.
Meglio cos, pensa.
Scusa, caro, mi daresti una mano? fa una voce alle
sue spalle.
Voltandosi, vede una vecchia intabarrata in un cappotto
di lana verde.  a meno di un metro, con una borsa
della spesa. Paul non capisce come ha fatto a non accorgersi
che si  avvicinata tanto. Guardandola pi attentamente,
si accorge che  la vecchia del ristorante, gli occhi
marroni incastonati nella pelle rugosa.
Non volevo spaventarti, caro.  solo che mi  caduta
un po' di spesa. Dovevo passare prima da casa a lasciare
Polly -. Si gira a guardare la scogliera, dove dalla foschia
spunta un terrier bianco. In terra davanti a lei, una
busta di carta marrone.
Lui si china senza una parola a raccoglierla.
Il farmacista... ne ha sempre una nuova, borbotta
lei. Quando ha di nuovo la busta saldamente fra le mani,
dice: Tu sei americano.
Paul la fissa, come se fosse un'apparizione.
Sei qui per quel corso, vero?... Sei venuto per il golf?
Lui scuote la testa.
Aviazione? Su a Leuchars, vero?
No. Mia moglie ...
Tua moglie cosa, caro? ...  all'universit?
Lui annuisce.
Bene. Anche l ci vengono un sacco di stranieri. Niente
a paragone del golf, per. L'estate scorsa  stato un incubo.
C' stato il British Open. Sembrava che sul diciottesimo
campo fosse risorto Ges Cristo. Secondo me c'era
pi gente della tv che giocatori. Spaventoso. Tu vivi in
Texas?
Lui scuote la testa. Pennsylvania.
 vicino al Texas?
No.
La vecchia si china ad accarezzare la testa del terrier,
che intanto li ha raggiunti di corsa. Tua moglie  alle prese
coi libri e tu hai tutta la giornata per te.
Paul non risponde. La vecchia avanza di un passo,  a
meno di mezzo metro da lui. Non  il posto migliore per
divertirsi, dice, portando in avanti la testa. Senza il
golf, dico -. Lo scruta in viso, come se si sforzasse di leggere
i caratteri minuscoli di una cartina. Vuoi venire a
prendere una tazza di t?
Non sa perch, ma la segue.  l, gliel'ha chiesto, e lui
la segue.
Oltrepassano il campanile. La vecchia cammina lentamente,
girandosi a guardare se c' il cane, controllando buste
e sacchetti. Parla degli studenti universitari, si lamenta
del rumore che fanno durante il semestre, dice che normalmente
i turisti sono educati, ma non le piacciono tutti
quei pullman.
Girano prima a destra e poi a sinistra in un vicolo di
case a due piani. La vecchia si ferma davanti a una porta
e, dopo aver cercato le chiavi nella tasca del cappotto, le
infila nella serratura. Il cane corre avanti nell'ingresso buio
e la vecchia lo segue, lasciando Paul sull'uscio.
Entrando in casa, Paul si sente avvolgere da un odore
caldo, pesante. La prima reazione  di tapparsi il naso, di
respirare solo con la bocca. Poi, esitando, annusa l'aria. 
carne l'odore che sente, non  sudore n la puzza umidiccia
di uno spogliatoio, anche se non si discosta molto. 
puzza di marcio.
Respirando con la bocca, procede lungo il corridoio verso
una stanza con la luce accesa. Pensa che non si tratterr
a lungo, e intanto si chiede come si fa a vivere con quella
puzza.  sicuro che la vecchia dir qualcosa, cercher di
scusarsi. E invece, arrivando in cucina, la trova che ripone
la spesa con tutta calma.
Siediti, caro. Il t  pronto fra un attimo.
Anche se  giorno fatto, le tende sono chiuse e l'unica
luce arriva da una lampadina nuda. Paul si siede sul bordo
di una sedia vicino al tavolo, e torna a saggiare l'aria.
La puzza gli solletica le narici.
La cucina sembra un po' trascurata, i ripiani stipati di
tazze e barattoli, ma per il resto  identica a tante altre.
Non c' niente che spieghi un simile odore. Paul immagina
corpi nudi e sudaticci ammassati nelle altre stanze.
C'erano dei biscotti da qualche parte, che fine avranno
fatto? Latte o zucchero?
Guardando la vecchia trascinarsi vicino al lavandino,
si sente disorientato e cerca di ripetere fra s dove si trova,
che giorno della settimana , in che paese sono.
Latte, caro?
Ci siamo visti ieri sera al ristorante, vero? dice lui.
S, caro,  vero. Certe sere ci vado, se trovo qualcuno
per Albert. E mio nipote. Te lo far conoscere.
Sistema i biscotti su un piatto. Avete visitato altri posti?
Siamo passati da Edimburgo, dice lui.
Un postaccio. Pieno di stranieri. Che cosa fai negli
Stati Uniti?
Paul deve ripetersi quelle parole prima di rispondere.
Insegnavo, dice.
Per un attimo, rivede la classe al terzo piano del liceo,
le finestre di plastica graffiata, le sedie di metallo cromato,
i banchi beige fissati al pavimento, una cartina
dell'America, il ritratto di Lincoln attaccato alla parete sul
fondo. Gli studenti che lo fissano, in attesa che si decida
a parlare.
Che meraviglia. Nobile professione, l'insegnamento,
dice lei, poggiando una tazza sul tavolo accanto a Paul.
Se vuoi lo zucchero  l.
Depone anche la sua tazza e si siede davanti a lui.
E che cosa insegnavi?
Storia, risponde lui.
Date. Gi. Albert  bravissimo con le date... Hai figli?
No, dice lui, chiedendosi perch  l.
I figli sono una benedizione, con le dovute riserve.
Ne combinano di tutti i colori. Quando sono piccoli,
per...  un altro discorso. Tu insegnavi a quelli piccoli,
vero?
Adolescenti.
Difficili, quelli.
Segue una pausa. La vecchia si sporge in avanti. Sei
stanco, dice.
Come?
Sei stanco, caro, sotto gli occhi. Dormi poco.
Paul prova un moto di rabbia. Sarebbe tentato di cantargliene
quattro. Come si permette quella vecchia di fare
congetture? Eppure ha un'espressione cos sincera, 
talmente chiaro che non lo giudica, da smontarlo.
Il jet lag, immagino, dice.
Sorseggiando il t, sente penetrare quell'odore. Potrebbe
vomitare quello che ha bevuto da un momento
all'altro.
Hai mai mangiato il castrato appena ucciso? gli chiede.
Lui scuote la testa.
Una carne ottima. La mia amica Sibyl lo va a prendere
direttamente al macello. Rosmarino, una punta di gelatina
di menta. Veramente squisito. Potresti venire a pranzo.
Non credo che negli alberghi servano carne scozzese.
Non ne pu pi di quell'odore, comincia a girargli la testa.
Che ore sono?
 presto, caro. Le otto e mezza appena passate.
Devo rientrare.
Non c' fretta -. La vecchia gira il t. Sei uscito a
fare due passi stamattina, vero?
Lui la guarda. Mia moglie, dice. Si sar svegliata.
Devo proprio andare -. Si alza in piedi.
Be', se devi proprio scappare... peccato per, sei appena
arrivato. Va be', verrai domani. A pranzo... alle due.
La mattina piover.
No... non lo so.
Non  il caso di preoccuparsi ora, dice lei, dandogli
dei colpetti sulla spalla. Si spostano nell'ingresso. Comincia
a fare freddo in questo periodo. Entro la fine della
settimana la citt sar immersa nella nebbia del nord.
Fa passare la voglia di uscire.
La vecchia apre la porta d'ingresso. Uscendo in strada,
Paul inala l'aria fredda, ma non prova il sollievo sperato.
Arrivato in fondo alla strada, guarda in tutte le direzioni
senza riuscire a ricordare da che parte  venuto. Gradini
che conducono al secondo piano delle case a schiera,
fumo che si leva dai tozzi comignoli. Un bambino passa in
bicicletta. Paul guarda la figuretta scomparire dietro un
angolo e prende la stessa direzione.
Seguendo il suono delle voci, si ritrova in Market
Street. Sulla piazza, gli ambulanti allestiscono le bancarelle
di piante e libri di seconda mano. Un tizio con addosso
un cartello legge ad alta voce dal libro dell'Apocalisse
mentre la moglie, silenziosa al suo fianco, distribuisce
opuscoli a chi li accetta. Nella vasca vuota della fontana
ci sono alcune acqueforti del litorale. Paul attraversa
la piazza lentamente, oltrepassa banchi coperti di prodotti
da forno e porcellane, annusa gli odori nell'aria lungo il
percorso.
Dove sei stato? grida Ellen appena lo vede entrare
nell'atrio. Si pu sapere dove sei stato?
Lui la guarda con quella che immagina sia un'espressione
implorante.
Paul, dice lei, la voce che trema. Gli butta le braccia
al collo, gli preme la testa contro la spalla.
Perch non mi hai svegliato? Che succede?
Ha usato tutte le parole che aveva per descriverle il proprio
stato. Ora non farebbe che ripeterle. Una ripetizione
egoista. Quante volte cercher rassicurazioni in cui non
creder mai?
Avrebbe dovuto smettere da un pezzo.
La tiene fra le braccia, stringendola pi forte perch
non gli viene in mente niente da dire.
Trascorrono il resto della mattinata in camera. Paul si
siede sulla sedia vicino alla finestra mentre Ellen legge il
giornale. Ha telefonato in biblioteca per avvisare il curatore
che comincer con un giorno di ritardo.
Col passare degli anni, il suo modo di prendere Paul 
cambiato. Ha letto libri e articoli sulla depressione e i suoi
sintomi, parlato con gli psichiatri che l'hanno avuto in cura,
affrontato il problema da quella ricercatrice che . Conosce
i dettagli clinici e non fa che ricordargli che si tratta
di un problema chimico, di una malattia curabile: prima
o poi un medico trover la formula giusta.
Dalla finestra, Paul vede un tizio infilare una lettera
nella buca al di l della strada, chiedendosi che odore avr
l'interno del guanto di pelle di quell'uomo. Si porta una
mano al naso e annusa il palmo.
Vuoi telefonare al dottor Gormeley chiede Ellen.
Paul abbassa lo sguardo, fissandolo sulla fettuccia di lana
della poltrona; dei filamenti di polvere si depositano
sulle fibre azzurre. Scuote la testa.
Quella notte non riuscendo a dormire, va in bagno a
fare pip. Lascia cadere l'urina sul bordo della tazza, poi
si mette a quattro zampe e annusa. Sente l'odore delle crepe
nelle piastrelle, del tappetino umido, della biancheria
di sua moglie, dei peli e della pelle nello scarico della vasca.
Passa un dito dietro l'armadietto delle medicine e assaggia
la polvere grigio bianca. Niente si avvicina alla puzza
che c' in quella casa.
La mattina dopo non fa che piovere, come aveva previsto
la vecchia. Loro pranzano nella sala semideserta
dell'albergo. All'altro capo, una coppia di tedeschi litiga
sottovoce su una cartina. Ellen propone a Paul di accompagnarla
in biblioteca, dove potrebbe leggere i giornali inglesi.
Le servono solo un paio di giorni, dice, dopodich
potranno prendere il treno e tornare a Edimburgo, visitare
un altro po' la citt.
Sul bordo della tazza di Ellen c' un pezzetto di foglia
di t, un lucore sul burro rammollito; una mosca nera sfrega
le antenne sulla tovaglia bianca del tavolo. Paul immagina
la biblioteca e gli scatta subito la paura per il senso di
oppressione che secondo lui proverebbe l dentro. E la
paura ormai nota di trovarsi ovunque, di impegnarsi nella
decisione di restare in un posto.
Credo che far una passeggiata, dice.
Hai preso la pillola stamattina? chiede lei. Non c'
impazienza nella voce. Con gli anni si  allenata a controllarla,
il che serve solo a ricordargli quanto le  stato di
peso, costringendola a quelle penose precauzioni. Annuisce,
bench in bagno si sia nuovamente liberato della pastiglia,
sapendo che lei le conta.
Quando Ellen esce per andare in biblioteca, lui si incammina
verso la piazza, dove oltrepassa i banchi di libri
e porcellane diretto ai vicoli. Giunto alla casa bussa al pianterreno,
la porta si apre e la vecchia si fa da parte per farlo entrare.
Buon pomeriggio, dice. Ieri non ci siamo presentati.
Io sono la signora McLaggan.
Paul Lewis, fa lui.
Bene, signor Lewis. Sono contenta che sei venuto -.
Percorrono il corridoio fino alla cucina. Ci vorr un minuto, -
dice la vecchia dirigendosi nell'altra stanza.  a
quel punto che Paul annusa l'aria, scoprendo che  pesante
e stantia come il giorno prima. Nella stanza accanto si
accende una luce, la vecchia lo chiama e lui oltrepassa la
soglia.
Le finestre in fondo alla stanza sono completamente
oscurate da una parete di secchielli di plastica trasparente
pieni di una sostanza che sembra vaselina. Disposti su
un'unica fila, formano delle pile che salgono dal pavimento
al soffitto. Addossata alla parete accanto c' una rastrelliera
di metallo con le rotelle a cui sono appese pi di venti
tute da ginnastica blu, tutte uguali. Su una credenza di
fronte, sono disposti i piatti con agnello, patate e fagioli
fumanti. La signora McLaggan  in mezzo alla stanza sotto
un'altra lampadina nuda. Al centro, una tavola apparecchiata
per due.
Il soffitto basso, la luce elettrica, le pareti marroncine,
quegli strani oggetti: tutto contribuisce a far sembrare la
stanza una stazione secondaria su una rotta commerciale
dimenticata, o un bunker non ancora raggiunto dalla notizia
che la guerra  finita.
Allora, caro, prendi pure da solo tutto quello che vuoi, -
dice la signora McLaggan, in piedi vicino alla sedia.
Lui non ha fame, ma riempie lo stesso un piatto e si siede.
Sicch la signora Lewis se la cava bene all'universit, vero? -
dice la donna, dopo essersi servita e seduta anche lei.
S.
Per un paio di minuti, mangiano in silenzio.
Pensavo che oggi potresti conoscere Albert, dice la
vecchia. Gli ho parlato di te. Non  sempre facile capirlo,
ma credo che sia ansioso di conoscerti.
Lo fa spesso?
Che cosa, caro?
Ricevere ospiti che non conosce... estranei.
La signora McLaggan abbassa gli occhi sul piatto e sorride.
Tu qui non sei un estraneo, dice. Al ristorante,
l'altra sera... Come dire?... In un certo senso ti ho riconosciuto,
non come se ti avessi gi visto o cose del genere,
ma ti ho riconosciuto. E poi ieri mattina... La voce
si spegne.
Vuoi un bicchiere di vino? gli chiede. Sono anni
che Paul non tocca un goccio d'alcol per via dei farmaci...
tra le avvertenze, le precauzioni.
Certo, risponde.
Lei ne versa un bicchiere ciascuno. Sai, mio nipote 
malato -. Detto questo si interrompe, facendo vagare lo
sguardo a sinistra, poi a destra, quasi decidesse come continuare.
Glenda, mia figlia... era giovanissima quando l'ha
avuto. Il padre era uno che non ho mai visto. I vecchiacci
da queste parti non fanno che dire: Ai nostri tempi non
era cos. Io, per, non lo so. A me sembra che il mondo
fra tanti guai ne ha sempre una bella scorta pronta per le
femmine... Di diverso, se vogliamo, c' che se n' andata
lasciandomi Albert. Ai miei tempi non sarebbe stato cos
facile, no davvero, una donna che se ne va in giro per il
mondo a quel modo. Ma tant'. All'inizio  stata a Manchester.
Poi un po' a Londra.
Sorseggia il vino.
Uno cerca di non giudicare... Naturalmente quando
Albert si  ammalato l'ho chiamata. Per dirle che era finito
in ospedale. Ho provato all'ultimo numero che mi aveva
lasciato. Nessuna risposta, linea disattivata. Ormai sono
tre anni che  malato.
Solleva lo sguardo su Paul e sorride, debolmente. Sto
qui a farla tanto lunga con i miei problemi.
Non si preoccupi, dice lui. Ha vuotato met bicchiere.
L'odore della casa, esaltato dall'aroma del vino, gli
d di nuovo alla testa, ma ora oppone meno resistenza.
Tu sembri una persona molto comprensiva, dice la
vecchia.
Finito di mangiare, tornano in cucina e la signora
McLaggan mette il bollitore sul fuoco. Allora, andiamo
su a trovare Albert?
Va bene.
Fa bollire l'acqua e sistema la tazza su un vassoio. Paul
la segue su per le scale. Percorrono un corridoio angusto.
L'odore si fa pi intenso. Si fermano davanti a una porta
e lei gli fa segno di aprirla.
All'inizio  un po' dura, dice.
L'aria nella stanza  cos satura di quella puzza che a
Paul sembra di essere schiacciato contro il corpo di un altro
e costretto a respirare attraverso i pori della sua pelle:
un odore familiare esaltato al punto da dargli il voltastomaco.
 una stanza piccola, con una sola finestrella aperta
in cima. Nell'angolo, un ragazzino di dieci o dodici anni
steso in un letto. Ha una tuta da ginnastica blu tutta
piena di chiazze unte. La faccia e il collo sono rossi e incrostati
di pelle secca. I polsi e il dorso delle mani sono coperti
di piaghe umide e punti in cui compare la carne viva.
Sentendoli entrare si muove appena, spostando in modo
impercettibile la testa.
Albert, questo  il signor Lewis. Ti ho parlato di lui.
 venuto a trovarti.
La signora McLaggan depone il vassoio sul comodino.
Il ragazzino guarda Paul, gli occhi intrappolati in una serie
di pieghe rosa e rosso lividi.
Perch non ti siedi su quella poltrona? dice la vecchia.
Lei si mette su uno sgabellino accanto al letto e riempie
una tazza. Reggendo quella con una mano e un cucchiaino
con l'altra, porta il liquido alla bocca gonfia del
bambino.
 camomilla, dice dolcemente. Ti piace la camomilla.
Il bambino si sforza di sollevare la testa dal cuscino;
mentre sorseggia gli tremano le labbra.
Scusalo se non  di molte parole. Ultimamente il dolore
 stato insopportabile, vero, Albert? Si gira verso
Paul. Scommetto che neanche Giobbe ha sofferto tanto.
Paul scorge i piedi del bambino in fondo al letto, le
piante coperte di calli bianco brunastri duri come il cuoio.
Ti ricordi, Albert? Ti ho raccontato che il signor
Lewis  uno storico. Sono sicura che sa tutto di tutto.
Quando ha finito di dargli da bere, la vecchia mette da
parte la tazza e apre la cerniera della giacca del bambino.
Anche il petto  tutto rosso e disseminato di piaghe e pelle
squamata. Prende un panno, lo immerge in un secchiello che ha accanto
e comincia a spargere delicatamente la
pomata sulla pancia di Albert, che sospira sentendosi spalmare
quella gelatina.
Il preferito di Albert  Enrico Secondo. Abbiamo appena
cominciato a leggere delle cose su di lui, vero? Tu sai
qualcosa di Enrico Secondo, signor Lewis?
La puzza unita alla vista del bambino  veramente troppo,
Paul si sente sul punto di svenire.
Io...  tanto che non leggo quelle cose... dai tempi
dell'universit, riesce a dire dopo un breve silenzio. Io
insegnavo storia americana.
Ma ti ricordi qualcosa del periodo medievale, no? -
fa lei speranzosa.
Respirando dalla bocca, Paul riesce a placare quel languore
allo stomaco. Il bambino lo fissa con una smania che
non gli sembra n disperata n spaventata.  semplicemente
una smania, un bisogno.
Era un re importante, dice Paul, pietrificato dallo
sguardo del bambino. Questo me lo ricordo.
Hai visto? Sa tutto su di lui. Scommetto che conosce
delle storie che non hai mai sentito. Magari te ne racconta
una. Gliela racconti una storia ad Albert?
Paul annuisce, senza la minima idea di cosa dir.
Tua nonna ti ha raccontato di Stefano? chiede, riesumando
quel nome da un corso seguito anni prima.
Albert cerca di scuotere la testa.
Be'...  il re venuto prima di Enrico, era figlio di...
La mente gli si ottenebra. La signora McLaggan ha sollevato
il panno dal petto del bambino. Paul vede le pustoline
bianche che punteggiano la pelle rossa; l'anello
d'oro annerito al dito della vecchia; le figurine sulla carta
da parati scolorita vicino al letto.
Non mi ricordo di chi era figlio, fatto sta che fecero
un patto... Stefano avrebbe regnato se, interrotta con lui
la linea di successione, fosse salito al trono Enrico...
Paul annaspa di nuovo, ricordando l'enorme aula magna
dove un tizio con l'accento tedesco insegnava storia
dell'Europa antica.
Stefano mor presto. E Enrico, poco pi che diciottenne,
se non sbaglio, divenne re del pi grande impero
europeo.
Quando smette di parlare, la stanza sembra pi silenziosa
di quando ha cominciato, gli occhi del bambino pi
calmi.
Prese moglie, dice Paul, sentendo sopraggiungere
un altro ricordo che non sapeva di avere.
Eleonora d'Aquitania. Era la figlia di un signore che
regnava su parte della Francia, e sposandola Enrico aggiunse
quelle terre al suo impero. Ebbero molti figli. I maschi,
per, ingaggiarono un'aspra battaglia con il padre. E
anche Eleonora si schier contro Enrico...
Racconta al bambino della prima volta che Eleonora
venne imprigionata in Normandia, descrivendo la cella,
infiorando il racconto, e la storia di come Enrico la tenne
segregata per anni a Winchester e a Salisbury. Mentre
lui parla, la vecchia passa il panno sulla fronte di Albert.
Paul ricorda Tommaso Becket, assassinato a Canterbury,
i cavalieri che avevano agito in base alle parole
rabbiose di Enrico, quelle stesse che Paul ripete ora, come
il suo professore le ripeteva a lui: C' nessuno disposto
a liberarmi da questo prete seccatore? E cos
quelli tornarono in Inghilterra e lo pugnalarono, dentro
la sua cattedrale. L'amico d'infanzia di Enrico, la sua coscienza.
Ora, mettendo insieme i ricordi, Paul comincia a tracciare
il ritratto di un re inquieto che per trentacinque anni
non dorm mai nello stesso letto per pi di due settimane,
errando per i suoi immensi domini, combattendo
contro figli ingrati. Ed ecco le lotte con i baroni, la guerra
in Francia, l'ultima prigionia di Eleonora. A un tratto
la narrazione procede con fluidit, riferendo di scorribande
da un capo all'altro della Manica e di accordi violati,
mentre Paul schiude come un fiore il mondo dei Plantageneti
a beneficio del bambino, conoscendo quella fame
di affermazioni solenni, dichiarazioni di guerra, assedi ai
castelli, uomini che si battono all'ultimo sangue, vincitori
in piedi sui bastioni con gli spadoni alti sulla testa: tutta
la ricchezza e la violenza meravigliose dell'immaginazione
di un ragazzo.
Molto meglio di qualsiasi libro, dice la signora
McLaggan quando Paul ha finito. Piega il panno e lo mette
nel cestino per la carta straccia. Tua nonna mica  capace
di tanto, vero Albert?
Appena un accenno di assenso da parte di Albert.
Sono sicuro di aver fatto un po' di confusione, dice
Paul. Ci sono tante di quelle cose da raccontare: Riccardo,
le Crociate.
La luce nella stanza ha cominciato ad affievolirsi. Ellen
a quest'ora sar tornata dalla biblioteca, pensa Paul.
Sar rientrata in albergo scoprendo che lui non c'. Sembra
inverosimile che siano ancora nella stessa citt, che lui
non si sia spinto pi lontano.
Ora ti lasciamo riposare, dice la vecchia. Chiss
che il signor Lewis non torni domani. Ti piacerebbe? Si
china e sfiora la guancia del bambino con le labbra.
Nell'ingresso al piano di sotto, mentre accompagna
Paul alla porta, la signora McLaggan si ferma.
Scusami, dice. Avrei dovuto dire qualcosa su questa
puzza. E che non volevo spaventarti.
Non si preoccupi.
Vedi, signor Lewis, mio nipote presto morir. Penserai
che sono crudele, che dovrebbe stare in ospedale, e
fai bene a pensarlo. Ma c' stato in ospedale, sai, c' stato
un anno e mezzo. Io avevo sentito parlare della psoriasi,
sapevo che la tristezza, le preoccupazioni e tutto il resto
possono farla peggiorare. Ma non pensavo che potesse
aggravarsi tanto.
Afferra Paul per il braccio.
Signor Lewis, lui ha voluto tornare a casa. Sapeva che
cosa significava lasciare l'ospedale, ma ha voluto tornare a
casa.
Fuori  quasi buio. Nelle case si sono accese le luci, e
dalla piazza sono sparite le bancarelle degli ambulanti. Paul
cammina a passo lento nell'oscurit sempre pi fitta. Al
fondo delle strade che gli scorrono a lato, si aprono squarci
di cielo e d'acqua, banchi di nuvole che galleggiano
sull'orizzonte.
Ellen lo sta aspettando nella camera d'albergo. Si vede
che ha pianto, ma ora ha smesso. Non ha l'espressione
preoccupata del giorno prima. Ha preso le valige e infilato
dentro parte dei vestiti.
Rimangono qualche minuto senza parlare.
Ho chiesto gli orari alla reception, dice alla fine.
Possiamo prendere un treno domattina.
E le lettere che sei venuta per leggere?
Lei gli lancia un'occhiata. Non le ha mai visto
un'espressione cos esausta.
Le ho viste, dice.  seduta sul bordo del letto, le
mani giunte in grembo. Il suo modo di gesticolare:  una
delle cose di cui si era innamorato. Quelle mani che si aprivano,
le dita tese, quelle braccia che descrivevano archi e
cerchi rapidi, quell'energia che a lui sembrava miracolosa.
Scusa,  tutto quello che Paul riesce a dire.
Lei si inginocchia in terra e comincia a ficcare in valigia
il resto delle loro cose, col viso rigato di lacrime.
 nel cuore della notte che Paul si sveglia e va a sedersi
vicino alla finestra. L'albergo  tranquillo e in strada non
c' traffico. Sente lo sciabordio assiduo del mare e immagina
il grigiore della notte nelle acque del nord l fuori.
Una volta, da piccolo, i suoi genitori l'hanno portato
su una nave da crociera, e una sera, dopo cena, mentre lui
e suo padre erano sul ponte, Paul ha immaginato come sarebbe
stato cadere, scomparire in quell'oscurit immensa,
anonima. Ricorda ancora come il cuore gli martellava, come
si era aggrappato a quel parapetto che lo separava dalla
morte.
Chi pu dire tutto quello che  successo da allora, o perch?
Da grande, si  figurato la propria fine tante di quelle
volte che il pensiero giunge come un vecchio amico, pronto
a rassicurarlo.
Rimane seduto pi di un'ora, ad ascoltare l'acqua. 
calmo mentre si dirige alla scrivania;  calmo mentre scrive
un biglietto a Ellen.
Sono stato un peso per troppo tempo. Spero che finirai
per ricordare i momenti migliori. Ti prego, perdonami.
Dopo colazione salgono su un taxi che li porta alla stazione.
Montano sulla prima vettura del treno, depositando
le valige in un portabagagli vicino all'uscita, e cercano
uno scompartimento.
Gli altoparlanti annunciano che il treno si tratterr in
stazione dieci minuti, proprio come riportava l'orario che
Paul ha consultato.
Ellen fruga nella borsa in cerca di qualcosa. Paul stringe
la busta che ha in tasca.
Quando lei si china in avanti, i capelli con la scriminatura
al centro si liberano da dietro le orecchie. Paul ha lavato
quei capelli neri come il velluto la prima settimana di
matrimonio; erano stesi nella vasca da bagno a casa di Ellen
e lui aveva insaponato quella testa che teneva poggiata
sul petto. Avrebbero avuto tre figli, aveva detto lei. Ci
sarebbero stati ripostigli pieni di giocattoli e cappottini invernali
e vacanze estive e una casa dove fare ritorno.
Basta, pensa Paul, e la smette con i ricordi. Nella sala
d'attesa del dottor Gormley, ci sar ancora l'attaccapanni.
Il distributore dell'acqua beige. Le riviste con le orecchie.
Il brusio. L'aria inodore. Vede Ellen percorrere da
sola il reparto di un supermercato, fermarsi, prendere una
lattina dallo scaffale. Si sente incredibilmente stanco.
Dal finestrino, Paul guarda gli ultimi passeggeri salire
in fondo al binario. Il rombo del motore si leva pi alto.
Paul si alza in piedi e si china a baciare Ellen sulla guancia.
Vado un attimo in bagno, dice, e poi non pu fare
a meno di aggiungere: Starai benissimo.
Certo, dice lei distrattamente, esaminando i biglietti.
Lui attraversa velocemente il corridoio. In fondo alla
vettura, prende la sua valigia dal portabagagli e scende dal
treno. Il controllore  sul binario.
C' una donna al numero dodici, gli dice Paul. -
Potrebbe darle questa?
Il controllore prende la busta senza particolare interesse.
Gliela far avere, dice, mettendosi il fischietto fra
le labbra.
Quando imbocca il vicolo, vede la signora McLaggan
di ritorno dalla spesa. La donna non si accorge di lui finch
non se lo ritrova sulla porta.
Signor Lewis, dice, lanciando un'occhiata alla valigia.
Sei venuto a trovarci. Che gentile, chiss come sar
contento Albert.
Di nuovo quell'odore pungente di marcio mentre entrano
in corridoio seguiti dal terrier. In cucina, Paul guarda
la signora McLaggan tirare fuori dalla sporta di stoffa
verdure e scatolette.
Fa pi freddo stamattina, dice lei. La nebbia del
nord arriver da un momento all'altro. Allora s che per
un paio di giorni non si vedr a un palmo dal naso.
Dopo aver messo a posto la spesa, riempie il bollitore
sotto il rubinetto. Ieri Albert si  proprio divertito.
Ma lei come fa? chiede Paul. Sapendo che sta per
morire.
La vecchia sistema latte e zucchero su un vassoio.
Sembrer strano, lo so, ma a dire la verit l'idea non
mi fa molto effetto. Sono stata infermiera in un ospedale,
sai. Prima che tu nascessi, caro, durante la guerra. Cercavano
disperatamente del personale. I negozi erano tappezzati
di annunci dove si diceva che le donne giovani dovevano
andare al sud. Io non c'ero mai stata. Mi hanno
messa in un ospedale fuori Southampton, dove mandavano
quelli che non sarebbero tornati al fronte. Per essere
in salute lo erano quasi tutti, solo che mancava a chi una
gamba, a chi un braccio... Poi c'erano i moribondi. Per
quelli c'era poco da fare, a parte dargli un po' di conforto,
nei limiti del possibile. Certe infermiere, sai com', erano
giovani, lo eravamo tutte, dicevano ai moribondi che
sarebbe andato tutto bene. Ma ti dir, signor Lewis, che
io non riuscivo mica tanto a tranquillizzarli. Mi sentivo
una bugiarda.
Versa l'acqua bollente nella teiera.
I letti avevano le ruote. Dopo che i dottori avevano
fatto il giro, io mettevo quelli pi gravi uno vicino all'altro,
cos potevano parlare. Secondo me erano contenti di
farlo sapere a qualcuno.
Sciacqua il bollitore e lo rimette sul ripiano.
Salgono ancora una volta le scale, con la signora McLaggan
che regge il vassoio. Albert dorme, il viso rosso girato
da una parte sul cuscino. La signora McLaggan depone
il vassoio sul comodino.
Ora ti lascio con lui, dice, poggiandogli una mano
sulla spalla.
Uscita la vecchia, Paul si siede sullo sgabello accanto al
letto. Da l, riesce a indovinare la fisionomia del bambino
sotto la pelle marcescente: le labbra sottili e il naso aguzzo,
la fronte ossuta dei suoi avi celtici, gli angoli del cranio
che spuntano sulle tempie. Paul respira liberamente,
lasciando che la puzza gli salga nelle narici.
Non ci vorr molto, pensa, per nessuno dei due.
Il bambino muove appena la testa sul cuscino e si sveglia.
Vuoi sentire un'altra storia? chiede Paul.
Albert annuisce. Non  un ringraziamento che Paul legge
in quell'espressione, bens il perdono.
Raccontami dei re.
...
.
...
Riunione.
...
.
...
Quando finalmente arriv, la lettera del pastore era in
una busta prestampata senza mittente. La firma in calce
era tracciata in bella calligrafia. La richiesta era stata accolta,
i provvedimenti presi. Il conto andava saldato presso
il consiglio locale; veniva fornito un indirizzo. James la
lesse lungo le scale che portavano al suo appartamento.
Trovate le chiavi e entrato in casa, mise la lettera sul camino
per essere sicuro di non dimenticarsene.
Simon, il direttore dell'agenzia immobiliare, in un primo
momento aveva trovato strano che James chiedesse le
ferie con cos poco preavviso, e tutte e quattro le settimane
insieme, per giunta. Ma era piena estate, non si vendeva
niente, il tempo non era mai stato cos bello. Gli aveva
detto che poteva andarsene anche subito se non lasciava
lavori in sospeso, ma quello non era un problema: James
aveva provveduto a sbrigare tutto prima di inoltrare la richiesta.
Ora, nel soggiorno di casa sua, tolse dalla ventiquattrore
le mille cosette che aveva raccolto dalla scrivania
e mise sulla credenza la foto incorniciata del padre.
Che ne dici di bere qualcosa insieme prima che prendi
il largo? gli aveva proposto Patrick, il collega coi capelli
rossi. Si era dimostrato gentile e disponibile fin
dall'inizio, eppure James si sent preso in contropiede da
quell'offerta, la prima in un anno di conoscenza. Che cosa
avrebbe detto, in un pub, a quel tizio che era stato tanto
spesso nei suoi pensieri? I colleghi avevano sbirciato da
sopra i tramezzi. Magari un'altra volta, era tutto quello che James era riuscito a rispondere.
Mise a posto la spesa e fece una doccia, dopodich si
piazz davanti allo specchio avvolto in un asciugamano.
Pass il rasoio tre o quattro volte sulla pelle tesa del mento
prima di ottenere una rasatura come diceva lui. Sbarbato,
dimostrava meno di venticinque anni; con i capelli
tagliati a dovere, poteva ancora passare per un universitario.
Esamin la pelle sotto gli occhi, notando una leggera
screpolatura, un'eruzione appena accennata sotto la superficie.
Ma bastava allontanarsi dallo specchio perch
scomparisse, e James osserv il suo viso liscio con moderata
soddisfazione; non male, pens.
In camera da letto, trov una T-shirt pulita e un paio
di boxer piegati con cura nel cassetto del com. La stanza
era impeccabile come sempre: il letto fatto, le tende chiuse,
la roba da portare in lavanderia in un cesto nell'angolo.
Appese il vestito alla gruccia, si infil i mocassini col
calzante e mise la cravatta sulla sbarra dentro lo sportello
dell'armadio, chiedendosi, nel frattempo, quanto sarebbe
durato quell'ordine.
Nel parco, i bambini scorrazzavano per i campi da tennis
pubblici, colpendo palline che tracciavano lenti archi
nell'aria umida. Lungo tutto il perimetro, la gente faceva
jogging sul sentiero asfaltato. James attravers il prato, diretto
al filare di alberi dai rami che ondeggiavano contro
l'oscurit incombente nel cielo. In frigo c'era da mangiare,
ricord a se stesso, ed era pronta una guida ai programmi
televisivi serali nel caso si fosse perso d'animo. Si
sedette su una panchina sotto gli alberi. Ogni tanto sentiva
passare una macchina alle sue spalle oltre il muro di pietra
che circondava il parco. La musica proveniente da una
finestra aperta seguiva l'altalena del vento, perdendosi nel
suono silenzioso degli alberi. Una coppia, mano nella mano,
camminava ai margini del parco. Era bastato uscire
dalla metropolitana perch la ventiquattrore diventasse un
peso insopportabile; lui aveva la cravatta allentata, lei, le
scarpe da ginnastica. James li guard scomparire oltre il
cancello, diretti all'alveare di casette a schiera che dalla
zona sud di Londra si estendeva lungo il fiume.
Erano le sette e mezza, la luce cominciava a digradare,
e i genitori recuperavano i figli dal campo di calcio. Un
giardiniere poco lontano riponeva gli attrezzi nel capanno
municipale prima di chiudere la porta con un lucchetto.
Una donna di mezza et in abito da sera faceva fretta a un
terrier lungo il bordo del prato, tirandolo verso le luci delle
case, ora visibili attraverso l'arco del cancello.
James apr il blocchetto di carta da lettere e cominci
a scrivere sui piccoli fogli a righe:
Caro pap,
Oggi ho lasciato il lavoro alla Shipley. Ultimamente si facevano
pochi affari, e non credo che sentiranno la mia mancanza. Io da
parte mia ce l'ho messa tutta. Ho lavorato giornate intere e fatto
non so quante telefonate, ma al momento il mercato ristagna e in
tre settimane nessuno ha piazzato una sola vendita. Il mio capo si
 dimostrato disponibile, dicendo che potevo prendere le ferie anche
subito. La cosa pi difficile  stata dire addio a Patrick, quello di cui ti ho parlato. Avevamo socializzato abbastanza, stasera mi
ha perfino chiesto di andare a bere qualcosa, ma avevo paura di
quello che sarei stato tentato di dire. Non credo che si sia accorto
delle mie occhiate in ufficio. Ti sembrer strano che mi preoccupo
tanto del ragazzo alla scrivania di fronte. Alla mia et tu avevi gi
sposato la mamma. Mi chiedo che idea ti sarai fatto.
Distingueva appena le parole sulla pagina quando si accese
il lampione al di l del muro. Chiuse il blocchetto e
lo rimise in tasca. Il parco era buio. Sulla debole incandescenza
cittadina si levavano le torri illuminate del centro
residenziale di Sand's End. Il rumore distante del traffico
sull'altra sponda del fiume che gli veniva incontro scivolando
sull'erba faceva apparire enorme lo spazio davanti
a lui, mentre tranquille ondate di oscurit gli rotolavano
ai piedi. Trascorsi pochi minuti, sent i primi passi sul sentiero,
lenti, a intermittenza. Poi, sulla sinistra, scorse con
la coda dell'occhio una sagoma che si aggirava fra gli alberi,
ma quando si volt a guardare era sparita. Ora il lampione
faceva l'effetto di un riflettore che gli impediva di
vedere la casa immersa nel buio. James si apr la cerniera
del giubbotto e infil le mani nelle tasche dei jeans. Una
luce sfarfall vicino alla siepe accanto ai campi da tennis,
accese la punta di una sigaretta e si dilegu, lasciandosi
dietro un bagliore di brace. James si accorse di avere il fiato
corto; lasci cadere le spalle e disse a se stesso di rilassarsi.
Qua e l, foglie allontanate da piedi striscianti. Alzandosi
dalla panchina, si diresse verso il folto d'alberi dietro
il capanno del giardiniere, e attese con impazienza che
gli occhi si abituassero all'oscurit. Si appoggi a un albero,
allenando tutti i sensi all'assenza di luce. Poco distante,
un uomo emise un gemito leggero. Da sopra il muro arrivava ancora la musica.
Passarono vari minuti prima che intuisse l'approssimarsi
di una sagoma. Man mano che l'uomo si avvicinava,
James si accorse che portava un completo, la cravatta
allentata sul colletto della camicia bianca. Poco meno che
quarantenne, indovin subito James, indeciso se farsi
avanti o battere in ritirata. Dall'ombra emerse il viso: collo grosso, doppio mento, i lineamenti di quello che doveva
essere stato un bel ragazzo dissimulati dalla carne del
viso di un uomo. Ormai avevano incrociato gli sguardi e
James aveva gi il terrore paranoide di deluderlo se si fosse
allontanato a quel punto. Quello abbozz un mezzo sorriso,
generoso e disarmante. James abbass lo sguardo. La
mano sulla spalla lo colse di sorpresa, ma si abbandon a
quel contatto, trasformando il braccio teso dell'uomo in un abbraccio.
Dopo, rientrando a casa, sent l'aria fredda contro il viso.
Tornato a respirare a pieni polmoni, fece di corsa i due
isolati che separavano il cancello del parco dal portone di casa
sua. Lungo le scale, si sent stordito, come se a un tratto
gli si fosse impoverito il sangue, e sull'ultima rampa rallent.
Pass una settimana. Il marted lo chiamarono dall'ufficio
per una casa a Parson's Green; non trovavano la pratica.
James lasci rispondere la segreteria e richiam la
mattina dopo. Come andavano le vacanze? chiese Simon.
Dov'era stato? In un paesino della Cornovaglia, rispose
James, un semplice bed-and-breakfast, a due passi dal mare.
Che meraviglia avere un po' di tempo tutto per s.
Le matines costavano meno degli spettacoli serali e a
Londra i cinema non mancavano. Prima guard tutti i film
che si era perso negli ultimi mesi poi, con un balzo all'indietro
nel tempo, pass ai cine club: classici degli anni Settanta,
registi italiani, film di Dirk Bogarde. Se si alzava alle
undici, faceva colazione con tutta calma e sceglieva un
film lungo, la matine continuava fino a pomeriggio inoltrato
e la sera arrivava in un baleno. Cucinava a casa e di
notte faceva una puntata al parco. Ogni sera, seduto sulla
panchina nell'attesa che la luce si affievolisse, scriveva
una lettera al padre, anche solo poche righe, assicurandosi,
appena arrivato a casa, di infilarla in una busta.
Un venerd sera, tornando a casa dal cinema scopr che
il frigo era vuoto; aveva visto un doppio spettacolo e i negozi
ormai avevano chiuso. Felice di non dover cucinare,
fece una doccia, si cambi e and a cena fuori.
Il locale era stipato di gente che si era fermata a mangiare
dopo il lavoro e poco a poco si andava ubriacando.
James si sedette da solo a leggere il giornale a un tavolo vicino
alla cucina. Appena arrivata l'ordinazione, sent una voce alle sue spalle.
Sei tu, Finn? Voltandosi vide un suo coetaneo dal
viso largo, l'incarnato acceso dall'alcol, che lo sbirciava
dall'alto. Clive Newman, di Stockwell, ricordi? La partita
di calcio nella nebbia -. Senza aspettare conferma,
continu: Che coincidenza pazzesca, vero? Sono tornato
da Hong Kong finanza solo per una settimana, e c'
qui anche Trisha, la mia ragazza. Perch non ti unisci a
noi, Jamie? Jamie, giusto?
James.
Giusto. Di, mangia con noi, disse perentorio, sollevando
il piatto di riso dal tavolo di James e dirigendosi
verso il suo. Che cosa poteva fare? Raccolse il resto della
cena e si spost riluttante sul lato opposto del ristorante,
dove un gruppo di sette o otto persone era riunito intorno
a un tavolo disseminato di bicchieri di birra.
Ehi, voi! Abbiamo qui il pi abile attore di
Stockwell... HMS. Pinafore, dico bene, Finn? Alcuni
dei presenti accennarono una risatina distratta, gli altri
continuarono a chiacchierare. Qualcuno aveva passato il
tandoori di James lungo la tavolata e una ragazza con la
collana di perle e il rossetto lo stava piluccando con una
forchetta.
L'abbiamo ordinato? chiese.
Veramente... cominci James, ma Clive gli aveva
messo un braccio intorno alle spalle e aveva attaccato a
parlare.
Hai pi fatto una rimpatriata, Finn? Io ci sono andato
l'anno scorso, per la festa degli ex allievi: la solita partita
di cricket contro la squadra della scuola e tutto il resto.
Per essere una scuola media si danno un gran da fare:
tende, discorsi, tutto a regola d'arte. Dei nostri, per, non
s' fatto vedere nessuno, solo un branco di vecchioni -.
Erano arrivate le ordinazioni e gli altri cominciarono a versare
nei piatti cucchiaiate di varie misture oleose. Certo
che gli anni volano, eh? Chiss che fine fanno.
James senza volerlo riand con la mente al passato: le
gambe screpolate d'inverno; il parquet impregnato di fango
degli spogliatoi nel seminterrato.
C' tutta la vita davanti, disse Clive Newman. -
Che Cristo, abbiamo solo un quarto di secolo, non  cos,
angelo mio?
Gi, fece la ragazza seduta accanto a James, con
l'aria di non aver sentito la domanda. Trisha era un personaggio
dall'aspetto etereo con una massa di capelli chiari
come la pelle del viso. Aveva occhi grandi e sporgenti,
come se fosse perennemente sul chi vive. James trov che
erano una coppia improbabile.
Sicch sei anche tu negli affari? chiese la ragazza
con una voce sommessa che si manteneva sotto il livello
del chiacchiericcio crescente stimolato dai bicchieri nuovamente
pieni. Si rivolgeva esclusivamente a James, tagliando
Clive fuori dalla conversazione con la pacatezza
di quel tono. Clive si dedic al cibo, lasciandosi subito
coinvolgere in una discussione con il tizio che aveva di
fronte.
Be', cominci James, al momento non faccio proprio
niente.
E ti diverti? chiese lei, senza mostrare interesse per
il perch e il percome.
Non direi.
Nemmeno io -. Lanci uno sguardo alla tavolata, soffermandosi
sulla ragazza con le perle e i lucidi capelli castani
che le scendevano in una morbida onda sulle spalle.
Il suo tono nasale spiccava sulla cacofonia delle voci maschili
pi profonde. L'accento era quello della persona benestante,
il botta e risposta con gli interlocutori maschili
sostenuto con nonchalance, per non dire con una certa
spocchia. Trisha abbass nuovamente lo sguardo, esaminandosi
le mani dalle unghie laccate, premendo le pellicine
sfilacciate con l'unghia del pollice.
Mi sembra di capire che al momento non lavori, disse
James.
Lei rise. Scost il piatto che non aveva nemmeno toccato
e si mise a giocherellare con un pacchetto di sigarette.
Il sorriso si irrigid, si sgretol e ricomparve, come se
fosse collegato a fili tirati da altre mani. Poi si avvicin ulteriormente
a James e, in tono ancora pi pacato di prima,
disse: Non  come sembra. Mi trovo qui in quella che si
potrebbe definire una veste professionale. Il tuo amico Clive
voleva un po' di compagnia per il tempo che si trattiene
in citt. Secondo me  un gran coglione. Ma, a meno
che non perda conoscenza, fra qualche ora ci ritroveremo
a letto assieme -. Torn a raddrizzarsi sulla sedia e accenn
un vago sorriso a Clive, dal faccione gonfio reso ancora
pi rosso dall'alcol.
Ridi pure di me, se vuoi, aggiunse con fare nervoso,
a mezza bocca. Si gir nuovamente verso James, spinta
dall'intensit di quel pensiero. Avanti, dimmelo che
faccio una vita da schifo -. Assunse un'espressione d'attesa,
come una che vede arrivare un colpo alla testa ma 
decisa a non indietreggiare.
James si sentiva come strappato a un torpore, trascinato
nello spazio angusto del furore di quella donna e, con
sua sorpresa, non provava il desiderio di sottrarsi.
No, disse, non voglio dirti niente del genere. Davvero.
Lei mise i gomiti sul tavolo, poggiando la testa sulle mani.
Sembrava delusa. Gli altri commensali parlavano a voce
alta e ridevano, la conversazione soppiantata da aneddoti
urlati a gran voce.
Insomma sei ricco o qualcosa del genere? chiese lei
sotto quel baccano. Perci hai tanto tempo a disposizione? -
Recuper il piatto, piluccando un pezzetto di pane.
No, rispose James, provando un'improvvisa tenerezza
per quella sconosciuta. A dire la verit, sto morendo.
Per un attimo la ragazza rimase di ghiaccio, strappata
a quel compiacimento tutto suo. Sembr che le parole di
James le filtrassero nella mente, e l'espressione pass dalla
confusione all'incredulit a una specie di calma cupa.
Mi dispiace, disse, e a James sembr sincera. Ti
resta molto?
Lui la fiss nei grandi occhi neri, poi si guard le mani.
 difficile dirlo. Probabilmente no.
Era la prima persona a cui lo diceva. I farmaci avevano
funzionato per un anno e mezzo, poi, a un tratto, avevano
smesso di fare effetto. Un ceppo resistente, avevano
detto i medici. Per un attimo si sent di nuovo divorato
dalla vergogna per aver lasciato che quella malattia, da cui
l'avevano messo tanto in guardia, penetrasse nel suo corpo,
e tutto perch aveva cercato il piacere e, a un certo
punto del cammino, aveva fatto l'errore di fidarsi di qualcuno.
Ma la vita gli aveva insegnato presto che a certe cose
 meglio non pensare. La vergogna si dilegu, e lui viet
alla mente di rincorrerla.
A un tratto Clive era alle loro spalle che li stringeva in
un unico abbraccio, infilando il faccione rotondo in mezzo
a loro.
Cos'avete tanto da confabulare voi due? disse, alzando
la voce pi del necessario. Mi trattengo solo una
settimana, Finn, e voglio stare con la mia ragazza -. Prese
la testa di Trisha fra le mani e le stamp un bacio grossolano
sulle labbra. Di, fatti pi in l -. James scal di
un posto. La ragazza lo guard da sopra la spalla di Clive
e per un attimo James sent la propria tenerezza riflessa in
quello sguardo preoccupato. Clive cominci ad accarezzarle
la guancia. Lei trov il modo di sorridergli prima di
chiudere gli occhi.
Pi tardi, nel foyer del ristorante, mentre il gruppo si
preparava a uscire, Clive insistette perch James andasse
con loro la sera dopo in un pub di King's Road. Ci sarebbe
stato anche Laughton, un altro compagno di classe. James
bofonchi una scusa: un progetto lavorativo che richiedeva
molte ore.
La ragazza, appoggiata a Clive vicino al distributore
delle sigarette, non gli arrivava nemmeno alla spalla.
 stato un piacere conoscerti, disse James, ma a quel
punto si frappose un cameriere e quando si lev di mezzo
la ragazza aveva distolto lo sguardo; ripeterlo sarebbe parso
petulante, pens James. Fece un cenno di saluto e usc
dal ristorante prima di tutti gli altri.
Sul ciglio della strada che aveva di fronte, un autobus
si ferm davanti alla pensilina e un gruppetto di passeggeri
scese dalla piattaforma posteriore, disperdendosi man
mano che guadagnavano il marciapiede. Lui prese a est,
dietro le sagome che scomparivano velocemente.
La panchina vicino al muro del parco era libera, il lampione
gi acceso. Si disse che avrebbe fatto meglio a tornare
a casa. Ma a quel punto sent un fruscio di passi fra
le fronde del faggio, il rumore di un respiro corto. James
tir dritto. Arrivato al boschetto, vide un tizio con la barba
incolta e una maglietta senza maniche che procedeva
cauto fra le chiazze di fango che baluginavano in terra. James
prosegu verso il capanno e aspett a breve distanza
dal sentiero. Gli uomini, giovani e vecchi, si aggiravano
fra gli alberi, fermandosi di quando in quando a perforare
l'ombra: un indumento bianco o il bianco dei loro occhi
risoluti aleggiavano un istante nell'oscurit sorpresi da
una scheggia di luce del lampione. Lui li lasciava passare,
cercando di convincersi, come sempre, che poi si sarebbe
ringraziato per essere andato via.
A un tratto un uomo dai capelli neri e radi, con un completo
e le scarpe lucide, si avvicin indugiandogli accanto.
James rimase immobile, ricordando a se stesso di respirare.
Seguirono le presentazioni con voce soffocata, una mano
aperta piazzata sul suo petto martellante. Allung il
braccio per allentare la cravatta di quell'uomo, poi le labbra
si unirono. James chiuse gli occhi e il tumulto represso
del desiderio gli afflu rapidamente alle membra. Fece
correre le mani lungo la schiena dell'uomo, gli strinse le
spalle, lo afferr per la nuca. Nell'oscurit ormai pi totale,
prov la stranissima sensazione di abbracciare la ragazza
del ristorante, il suo corpo esile, i suoi tormenti. Si
mosse con pi dolcezza, stringendola come se stringesse
una persona anziana, o qualcuno che ha perso le forze, toccando
in un modo che era un tentativo di perdonare. Poi
si sent graffiare il collo dalla barba incolta, fece scendere
la mano oltre la cravatta allentata, e non era pi alla ragazza
che si stringeva in quella danza di apparizioni, bens
al padre. Le mani sulla patta, il preservativo, la bocca
calda: tutto sapeva di delusione.
Un mese dopo, una mattina un tizio della British Telecom
buss alla porta. Erano settimane che James buttava
la posta nell'immondizia senza aprirla, un gesto che
sembrava attirare un sacco di visitatori indesiderati. Avevano
mandato degli avvisi, disse l'uomo, cercato di contattarlo
telefonicamente, ma ormai gli avevano staccato la
linea. C'era qualche problema? Disse a James che esistevano
dei contratti agevolati per chi aveva problemi finanziari.
I soldi non c'entrano, disse James.  che non voglio
il telefono.
L'uomo appariva confuso, quasi che James fosse uno
squilibrato e il servizio in discussione quello di un centro
di recupero. Sbirci dalla finestra, come se cercasse un assistente.
Il marted precedente avevano interrotto i servizi via
cavo e subito dopo James si era accorto che non gli arrivava
pi il giornale sull'uscio di casa ogni mattina. Un pomeriggio,
mentre saliva in taxi diretto al cinema, aveva visto
due tizi con gli occhiali da sole bussare alla sua porta,
riconoscendo in loro due impiegati dell'agenzia che la Shipley
usava per riscuotere il canone d'affitto. Devono avere
le mani in pasta anche con le carte di credito, aveva pensato
James perch, pur ignorando la posta, aveva sempre
avuto l'accortezza di pagare l'affitto.
Tenga, disse James all'uomo, prendendo il telefono
che aveva avvolto nel suo stesso filo e messo ai piedi
delle scale una settimana prima, immagino che sia venuto
per questo.
Quella sera al parco, mentre la luce digradava, scrisse:
Caro pap,
ormai abbiamo superato il solstizio d'estate e le giornate cominciano
ad accorciarsi. Immagino che una lettera dovrebbe cominciare
con questo genere di considerazioni, riparandosi dietro la
banalit di certe osservazioni.
Da quando ho smesso di lavorare, il tempo ha rallentato. Penso
molto al passato, e i ricordi tendono a rendere il presente meno
reale, come il ricordo di te in piedi davanti alla porta sul retro col
vestito blu, che appoggi la testa alla pietra mentre il buio avvolge
il cortile. Certi giorni mi sembra di essere ancora in quel cortile,
mentre ti guardo chiedendomi a che cosa pensi. Tu mi ci vedi? Te
ne ricordi?
Sarai contento di sapere che per quanto riguarda i soldi ho fatto
le cose per bene. Ho compilato e firmato tutto. Mamma non dovrebbe
avere nessun problema. Ogni tanto ti trovo qua e l nel parco,
frammenti di te sparsi in mezzo agli alberi, ma i giorni passano
e il bisogno si affievolisce. Presto torner a casa.
Rimase seduto all'estremit della panchina ad ascoltare
gli alberi e la musica che veniva dalla casa pi in l. Aveva
il fiato corto, ma non per l'eccitazione. Portando la
chiave alla serratura del portone gli tremavano le mani, e
fu costretto a reggersi al muro. Lungo le scale, fece buon
uso del corrimano.
Era una mattina di pioggia sul finire di quella settimana
quando suon di nuovo il campanello. Sbirciando da
dietro la tenda, James si assicur che non fosse qualche addetto
alla riscossione delle bollette. Era Patrick, il suo collega
della Shipley. James sarebbe dovuto tornare al lavoro
cinque giorni prima, ma a quel punto non aveva gi pi
il telefono. Impossibile sapere se avevano cercato di mettersi
in contatto con lui. Medit di lasciar suonare il campanello
fingendo di non essere in casa, ma ebbe un cedimento
e and ad aprire. Patrick era sulla soglia con un impermeabile,
i capelli rossi ridotti a un ammasso di ciuffi
scuri dalla pioggia.
James! Allora ci sei! proruppe. Che  successo,
amico? Ti credevamo morto in fondo a un pozzo chiss
dove.
James rimase a fissare il ragazzo che gli aveva procurato
tanti tormenti durante quell'anno in ufficio, quando lui
provvedeva, non visto, a soddisfare ogni suo capriccio e
desiderio, capricci e desideri che con tutta probabilit esistevano
solo nella fantasia di James: un complicato sistema
di ruote in movimento, sospeso nel nulla.
Era una settimana che non parlava con anima viva e si
trov preso in contropiede dalla presenza di Patrick, come
se ormai quella persona fosse gi dovuta sparire, al pari
di un pensiero che attraversa la mente. E invece era l,
grondante di pioggia, un mezzo sorriso un po' fumato ad
aleggiargli sul viso.
Entra, disse James.
Patrick esitava, lanciando occhiate a James in accappatoio
e ciabatte, la barba incolta, con la sensazione, cos
sembrava, di essersi avventurato in una cosa pi grande
del previsto. Simon era in pensiero, disse. Socchiuse
gli occhi alla luce soffusa dell'ingresso. Non hai una bella
cera. Stai male?
Gi. Quest'eruzione cutanea... Non ne vuole sapere
di andarsene. Mi  pure venuto il raffreddore. Volevo chiamare
ma c' stato un problema coi telefoni... in tutto il
palazzo, dico.
Patrick sbirciava il soggiorno, dove scorgeva i vestiti
sparsi sui mobili, il camino disseminato di vasetti di pomata
e vecchie boccette di medicinali.
A dire il vero non torner in ufficio. Mi trasferisco.
Che storia  questa? Simon lo sa?
No. Dovrei dirglielo. Sai com', sento il bisogno di
trascorrere un po' di tempo con la mia famiglia, perci ho
deciso di non restare qui. E un po' precipitoso, lo so -.
Pur restio a ricorrere a un sotterfugio del genere, avvertiva
come un senso di sollievo; la sua era una rinuncia alla
sincerit per la sincerit, uno dei presupposti di una loro
eventuale relazione. La felicit di quell'uomo era stata un
assillo per lui, e ora poteva lanciargli uno sguardo distaccato,
giocherellando con la verit.
Scusami, non ti ho nemmeno chiesto di darmi il cappotto,
disse James, diventando a un tratto un modello
di gentilezza. Non ti vuoi accomodare dentro?
Devo tornare -. L'espressione di Patrick si fece confusa,
come quella di uno che dopo essere finito nel cinema
sbagliato si ritrova al buio con delle immagini strane e
inquietanti.
Prima di rendersene conto, James mise la mano sulla
guancia di Patrick e gli pass il pollice sulla morbida pelle
lentigginosa sotto l'occhio. Grazie, disse, grazie di
tutto.
Patrick, arrossendo, gir la testa dall'altra parte e allung
la mano in cerca della maniglia. Devo andare.
Raggiunse il cancello e, arrivato in strada, tir dritto
senza voltarsi finch non scomparve dietro la pensilina
dell'autobus.
James non telefon a Simon. Sulle prime nutr un senso
di colpa, il timore di aver abbandonato qualcuno, ma
col trascorrere delle settimane la sua percezione del mondo
si fece sempre pi astratta. Cominci a sorgergli il dubbio
che se fosse andato in ufficio non avrebbe riconosciuto
nessuno, o che nessuno avrebbe riconosciuto lui. A sentire
i medici poteva capitare, la memoria come niente faceva
cilecca e, una volta che il virus aveva intaccato il cervello,
la confusione prendeva facilmente il sopravvento.
Lentamente, il tempo cominci a evaporare, secondo
un processo che inghiottiva periodi interi della sua vita.
Dimentic Simon e l'ufficio, Patrick e l'anno trascorso a
preoccuparsi dei suoi sentimenti. Una mattina non riconobbe
pi il suo appartamento e cominci a immaginare
che il vero inquilino potesse tornare buttandolo in mezzo
alla strada. Vagava per le stanze che non avevano niente
di familiare, pensando in alcuni momenti di essere nel cortile
della sua infanzia, accovacciato vicino alla vaschetta
per gli uccelli, dove aspettava che calasse il buio.
C'era un parco nelle vicinanze, e la sera si spingeva fin
l. Spesso, avvicinandosi all'angolo estremo dove c'era una
panchina vuota sotto la luce di un lampione, restava perplesso.
Da qualche parte giungeva un sussurro quasi impercettibile,
che svaniva non appena si fermava ad ascoltare,
come un sogno svanisce quando ti sforzi di ricordarlo.
Una sera, tornando dalla passeggiata, una ragazza lo avvicin.
Successe vicino alle strisce pedonali. Lei veniva
dalla direzione opposta e stava per oltrepassarlo quando
gli si par davanti squadrandolo in viso. Aveva gli occhi
fuori misura di una lucertola e un viso scarno dello stesso
colore dei capelli. Cominci a parlargli, chiedendogli della
sua salute, stupendosi di quanto fosse dimagrito. Non
 che gli servivano dei soldi? chiese. Lui sorrise e rispose
a quelle domande meglio che pot, sperando che quella
continuasse per la sua strada. James l'aveva conosciuta in
un brutto momento, disse la ragazza, frugando nella borsa
in cerca di una sigaretta; ora le cose stavano diversamente,
era uscita da quel giro. Lui annu in segno di assenso,
e questo parve tranquillizzarla, perch smise di
muovere cos in fretta le mani, e per un attimo ne poggi
una sul braccio di James. Le dispiaceva per tutto, disse,
non voleva annoiarlo con i suoi problemi. Poteva fare qualcosa
per lui? James declin educatamente l'offerta, convinto
che l'avesse scambiato per un altro.
Seduto in una stanza vicino a una finestra, James cercava
di leggere un libro. Era pomeriggio, e fuori cadeva
una pioggia insistente. Il romanzo parlava di un vecchio
che incanta il nipote raccontandogli le storie dei suoi avi
e man mano si avvicina sempre pi al presente, finendo
per raccontargli la storia della sua stessa vita, cos che per
il ragazzo quella narrazione diventava una spaventosa profezia.
Leggeva poche pagine per volta, lasciando riposare
ogni tanto gli occhi, o limitandosi a fissare la strada
all'esterno, dove delle donne strette negli scialli facevano
la fila per l'autobus e dei vecchi col cappello calcato sulla
testa si riparavano sotto i portoni, in attesa che la pioggia
cessasse. Le loro sagome apparivano confuse, sfocate dal
cattivo tempo, mentre le scarpe scure si fondevano con la
strada bagnata dando a James l'impressione che affondassero
nel fango. Lui scosse brevemente la testa e torn a rivolgere
l'attenzione alla pagina. Ma aveva perso il filo del
racconto, e si trov a rileggere all'infinito le stesse frasi
finch le parole persero ogni significato. Mise gi il libro
e, guardando fuori, rimase pietrificato da quello che vide:
suo padre, dall'altra parte della strada, guardava verso la
sua finestra. Aveva il vestito blu, le braccia tese lungo i
fianchi, gli angoli della bocca rivolti verso il basso. Immobile,
fissava James, che si sent come se dei pesanti cavi
scagliati dalle orbite degli occhi di suo padre attraversassero
la strada per entrare dalla finestra e avvinghiargli
il cranio. Corse alla finestra e mise la mano sul vetro ma,
quando guard di nuovo, la figura non c'era pi, dissolta
nei rettangoli di cemento e nel muro chiazzato di fuliggine.
Fu sul finire di quella giornata che svenne, mentre era
davanti al lavandino con un bicchiere d'acqua in mano.
Vide il ripiano schizzare da un lato, poi il buio. Quando
riprese i sensi, si ritrov steso con la schiena sul pavimento
di linoleum. La stanza era buia e dai fari delle macchine
che si proiettavano sul soffitto cap che era buio anche
fuori. Rimase steso l qualche tempo, ad ascoltare il passaggio
delle macchine e, pi in lontananza, il rumore dei
jumbo jet che planavano al suolo. Quando fece per alzarsi,
scopr di non avere forza nelle braccia e trascinandosi
sul pavimento duro si accorse di essere immerso in una
pozza di sudore. Per un attimo fu il panico, si sent sul
punto di urlare. Ma com'era venuto cos pass, e lui riprese
a fissare le luci che scivolavano sul soffitto. Alcune
immagini cominciarono a scorrergli con delicatezza nella
mente, e l'imperscrutabile enormit della vita ricordata
torn a riversarsi su di lui, lasciandolo svuotato e speranzoso.
Pens a Stockwell, all'allegria provata nei pomeriggi
d'inverno quando, finito di giocare, riattraversava di
corsa i campi dove i genitori aspettavano nelle macchine
riscaldate. E pens alle sue lettere sigillate raccolte sullo
scaffale in soggiorno. Era calmo. Presto sarebbe tornato a
casa, a riposare accanto alla tomba di suo padre, come prometteva la lettera del pastore.
...
.
...
Premonizione.
...
.
...
Sul campo di calcio, la luce del giorno cominciava a digradare.
Gli altri ragazzi erano gi rientrati. Samuel era
rimasto ancora una mezz'ora l a tirare calci di rigore con
il suo amico Giles che stava in porta ad aspettare l'ennesimo
tiro. Samuel fece dieci passi indietro, poi corse verso
la palla e la lanci alta sulla sinistra, mandandola fuori
di quasi mezzo metro.
Smettiamo? disse Giles, strusciando il piede sull'erba
per levare il fango.
Non vuoi tirare un po' tu?
Giles scosse la testa. Sono spompato, rientriamo.
Mentre tornavano verso la scuola ricavata da un vecchio
maniero, Samuel sent tubare e sbattere le ali dentro
la piccionaia in rovina, rumori attutiti che riecheggiavano
per il prato. L per l, senza un vero motivo pens: Com'
triste che Jevins debba morire adesso, cos, tutto solo nel
suo alloggio sopra i dormitori di quelli dell'ultimo anno.
Proprio quella mattina in classe il professor Jevins, con
la tonaca e gli occhiali ovali, aveva recitato qualcosa in latino
che nessuno sapeva a chi appartenesse n cosa significasse.
Avevano scoperto che se mettevano l'orologio a
muro dieci minuti avanti e facevano suonare la sveglia di
Bennet, Jevins, che era mezzo sordo, la scambiava per la
campana e li faceva uscire prima. Doveva avere un'ottantina
d'anni, se non pi. La voce era un roco sussurro che
non saliva mai di tono fuorch quando, si era accorto Samuel,
parlava di un imperatore o di una battaglia. I ragazzi
lo ignoravano bellamente, chiacchierando e tirandosi pezzi
di carta. Non appena aveva messo piede alla Saint Gilbert,
Samuel aveva provato un dolore collegato a quell'uomo,
una sensazione che non sapeva esprimere n formulare.
Quella mattina per la prima volta Jevins aveva
sbattuto il suo libro di pelle sul davanzale e con uno sforzo
aveva urlato: Insomma, volete che continui la lezione, o no?
Quel delinquente di Miller si era alzato in piedi e, rivolgendosi
alla classe, aveva detto: Mettete sul tavolo le
vostre proposte, signori. Volete che Jevins continui la lezione?
Alzi la mano chi  per il no.
Avevano alzato la mano quasi tutti, nascondendo le risatine
dietro la mano. Jevins era rimasto l a guardare. La
sveglia di Bennet aveva suonato e i ragazzi avevano cominciato
a riempire le cartelle e a uscire. Samuel ci aveva
messo un po' a raccogliere i libri; stava cercando di studiare
per un compito di geografia. Alzando gli occhi aveva
visto la classe vuota; solo il professor Jevins restava al
suo posto. A quanto dicevano, era stato soldato di fanteria
durante la Seconda guerra mondiale, e dopo essere stato
ferito sulla spiaggia di Dunkerque l'avevano rimandato
indietro attraverso la Manica il giorno dello sbarco in
Normandia. Un tic nervoso gli faceva contrarre la pelle
grinzosa sotto gli occhi, mentre manteneva inalterata
l'espressione di sconfitta fissando l'ultimo allievo rimasto.
Samuel aveva agguantato la cartella ed era corso fuori.
Ora, tornando dai campi da gioco al crepuscolo con Giles,
Samuel scorse le luci accese in biblioteca, dove quelli
dell'ultimo anno preparavano gli esami di ammissione. Vide
che nell'alloggio del professor Jevins all'ultimo piano la
luce era ancora accesa dietro le tende tirate. Per un attimo
si chiese se il vecchio fosse steso sul letto con gli occhi
chiusi o sulla poltrona di cuoio verde del salotto, dove
nell'autunno di due anni prima Samuel si era seduto ad assimilare
le regole per i nuovi arrivati: come trattare le sorveglianti,
a chi rivolgersi in caso di difficolt a un viceprefetto,
poi a un prefetto, e solo dopo a un direttore. Gli
sembrava scorretto cercare di immaginare dove si trovasse
il corpo del professor Jevins, neanche l'avesse sorpreso
nel salone in mutande a un'ora improbabile, una situazione
imbarazzante che non avrebbe dimenticato molto facilmente.
Arrivati in cortile, Samuel stava decidendo se dire qualcosa
o meno quando Giles prese per gli spogliatoi della Lincoln
House. Samuel tir dritto verso il dormitorio. Dopo
una doccia e la cena, entrando nel salone principale trov
Kinnet, il nuovo capo, che fumava una sigaretta affacciato
alla finestra vicino alla porta della biblioteca. Quella
settimana aveva il turno serale, e stava tenendo d'occhio
il salone dove studiavano. Samuel voleva dirgli cos'era successo
a Jevins. Qualcuno doveva saperlo, pens, un adulto.
Qualche problema, Phipps? Ti serve il bagno o roba del genere?
No, signore.
Sembri malato.
Sono solo stanco, signore.
Sono appena le sette e mezza, non dovresti essere in
giro a subire le angherie dei pi grandi?
 venerd, signore. Sono tornati quasi tutti a casa.
Fa' amicizia con gli esterni, ascolta me. Qualche
stronzetto del posto che ha la villa con piscina. Cos sua
madre ti viene a prendere nel fine settimana.
Spense la sigaretta allungando la mano fuori dalla finestra
e schiacciandola contro l'intelaiatura di ferro.
Che peccato per il professor Jevins, si lasci sfuggire Samuel.
Come sarebbe a dire, Phipps?
Niente -. Samuel sal di corsa le scale, con quel loro
orribile scricchiolio sonoro e, dopo l'ultima rampa, giunto
sul pianerottolo si infil nel dormitorio. La stanza era
vuota. Dalla finestra, guard ancora una volta il prato
buio. Quanto avrebbe voluto essere con Trevor, il fratello maggiore. Provava una tristezza quasi dolorosa, ma a
un tratto una voce nella testa gli disse di non fare lo smidollato.
Mancava ancora un'ora allo spegnimento delle luci, ma
si mise ugualmente a letto. Studi tre lezioni di geografia
previste non prima di luned e ricontroll i conti sul quaderno
di chimica, facendo le somme a mente e contrassegnando
ogni cifra ricalcolata. Il libro di latino lo lasci sullo scaffale alle sue spalle, chiedendosi, suo malgrado, quanto
ci avrebbero messo a trovare un nuovo insegnante e se
il vecchio aveva sofferto durante il trapasso.
Phippsy! Ehi!
Giles lo scuoteva per farlo svegliare. Mancava molto
all'ora di colazione, ma i ragazzi erano gi tutti svegli e in piedi.
Jevins ha tirato le cuoia! Lo stanno portando gi in
questo momento! L'ambulanza  qua davanti! Quella femminuccia
di Bennet piange come un vitello. Di, alzati!
Samuel corse alla finestra, sgomitando fra i ragazzi pi
alti per riuscire a vedere. Non c'erano sirene n lampeggianti.
L'ambulanza sembrava quasi abbandonata sulla
ghiaia del parcheggio deserto, gli sportelli posteriori aperti,
i fari accesi anche se il sole aveva gi fatto capolino sul bordo del campo.
Era ora, disse un piccoletto di seconda. Era vecchio decrepito.
Mai quanto la fica di tua madre, Krishorn.
Piomb il silenzio quando dal portico spuntarono due
uomini in completo blu reggendo una barella sormontata
dal rilievo di una lunga sagoma coperta da un lenzuolo, un
corpo fuori misura per quella lettiga, le braccia che sporgevano
ai lati, le mani bene in vista. Dal fondo della stanza
arrivava il pianto di Bennet. Il portantino davanti sal
sulla vettura e la barella venne risucchiata.
Niente deus ex machina per Jevins, eh? Fine della
storia -. Giles guardava l'ambulanza con tanto d'occhi,
neanche fosse la macchina dei suoi genitori quella che si
allontanava. Samuel si aggrapp alla pietra fredda che incastonava
la finestra, con la sensazione che le voci intorno
a lui si affievolissero.
A colazione, il preside si alz a capotavola e disse che
aveva una triste notizia da comunicare. Il professor Jevins
era morto per un attacco di cuore la sera prima. Ha servito
questa scuola per quarantadue anni ed era il miglior
professore di latino che abbia mai conosciuto -. Si lev
qualche risatina soffocata. Il preside continu, in tono di
rimprovero: E per evitare inutili chiacchiere sull'argomento,
 stata la signora Pebbly a trovare il professor Jevins
che riposava in camera sua questa mattina. Luned alle
quattro si terr una funzione nella cappella. I vostri genitori
sono stati informati. In segno di rispetto per il
professor Jevins, ritengo sia meglio terminare la colazione
in silenzio -. E su queste parole riprese posto.
Quel pomeriggio, Samuel cerc di guardare Giles che
insieme a un'altra manciata di ragazzi aveva improvvisato
una partita di cricket davanti allo spogliatoio, ma lo
sguardo continuava a vagare fra la spuma di nuvole bianche.
La vista della barella, del lenzuolo bianco pulito, dei
palmi aperti: gli aveva paralizzato una zona della mente
che non sapeva nemmeno di usare. Una minuscola pallina
si era bloccata al centro del suo cervello. E questo lo spaventava.
Aveva sempre pensato che la paura fosse una cosa
veloce, che ti sospinge in avanti.
Quella mattina al dormitorio, dopo colazione, sperava
ancora di trovare una spiegazione al fatto che lui lo sapesse:
una conversazione fra direttori sentita senza accorgersene,
un commento colto durante la cena. Ma non appena
il preside aveva detto chiaramente cos'era successo,
e a che ora, a Samuel era sembrato di vedere la roba nel
piatto, i ragazzi che aveva davanti e l'intera sala da pranzo,
dalla parte sbagliata di un telescopio. Era come se il
mondo di tutti i giorni, tutto quanto gli era familiare, si
fosse rivelato una dimora minuscola e affollata, satura di
rumore e di chiacchiere. Una casa su una pianura deserta.
Al di l dei muri, un paesaggio sconfinato.
Il moto appena percettibile delle nuvole nel cielo sembrava
comprovare quell'immensit nascosta, mentre l'attivit
forsennata dei suoi compagni di classe non era che
il ronzio di insetti contro la finestra di una soffitta. Seduto
l sui campi da gioco, Samuel moriva pi che mai dalla
voglia di essere con Trevor, di aggirarsi per la sua stanza,
di guardarlo seduto alla scrivania che giocherellava col
computer, argomento onnipresente nei suoi discorsi, con
i libri ordinati per posta aperti accanto a s mentre annuiva
senza sentire nemmeno la met delle cose che diceva Samuel.
Suo fratello, che non aveva mai dato l'impressione
di andare volentieri a scuola, che non si faceva mai degli
amici. In quella stanza con Trevor, sarebbe stato al sicuro.
Quando la Peugeot dei suoi genitori svolt nel parcheggio
alle quattro meno dieci di luned, a Samuel sembrava
di non parlare con qualcuno da anni. Corse verso la
macchina. La madre, il vestito e la borsa neri, non fece in
tempo a scendere che lui attacc: Mamma, io lo sapevo,
lo sapevo prima di tutti, prima che ce lo dicessero, lo sapevo
che avrebbero dovuto trovare un altro professore e
proprio quand' successo, poco dopo le sette, sapevo che
era morto prima di tutti gli altri.
Scoppi a piangere, premendo il viso contro il corpo
della madre, abbracciandola. Lei abbass le mani e gli accarezz
la schiena, cullandogli la testa fra le braccia.
Non preoccuparti, caro, va tutto bene.
Ma io lo sapevo, borbott lui con la faccia sul vestito.
Perch? Perch?
La madre ferm le mani e lo strinse pi forte a s.
Non preoccuparti,  tutto finito... No che non lo sapevi,
caro. Era un bravo insegnante... ti piaceva.  difficile
accettarlo, tutto qui.
Samuel alz gli occhi sul suo viso. I capelli lunghi e neri
erano un po' arruffati dal vento. Normalmente non si
truccava, ma quel giorno aveva un velo di rossetto e lo
guardava come quando era malato. Lui voleva consolarla,
spiegarle.
Mamma, io lo sapevo venerd. La signora Pebbly l'ha
trovato solo sabato mattina.
Lei abbozz un debole sorriso, abbassando lo sguardo
sulla ghiaia.
Ti ricordi quando  morto il nonno? disse suo padre
al di l della macchina, alzando la voce in modo strano.
Guardava Samuel dritto in faccia, la camicia e la cravatta
strette intorno al collo. Te lo ricordi che eravamo
tutti tristi allora? Tu sei triste adesso. Capisci? E a volte
quando sei triste ti passano per la testa strane cose. E normale.
Ma  successo venerd. Io stavo giocando...
Il padre si gir bruscamente dall'altra parte, spingendo
lo sguardo oltre il campo. Chiuse la bocca e deglut, strizzando
gli occhi per vedere in lontananza, le labbra atteggiate
verso il basso in una specie di smorfia, come se si
sforzasse di mandar gi qualcosa dal sapore sgradevole.
Andiamo, disse rivolto alla madre di Samuel, e si
gir allontanandosi dal parcheggio. Finiremo per fare
tardi.
Nella cappella, il preside raccont la vita del professor
Jevins: il periodo nell'esercito, la croce militare, l'insegnamento
in Rodesia, gli anni di servizio alla Saint Gilbert.
La sorella maggiore pronunci un breve discorso. La
cerimonia si concluse con l'ascolto della musica sacra preferita
dal professor Jevins, il Miserere di Allegri. Gli studenti
interni la conoscevano bene per averla sentita la terza
domenica di ogni mese, quando il vecchio si presentava
nella sua seconda veste di pastore. Tutte le volte che
ascoltavano quel canto, Jevins ricordava ai ragazzi che le
parole latine appartenevano al Salmo Cinquantuno, che
dopo recitava per loro in inglese. A Samuel sembr di rivedere
il vecchio sull'altare con la tonaca, unico professore
rimasto a indossarla. Prima dell'ultima riga del penultimo
versetto si interrompeva, la voce che calava al punto
da dare l'impressione che parlasse con se stesso: I
sacrifici di Dio sono uno spirito contrito: un cuore contrito
e umiliato, o Dio, tu non disprezzi.
Alla fine del canto non c'era nessuno a tradurre per il
pubblico. I ragazzi e i genitori uscirono in fila dalla cappella
riversandosi in cortile. Le cuoche scoprirono i vassoi
di panini e cominciarono a versare il t.
L'anno scolastico era cominciato solo da un mese quando
mor il professor Jevins. Il preside tenne le lezioni di
latino fino a Natale, senza darsi la pena di nascondere lo
sconcerto davanti alla scarsissima preparazione degli allievi.
Dopo le vacanze, arriv un nuovo insegnante che
sembrava pi giovane di Kinnet; con lui c'era poco da
scherzare.
Quando Samuel torn a casa per le vacanze estive, i
suoi sembravano aver dimenticato la morte del professore,
come se fosse uno dei tanti avvenimenti scolastici, una
partita di cricket vinta o persa. Samuel pass una settimana
a gironzolare per casa, poi finalmente torn Trevor.
Ormai aveva sedici anni, cinque pi di Samuel. Sembrava
pi alto e pi magro rispetto a Natale, l'acne leggermente
peggiorata. Di solito, quando tornavano a casa
passavano come minimo qualche ora a ordire trappole per
il gatto, facendo calare dai tavoli libri legati con delle corde
inzuppate nell'acqua del tonno o creando dei percorsi
a ostacoli lungo le scale con i cosmetici presi dall'armadietto
della madre. Ma di volta in volta Trevor sembrava
meno partecipe e in quell'occasione non volle proprio saperne.
Gli avevano dato il foglio rosa e tre mattine alla settimana
prendeva lezioni di guida. Per il resto stava in camera
sua davanti al computer a creare programmi in qualche
strano codice, lo schermo coperto di righe e righe di
numeri e simboli. La scrivania e il pavimento erano disseminati
di opuscoli e materiale pubblicitario inviato dalle
ditte di computer americane. Samuel guardava il fratello
lavorare, o ciondolare semplicemente per la stanza leggendo
o giocando ai giochi elettronici.
Poco importava se Trevor non gli dava quasi retta o se,
quando gli dava retta, era per prenderlo in giro. Suo fratello
era l, col suono della sua voce, e tanto bastava. Quel
senso di distanza dalle cose che aveva avvertito a pi riprese
nel corso dell'anno, quello strano ritrarsi dal mondo
fisico, diminuivano se Trevor era nei paraggi. Steso in terra
sotto la finestra di Trevor a fissare il cielo in quei pomeriggi
estivi, sentendo le sue dita battere sulla tastiera,
Samuel cap, non senza un segreto imbarazzo, di amare
suo fratello.
Un pomeriggio la madre proib a Trevor di avvicinarsi
al computer per tre ore, ordinando a tutti e due di uscire.
Samuel si sedette a gambe incrociate sotto un albero del
frutteto mentre Trevor and a piazzarsi vicino al tronco
nella zona pi in ombra e chiuse gli occhi cercando, come
spieg a Samuel, di fissare nella mente l'ultima riga del suo
programma.
Samuel guardava le enormi nuvole fluttuare sull'orizzonte,
pi alte delle chiese, luoghi desolati nel cielo.
Trev? disse. Sai quel mio professore che  morto
l'anno scorso?
Hmmm -. Un cappellino da baseball americano
schermava il viso del fratello; aveva i pantaloni e le maniche
lunghe, deciso quantomeno a non abbronzarsi, visto
che doveva proprio stare all'aria aperta.
Quando  morto, hai presente? disse Samuel. Io
lo sapevo. Proprio quando  successo.
Hah-ah.
Solo che  stato prima di tutti gli altri. Non ce l'avevano
ancora detto. A scuola non lo sapevano nemmeno.
L'hanno scoperto soltanto il giorno dopo.
Hmmm, fece Trevor. Magari te lo sei sognato.
Come pap con quel suo cugino.
Non stavo sognando, Trev, stavo giocando a calcio...
Cos' questa storia del cugino di pap?
Trevor strappava ciuffetti d'erba dal terreno del frutteto
e se li tirava sui piedi. Eravamo in vacanza su dai
Morland. Tu eri ancora un animaletto col pannolino, che
cacava in quantit industriali.
Di, Trevor.
Non negarlo. Fatto sta che  successo quando quei
grassoni dei Morland ci davano quel buco sul retro di casa
loro con una porta che divideva la stanza dove dormivamo
noi da quella di mamma e pap. Pap sogna che suo
cugino William era morto. Io mi sveglio e me lo trovo seduto
sul bordo del letto che va dicendo con una vocetta
buffa, sommessa, quanto gli dispiaceva che William fosse
morto e che giocavano sempre insieme dietro la fabbrica
di corde del nonno. Roba da farti venire i brividi. Poi si
alza e torna nell'altra stanza. Mamma ha cercato di darmi
a bere che avevano ricevuto la telefonata il giorno prima,
solo che non me l'avevano detto, io per sapevo che non
era arrivata nessuna telefonata, e la mattina dopo l'ho visto
in giardino che parlava col cordless prima di colazione,
con l'aria tutta preoccupata.
Fatto sta che siamo partiti, cos sono potuti andare
al funerale. Forse non te lo dovrei raccontare. T'hanno dato
il tormento per quella storia del tuo professor
comesichiama l'anno scorso?
Pap ha deglutito.
Tipico. Dovrebbe elaborare un nuovo sottoprogramma
per la rabbia, questo  obsoleto.
Andiamo di nuovo dai West per le vacanze, vero?
Gi. Ancora. Per la terza estate di seguito. Oh, ma a
te piacciono le barche, Trevor, non venirmi a raccontare che
tu e Peter non vi divertite come pazzi, perch non  vero, -
fece Trevor, imitando la voce della madre che dava un resoconto
oggettivo della loro vita interiore. Peter West 
un nazi fanatico del rugby. Andrebbe messo al muro.
Samuel aspett, ma Trevor non disse una parola su Penelope,
la sorella. L'ultima volta che erano andati lass,
Trevor l'aveva presa in antipatia, come sempre quando gli
piaceva una ragazza.
Anche Samuel odiava andare nel Galles. Gli toccava
dormire in quella che sembrava pi la cabina di una nave
che una camera da letto, sotto una trapunta che puzzava
di alghe. I figli dei West avevano pi o meno l'et di Trevor,
e trattavano Samuel come il cane di un vicino da cui
i genitori li avevano messi in guardia.
Secondo te perch mamma e pap hanno cercato di
nascondertelo? chiese Samuel.
Cosa, che pap l'aveva sognato prima?
S.
Non lo so, Sam -. Nei punti dove aveva strappato le
radici dell'erba restavano chiazze di terra spoglia. Chi
pu saperlo -. Alz lo sguardo con un sorriso folle. Potresti
provare a piegare i cucchiai. Scommetto che finiresti
in tv -. Si mise a sghignazzare, buttando la testa sull'erba.
Samuel lo prese per un piede e cominci a trascinarlo.
Lui, scalciando, gli url che era solo un bambino, cos Samuel
lo lasci andare e si avventurarono nella rimessa in
cerca di qualcosa da fare.
Qualche giorno dopo, mentre percorrevano l'autostrada
diretti a nord, Samuel esamin la nuca del padre, le
spalle, la grossa sporgenza del braccio, gli avambracci coperti
di peli scuri, la mano stretta intorno all'impugnatura
del cambio. Lo sguardo stanco che aveva sul viso quando
entrava in casa di ritorno dal lavoro, quel suo modo distratto
di mangiare la cena, l'ottenebramento dei pomeriggi
dei fine settimana passati a sonnecchiare sul divano
in salotto, tutto questo scompariva quando si metteva al
volante. Era pi loquace, sembrava vivo in un altro modo.
Secondo Samuel era quella la vera natura del padre,
che per qualche motivo emergeva solo negli spostamenti
da un luogo a un altro.
Ogni volta che andava a prenderlo a scuola alla fine di
un semestre, arrivati in cima alla valle loro due soltanto
suo padre tirava la macchina a centocinquanta all'ora sul
tratto pianeggiante e poi, come imboccavano la discesa,
spegneva il motore. Scendevano a perpendicolo sempre
pi rapidi, mentre i campi sfrecciavano a lato e l'auto in
folle perdeva velocit man mano che scivolavano verso il
fondo valle, rallentando fino a venti, quindici, dieci chilometri
all'ora, il motore ancora spento, e loro vedevano
dove riuscivano ad arrivare con la velocit iniziale unita
alla gravit: alla fattoria dei Souther o al pub o, una volta,
gi gi fino all'inizio del ponte. In macchina, suo padre
sembrava un mago che teneva tutto sotto controllo.
Non uno che nel cuore della notte parlava di sogni con un
filo di voce.
Arrivarono dai West al calare della sera e cenarono in
soggiorno, con i piatti in grembo. Era una casa moderna,
abbarbicata su una scogliera dell'isola di Anglesey proprio
di fronte allo Stretto di Menal che la separa dal Galles settentrionale.
Una casa estiva concepita per andare in barca,
con un molo ai piedi. Una parete del soggiorno era fatta
di vetro e da l si vedevano le luci delle case in fondo alla
spiaggia e le luci di uno yacht che risaliva il canale
controcorrente, di ritorno da una giornata in mare.
La mattina dopo Peter port Trevor e Samuel in canoa.
Aveva un anno meno di Trevor ed era vice capitano della
sua squadra di rugby. Aveva un folto caschetto di capelli
biondi e il collo grosso e portava le scarpe da ginnastica
senza calze.
Pi veloci! urlava da sopra la spalla mentre Trevor
e Samuel vogavano come forsennati sul lato destro della
canoa cercando, con i loro due colpi di remi, di controbilanciare
la forza dell'unico colpo di Peter per mantenere
la barca in direzione della spiaggia dove lo stretto si apriva
verso il mare. I tre filavano davanti a Penelope e agli
adulti, che li seguivano con una barca a remi e un piccolo
Sunfish carico di provviste per il pranzo e di ombrelloni.
Ogni volta che Trevor si sporgeva in avanti per spingere
la pagaia nell'acqua, Samuel vedeva i muscoli del collo
di suo fratello tendersi. Era magro e non era mai stato
particolarmente forte.
Muovetevi, voi due, sbraitava Peter, mentre la faccia
di Trevor diventava paonazza per lo sforzo.
Quando furono arrivati anche gli altri, stesero gli asciugamani
e montarono la rete da pallavolo. Penelope si sdrai
al sole a leggere un libro. Aveva due anni pi del fratello
ed era pi tranquilla. L'unico sport di cui parlava era la
vela, che praticava insieme al padre. Mentre gli altri giocavano
a pallavolo, Trevor e Samuel si sedettero accanto
a lei, sotto un ombrellone poco distante, Trevor sempre in
maniche lunghe.
Che cosa leggi? chiese.
Camus, fece lei. Aveva i capelli cortissimi, di un colore
sbiadito che sembrava innaturale, una tonalit indefinita
fra il biondo e il bianco. Quei capelli avevano un che
di molto adulto.
Di che cosa parla?
Di una pestilenza.
Grande, fece Trevor, annuendo.
Samuel scav una grossa buca nella sabbia davanti a lui.
Era sicuro che quella conversazione avesse qualcosa a che
fare con il sesso.
Vivi sempre nel Devon, giusto? chiese suo fratello.
Gi,  orribile. La vita non ha senso in un buco simile.
Trevor non sembrava avere una risposta, per si mise
a raccontare che stava elaborando una applicazione per il
software capace di monitorare gli umori di una persona nel
corso del tempo. Bastava inserire per un anno un certo numero
di dati sul tuo stato mentale uniti a trenta variabili
legate alla dieta, alle condizioni climatiche, alla localit
geografica, eccetera, e il programma utilizzava quei dati
per prevedere il tuo umore nei giorni a venire. Una volta
messo a punto, voleva contattare il sito web delle previsioni
del tempo e farsi dare un link per scaricarlo.
Bene, fece Penelope, tornando al libro.
Vai mai alle feste? chiese Trevor.
Samuel immagin di sparire nel buco che aveva scavato
davanti a s.
Qualche volta, rispose lei, senza alzare gli occhi dalla
pagina. A quel punto il signor West venne a dire che era
pronto da mangiare.
Quella sera al pub del paese suonava un gruppo. L'et
minima per entrare era quindici anni, e a Samuel tocc restare
in casa a guardare gli altri che ci andavano. Rientrarono
tardi e Peter e Trevor, tra le luci accese e il rumore,
lo svegliarono. Puzzavano di fumo e di birra. Peter and
dritto a letto e si gir su un fianco. Trevor rimase a lungo
seduto sul bordo del letto, vagando con lo sguardo.
Vuoi spegnere la luce? disse Peter. E gi che ci
sei, smetti di fare il cascamorto con mia sorella.
Trevor non accenn ad allungare la mano verso la lampada.
Stava con i gomiti sulle ginocchia, il mento fra le
mani. Peter, con un moto di stizza e di disgusto, si alz
dal letto e spense la luce, lasciando Trevor al buio. Samuel
cerc di chiudere gli occhi e di riaddormentarsi, ma non
ci riusciva. Rimase steso su un fianco a guardare il profilo del fratello stagliato contro il rettangolo appena visibile
dell'unica finestra della stanza. Non gli veniva in mente
nulla da dire. Alla fine, Trevor si infil sotto le lenzuola
e Samuel rimase con l'orecchio teso finch il respiro del
fratello non si fece regolare.
A met della seconda settimana, le due famiglie fecero
una lunga escursione sul monte Snowdon. Faceva caldissimo,
l'aria era fina e secca. Tornarono alle macchine che
erano quasi le sei. Samuel era seduto dietro col fratello, e
lungo il tragitto si addorment. Qualcosa di pesante gli
premeva contro la tempia. Vide Giles tirare calci a un pallone
contro un faggio rosso. Dappertutto nell'aria, dalla
terra, attraverso il proprio corpo sentiva filtrare la pena
contorta provata quella sera sul prato, ma era come se
Jevins fosse ancora vivo, fosse solo in punto di morte, mentre
loro stavano l con le mani in mano e Giles sorrideva.
Ma a un tratto Jevins era sotto il lenzuolo bianco, era morto,
e la pena, quella pressione nella testa di Samuel, si fece
pi intensa, fitta come acqua tutt'intorno. A un tratto
vide un triangolo di luce solare sulla superficie dell'acqua,
tutto nero ai lati. Trevor era l. La luce lo accecava. Samuel
sent il fratello urlare. Era sul pontile della casa dei
West, ora coperto da un tetto di vetro. In un punto alle
sue spalle lo scafo di una nave si fracass. Sotto il tetto di
vetro non c'era pi il pontile, bens la stanza di Trevor, i
vestiti puliti nei cassetti, i libri accatastati in bell'ordine
sul pavimento vicino al drive, la polvere sulle pile di dischetti,
un pianto che filtrava da sotto la porta della madre.
Il padre era legato a una sedia e imbavagliato.
...piagnucola come un neonato ciccione, sent svegliandosi
e ritrovandosi con la faccia schiacciata contro la
spalla del fratello, la bocca mezza aperta contro la sua camicia,
madido di sudore. La madre si gir a guardarlo da
sopra la spalla e sorrise. Te la dormivi, eh?
Voltandosi verso il finestrino vide che stavano attraversando
il ponte, le acque screziate di sole dello stretto
che scorrevano di sotto.
Per tutta la durata della cena, la mente rest prigioniera
di quel sogno. Le immagini e i rumori dei commensali gli
giungevano dalla stessa distanza avvertita per la prima volta
a scuola quella mattina nella sala da pranzo. Quando arrivarono
il caff e il pudding, il padre disse che andava a
prendere una cartina in macchina. Samuel si scus e lo segu
uscendo dalla porta sul retro.
Non mangi il dolce? disse il padre quando, girando
intorno alla Peugeot si accorse di Samuel. Aveva passato
buona parte della vacanza a chiacchierare con il signor
West, a sonnecchiare il pomeriggio e a incoraggiare
i figli a partecipare alle partite di rugby che Peter improvvisava
con i suoi amici.
Pap?
S?
Hai sentito la signora West quando ha detto che Penelope
dovrebbe portare Trevor a fare un giro in barca a vela?
Davvero? Bene. E allora?
Il padre aveva la mano sullo sportello della macchina
ma non l'aveva ancora aperto.
Non devi lasciarlo andare.
Che vuoi dire?
Samuel sent che arrossiva nell'oscurit.
Di che cosa vai parlando?
Samuel strinse i pugni e disse: E come te e tuo cugino
William.
Il padre rimase immobile per un attimo. Poi gir rapidamente
intorno alla macchina, portandosi dritto davanti
a Samuel. Era alto, Samuel gli arrivava appena al petto.
Aveva una delle camice azzurre di tela che metteva tutti i
giorni per andare a lavorare, solo con le maniche arrotolate
e senza cravatta.
Stammi bene a sentire, disse in tono cos severo da
mettere paura a Samuel. Immagino sia stato tuo fratello a pensare che fosse il caso di raccontarti qualche baggianata
sul conto mio e di William. Non  vero. Mi hai capito?
Samuel sentiva il ruggito delle onde che si frangevano
contro gli scogli. Sopra il profilo degli alberi si vedevano
le stelle.
Ti ho fatto una domanda, giovanotto.
Tu non hai creduto a una parola quando ti ho raccontato
del professor Jevins, fece Samuel, ringraziando
che fosse abbastanza buio da impedire a suo padre di vedere
che aveva le lacrime agli occhi.
Il discorso  chiuso.
No! disse Samuel digrignando i denti. Non devi
lasciarli uscire in barca a vela.
Le mani del padre artigliarono le spalle di Samuel, le
dita affondavano nella carne fino a fargli male.
Apri bene le orecchie, disse, perch non te lo ripeter
un'altra volta. Tu hai dodici anni e per la testa ti
frullano un sacco di idee, ma se permetti a te stesso di
confondere quello che  reale con quello che non lo  finisci
a carte quarantotto senza nemmeno accorgertene, mi
hai sentito? Non lo so che cosa stai sognando, n so cos'hai
sognato a proposito di quel professore, ma  questo che
sono: sogni. La tua vita non ha niente a che fare con quelle
ombre, niente di niente.
Se Penelope e Trevor vogliono andare in barca a vela
ci andranno. E non voglio venire a sapere che hai spaventato
tua madre o tuo fratello con queste sciocchezze,
sono stato chiaro? Tu sei un ragazzo normalissimo. Tutti
hanno degli incubi. Certe volte sono duri da mandar gi.
Ma poi ti svegli e tiri avanti.  cos che funziona. Ora torna
dentro e levati dalla testa certe cose. Va' -. Gir Samuel
e lo indirizz verso la porta di casa.
Il giorno dopo tornarono dalla spiaggia prima del solito,
a met pomeriggio, e si dispersero in varie zone della
casa, chi per fare la doccia, chi un sonnellino. Aggirandosi
per il pontile, Samuel trov la madre stesa su una poltrona
a leggere un libro. Il sole si era nascosto dietro le nuvole.
Lei alz gli occhi dalla pagina e sorrise.
Non  poi cos male qui, vero? disse.
Samuel fece spallucce.
La madre spinse lo sguardo verso l'acqua. Scommetto
che non vedi l'ora di diventare prefetto il prossimo semestre.
Tuo padre era molto orgoglioso quando l'ha saputo.
Dovrebbe andare tutto liscio.
Be',  una bella soddisfazione -. Si gir ad ammirarlo.
Tu non vai in barca a vela?
Il signor West ha detto che oggi serviva a lui.
No, Penelope la sta portando fuori, ci vanno lei e Trevor.
Potresti accodarti, se ti va.
Samuel sent un formicolio alle mani, il vento che improvvisamente
animava l'aria. Cerc di dimenticare il sogno,
come gli aveva detto il padre. Ma solo a pensarci gli
veniva mal di pancia, e poco importava quello che pensava
suo padre.
Non puoi lasciarli andare, disse, quasi in un sussurro.
Ma che dici?
Mamma. Devi starmi a sentire. Trevor morir l fuori.
Non devi lasciarli andare.
La madre si sporse bruscamente in avanti, tendendo i
muscoli della mascella. Come osi dire certe cose? disse.
Come osi dire che tuo fratello morir. Dovresti vergognarti!
Si pu sapere che ti prende?
Io so del cugino William, mamma, me l'ha detto
Trev, e credi pure quello che vuoi sul professor Jevins, ma
io lo sapevo, porca miseria, lo sapevo...
Samuel!
...e ieri in macchina ho fatto un sogno, davvero, ho
sognato che Trev era morto e c'era una barca a vela, e l'ho
sentito urlare. Cristo, mamma, perch non mi credi?
Quelle parole sembrarono far ricadere la madre sulla
poltrona.
L'hai sognato? chiese, improvvisamente atona.
Che sta succedendo qui? sent che chiedeva suo padre.
Voltandosi se lo ritrov alle spalle. Che stavi dicendo
a tua madre?
Roger...
No, Elizabeth. Con me non attacca. Questa famiglia
non diventer una gabbia di matti per una maledetta coincidenza
avvenuta dieci anni fa.  ridicolo. E tu, Sam. Pensavo
di essere stato chiaro.
Lo prese per un braccio e lo trascin in cucina, dove
Peter alz gli occhi sorpreso da un piatto di biscotti, poi
nell'ingresso, dove incrociarono la signora West, e infine
gi per le scale fino alla camera dei ragazzi. Lo fece sedere
sul letto.
Passerai il resto della giornata qui dentro, hai capito?
Cos avrai un sacco di tempo per riflettere su questa
bravata di spaventare tua madre -. C'era tanto di quello
scherno nella sua voce che Samuel lo credette sul punto di
sputargli addosso. Invece si gir e usc dalla stanza, sbattendosi
la porta alle spalle.
Passarono alcuni minuti. Samuel sent degli spruzzi; poi
Penelope che urlava qualcosa ai genitori; lo sciabordio
dell'acqua sotto il molo. Era come se l'occhio della mente
fosse trascinato oltre il muro per guardare suo fratello che
saliva sulla barca. Un rumore sordo, crepitante, riemp
l'aria della stanza. Era insopportabile. Corse alla finestra,
la spalanc il pi possibile e si mise a urlare, nemmeno lui
sapeva cosa, parole che venivano troppo rapide, alla rinfusa.
Resta qui! Dovevano restare l. Trevor.
Un attimo dopo la porta si apr alle sue spalle e il padre
lo sollev contro una delle cuccette. Lo schiaffeggi in piena
faccia, facendogli rimbalzare la testa contro il legno del
letto. Poi lo schiaffeggi di nuovo, sbraitando parole che
Samuel non riusciva a distinguere. Finiti gli urli, prese e
se ne and.
Pass forse qualche minuto, e Samuel sent una chiave
girare nella toppa, chiudendo la porta dall'esterno.
Aveva il corpo anestetizzato. Era seduto in terra a gambe
incrociate e si reggeva la testa fra le mani, quel crepitio
ancora nelle orecchie. Vide delle macchie diventare
marroni sui calzoncini cachi e si accorse delle lacrime che
gli scorrevano sulle guance. Le asciug e rimase a fissare i
fili intrecciati del tappeto azzurro dissolversi in un'infinit
di motivi.
Ud la corda sfregare a contatto con le gallocce del Sunfish,
la drizza schioccare contro l'albero. Si sentiva stanchissimo,
come se avesse corso nei boschi intorno alla scuola
per ore, mentre il dolore incombente per la morte del
fratello sopraggiungeva in un'ondata troppo violenta per
restare sveglio. Trevor. Che era stato al suo fianco durante
quelle ore oziose a casa, dopo che lui aveva anelato tanto
quella stanza e la sua compagnia. Suo fratello, che non
si era mai fatto degli amici, che sembrava destinato alla
solitudine.
Li far impazzire, pens, questo dolore. Quello che Samuel
aveva detto, quello che sapeva. Non avrebbe trovato
sfogo. Avrebbe distrutto il mondo dei suoi genitori. Lui
avrebbe vissuto con la madre chiss dove; il padre non
avrebbe voluto nemmeno sentirlo nominare. Si rivide in
quel salone con il professor Kinnet, quando aveva cercato
di convincersi che si sbagliava su Jevins. Ora prov con
tutto se stesso a tornare l, dove aveva potuto credere che
si trattasse di uno stupido sogno, che la sua mente era strizzata
nel pugno di un illusionista malvagio. Preg come facevano
nella cappella: Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti...
La vela sbatteva al vento.
Pronti? url Trevor.
La finestra era di fronte al lato est dello stretto. Da l,
Samuel non vedeva la barca. N il sole che sbucava dal cumulo
di nuvole. Solo i raggi di luce che sbattevano contro
l'arco rosso del ponte, scintillando sull'acqua.
Mi raccomando, state attenti, sent che diceva la
madre dal pontile, alzando la voce nel tentativo di celare
una disperazione mal celata all'orecchio di Samuel.
Poi, nessun rumore. Si allontan dalla finestra con le
palpebre pesanti, mentre il corpo si abbandonava quasi da
solo sul letto. Poggi la testa sul cuscino e sprofond nel
sonno.
Samuel si svegli sentendo una mano sulla guancia. La
madre era seduta accanto a lui sul bordo del letto.
Dovresti venire su a cenare, disse. C' il riso col
pesce e ti ho conservato un po' di limonata.
Lui le afferr un braccio.
Stanno bene, Sam, stanno bene. Sono stati fuori poco,
ora sono su che finiscono di mangiare. Va tutto bene -.
Gli accarezz i capelli madidi, con un vago sguardo di
sollievo che ancora si aggirava fra le rughe del viso.
 stato troppo duro oggi, tuo padre,  stato ingiusto -.
Gli sfregava il cranio con le dita. Sembrava sul punto
di piangere, ma non lo fece.
Ci sono cose che non sai, Sam, cose che non gli rendono
la vita facile -. Si interruppe, guardando in terra.
Samuel strinse la mano della madre, mentre dei muscoli
che non sapeva nemmeno di avere si rilassavano per il sollievo.
Stare l, sentire sotto le dita le pulsazioni della madre,
quel viso sopra di lui, la cosa pi familiare del mondo,
ascoltare la sua voce, sapendo che Trevor era di sopra,
la casa intorno a lui a proteggerlo. Non gli serviva altro.
Quella faccenda che ti ha raccontato tuo fratello, del
sogno di tuo padre... Be',  vero che ha fatto un sogno. E
che hanno telefonato solo il giorno dopo, ma c' un buon
motivo. Aveva visto William solo la settimana prima
all'ospedale di Southampton, e sapevano che non aveva
speranze, perci  logico che l'abbia sognato, a causa della
malattia, la malattia di suo cugino.
Sollev lo sguardo su Samuel e torn a distoglierlo,
guardando fuori dalla finestra. Tuo padre si arrabbia
quando ti sente dire che sai certe cose, o che fai dei sogni;
si preoccupa, perch ti vuole bene e non vuole che ti si
confondano le idee.  importante che non ti si confondano
le idee. Esistono delle coincidenze, ma questo non vuol
dire che il mondo non abbia senso. Tu questo lo capisci,
vero?
Samuel si sollev e abbracci la madre.
Tesoro, disse lei, se hai degli incubi, se sono brutti,
possiamo trovare qualcuno, qualcuno con cui parlarne -.
Lui chiuse gli occhi, premendole il viso contro la spalla.
Di sopra, Peter, Penelope e Trevor lo guardarono con
una strana curiosit, come se fosse appena tornato
dall'ospedale e si chiedessero se stava meglio. In fin dei
conti, pens fra s, aveva urlato delle cose veramente
astruse dalla finestra senza che loro ne capissero il motivo.
Quella circospezione dur poco. Samuel prese posto a
tavola, mangi il riso e bevve la limonata. Sembrava che
Penelope e Trevor s'intendessero un po' meglio. Mentre
lui mangiava il dolce, fecero una partita a carte al tavolo
l vicino.
Suo padre e il signor West erano andati al pub. Pur
avendo dormito quasi tutto il pomeriggio Samuel era talmente
stanco che and a letto subito dopo aver guardato
una videocassetta insieme agli altri. Sua madre lo abbracci
ancora una volta nell'ingresso, fuori dalla loro stanza.
Trevor li raggiunse e si un a loro.
Hai dato un po' i numeri, eh, Sammy?
Gi, fece Samuel e, sentendosi circondare dalle
braccia del fratello, ricacci indietro le lacrime.
Fu nel bel mezzo di un breve acquazzone che il pomeriggio
seguente i due presero la macchina per andare in paese
a comprare pane e ortaggi. Stando a Penelope, che poco
dopo venne riaccompagnata a casa illesa, appena aveva
smesso di piovere era spuntato il sole, un triangolo di luce
che, scintillando sul lastricato nero, si era riverberato sul
parabrezza costringendo Trevor a buttarsi sulla corsia di
destra. La macchina aveva preso in pieno la fiancata di un
furgoncino che veniva nella direzione opposta prima di andare
a sbattere contro il rimorchio, fracassando nell'impatto
lo scafo della barca a vela bianca che trainava.
Samuel si era seduto sui gradini del retro in attesa che
i genitori tornassero dall'ospedale. Fermando la macchina
davanti alla casa, alcune ore dopo, lo videro l. Non scesero
subito dalla macchina. Quegli occhi sui visi pallidi,
stravolti, lo fissavano da dietro il parabrezza. Dalla cucina
gli arrivava il suono di una radio accesa, il mormorio di
voci che cantavano.
Uno spirito contrito. Questo, diceva Jevins, vuole Dio.
Un cuore contrito e umiliato. Era quello il Dio del paesaggio
sconfinato dove Samuel sapeva che avrebbe trascorso
il resto dei suoi giorni? Il posto silenzioso, oltre i
muri della dimora affollata.
Uno spirito contrito. Sarebbe bastato?
...
.
...
Le cose del padre mio.
...
.
...
Il treno dei pendolari non fa in tempo a lasciare la stazione
Sud che subito rallenta e si ferma. Le luci si spengono,
cessa il ronzio dell'aria condizionata.  giugno, met
mattina, e il vagone  vuoto per tre quarti. Daniel  seduto
in fondo, vicino al finestrino, la busta ancora sigillata
in grembo.
Nell'improvvisa assenza di rumore, gli arrivano i suoni
degli altri passeggeri: un giornale che viene piegato, un
ragazzo due file pi avanti che bisbiglia qualcosa al padre,
un colpo di tosse, uno sbadiglio. La luce fioca del mattino
filtra da un cielo nuvoloso restando sospesa sullo scalo merci,
senza riuscire a penetrare dai vetri azzurrati dei finestrini.
Daniel beve gli ultimi sorsi dalla lattina e guarda una
locomotiva blu della Conrail strisciare lungo i binari davanti
a un enorme cartellone della Gillette. Una squadra
di operai in tuta arancione bivacca vicino a uno scambio
in attesa che passi la motrice. Sopra di loro, i gabbiani volteggiano
intorno ai tralicci.
In questa calma inattesa, Daniel si rende conto che una
parte di lui non vuole aprire quel fascicolo, non vuole leggere
le interviste n i commenti riportati dai medici. Le
loro parole non cambieranno nulla. Ma del resto non vuole
nemmeno aver paura di se stesso.
Non  stato facile procurarsi quei documenti. Gollinger,
il suo psichiatra, non voleva che vedesse il carteggio.
Ma era nel fascicolo, Daniel ne aveva diritto. E c' un'altra
parte contenta del fatto che, nonostante la confusione
che impera nella sua vita, sia riuscito a trovare l'energia e
i mezzi per procurarselo. Forse lo aiuter a ricordare, a fare chiarezza.
Sente sotto i piedi una vibrazione accompagnata da un
rumore secco, poi un sibilo quando vengono rilasciati i freni.
Il treno avanza lentamente, le luci si accendono sfarfallando,
l'aria ricomincia a ronzare. La corsa finisce nella
citt dove  cresciuto, dove non torna da anni.
Apre il gancio di metallo e rompe il sigillo con l'indice.
All'interno c' un mazzetto di fogli alto un paio di centimetri.
Li sfoglia e, messi da parte i risultati delle analisi e
le annotazioni di Gollinger, comincia a leggere.
DOTTOR WINSTON P. GOLLINGER
231 PINE STREET
BROOKLINE, MASSACHUSETTS 02346
15 novembre 1997
Dott. Anthony Houston
McLean's Hospital
115 Mill Street
Belmont, MA 02478
Caro Tony,
Grazie per la tua lettera del 10 novembre riguardante Daniel
Markham. I nastri di cui ti ha parlato non sono un parto della fantasia.
Negli ultimi sei mesi ne ha registrati vari. Nel corso della nostra
ultima seduta, mi ha chiesto di tenerglieli in custodia. Ti accludo
la trascrizione effettuata dalla mia segretaria.
Quando Daniel Markham  venuto da me un anno e mezzo fa,
soffriva di una forma maniaco depressiva. Aveva ventiquattro anni,
i genitori erano divorziati e lui era scapolo e disoccupato, e ogni
tanto assumeva degli antidolorifici prescritti per un fastidio alla
schiena che lo affliggeva da tempo. Dato il quadro familiare, nella
fattispecie un padre affetto da disturbi bipolari attivi, e i frequenti
sbalzi d'umore dei quali mi ha riferito lo stesso Daniel, ho diagnosticato
senza difficolt una forma di bipolarismo (I). Ho cominciato
somministrandogli una massiccia dose di farmaci e fissando
una seduta settimanale. Tutte le terapie basate su una
combinazione di farmaci non hanno prodotto effetti significativi
sulla malattia di Daniel.
Quanto ai nastri, sono incentrati su quella che Daniel definisce
la sua ricerca. Otto mesi fa ha cominciato ad accennare a
quella che lui chiamava sociologia aneddotica dell'esigenza filosofica
nei giovani. Siccome rientrava in tutta una serie di progetti
e di idee maniacali, non ci ho fatto molto caso, limitandomi a cogliere
l'evidente legame con il padre di Daniel che, da giovane, dopo
un dottorato in filosofia era stato costretto ad abbandonare l'insegnamento
per un episodio di depressione. Col passare dei mesi,
per, l'interesse di Daniel per il progetto si  tutt'altro che affievolito,
cosa per lui insolita.
Avrai ormai appurato di persona che spesso Daniel  una compagnia
piacevolissima, e non  stato facile restare a guardare mentre
la sua situazione deteriorava. Spero vivamente che, ora che si
trova in ospedale, le tue cure lo aiutino a ristabilirsi. Se hai altre
domande, non esitare a contattarmi.
Cordiali saluti,
Winston P. Gollinger.
...
.
...
Trascrizione dei nastri registrati da Daniel Markham,
15 marzo 12 agosto 1997
1. Intervista a Charles Markham, padre di Daniel
Markham
La data  il 15 marzo, idi di marzo... prima registrazione
sul dittafono... ce l'ho qui, intorno al collo...
dunque... pap  qui, sta parlando di pap? Questo
lo inserisco nella ricerca, va bene?
Che, considerato il tasso attuale sul mercato azionario,
 semplicemente assurdo, e non credere che non
gliel'abbia detto, Danny: sei e un quarto, magari anche
sei e mezza, e potremmo mettere sulla piazza l'intera offerta,
la Borsa assorbirebbe il titolo in un batter d'occhio,
e tu e tua sorella potreste comprarvi una casa, una
barca...
Quel dottor Fenn  ancora alla clinica, pap?
S, c' ancora, ma io... basterebbe che accettassero
un pagher, e una volta quotati in Borsa  un gioco
da ragazzi un arbitraggio trasversale lo yen e il rublo,
la lira e la sterlina, un ottavo di centesimo qui, un
dodicesimo l, una quota mica da ridere, e, dico, quelli
del Tesoro lo capiscono, lo sanno che io rappresenterei
un elemento stabilizzante nel mercato, con tutti i titoli
scadenti che ci sono in circolazione...
Lo vedi spesso?
Chi?
Il dottor Fenn.
Ha dei cani.
Nello studio?
Perch sei a letto, Danny?
Te l'ho detto, pap. La schiena. Mi sta facendo penare,
sono mesi che mi fa penare.
Li tiene in un cortile di cemento alle spalle della
clinica tre Schnauzer e un danese fanno un merdaio,
fanno, e non mi piacciono i medici che tengono gli animali
in quello stato. E poi,  un comportamentista.
Ma ogni tanto hai appuntamento con lui, o sbaglio?
Secondo me non ha mai pubblicato un articolo in
vita sua e quando mi presento con un nuovo studio preso
da Science o dal New England Journal of Medicine
si mette subito sulla difensiva. Io preferisco sempre
i medici che fanno delle pubblicazioni... ma tant':
al Tesoro tira aria di crisi. Ultimamente le obbligazioni
vendono poco e con l'avanzata europea potrebbe esserci
una fuga dal dollaro, l'unica moneta di riferimento
che abbiamo al momento, ma le cose potrebbero cambiare
e se io riesco a entrare, a entrare con una quota...
Aiutami un attimo, pap.
Cosa?
Le pillole sulla scrivania.
Okay, okay. Ma mi stai a sentire? Potrebbe cambiare
tutto, potrei ricomprare la vecchia casa e si potrebbe
estirpare quell'orribile siepe di pino e sostituirla
con un acero giapponese come quello che aveva piantato
tua madre, con la corteccia liscia...
Pap.
Quelle foglioline lucide che sembrano i petali di un
fiore...
Il bicchiere dell'acqua...
Sparse come un bel tappeto sul prato, se solo riuscissi
a entrare con una quota... ce l'hai un pezzo di carta?
Devo scrivere una lettera alla mia banca e farla recapitare
in centro.
Aiutami, per favore. Spegni quest'affare, qui, intorno
al collo...
Cos'hai, Danny, le convulsioni?
Per favore.
Devi pur avere un pezzo di carta da qualche parte.
2. Intervista a Al Turpin, compagno di stanza di Daniel Markham
4 aprile, abbiamo qui Al, il mio compagno di stanza.
Al? Vuoi dire qualcosa?
 come una capsula del tempo?
Te l'ho detto,  l'inizio di una ricerca.  un documento,
la conferma che sta succedendo qualcosa.
Bene, allora, io ho come la sensazione che stiano
succedendo un fracco di cose. Cio, prendi l'idea di vendere
quei vecchi futon per coprire le spese dell'affitto.
Secondo me  andata alla grande.  una vera furbata.
Molto bene, Al, solo ora stiamo facendo della sociologia
aneddotica, perci diamoci una mossa. D'accordo?
D'accordissimo.
Okay... cominceremo dal mio amico Al Turpin,
ventisei anni, impiegato con un contratto a termine, che
ha accettato di parlarci del suo interesse per la filosofia...
innanzitutto chiediamo com' cominciata.
Be', la prima cosa che mi viene in mente  mia sorella
che torna dall'universit e mi fa: Graffi un altruista
e sanguina un ipocrita. Eravamo seduti vicino
al lago, e di punto in bianco ho sentito questo fremito
di eccitazione in petto. Mi sembrava un'idea straordinaria,
questa possibilit di sapere una cosa simile. Ora
mi limito soprattutto a leggere. Che so, dopo il lavoro
torno a casa e prendo in mano il libro che sto portando
avanti poco alla volta, Leibniz o Hegel o quello che , e
leggo qualche pagina, prendo un po' di appunti, cerco
semplicemente di capire quello che dicono. E pi o meno
come leggere un romanzo bello lungo, che comincia
con Zenone e compagnia bella e continua con tutte quelle
puntate, tutti quegli episodi, e tu non li leggi in ordine,
per ti fai un'idea della struttura generale della
storia, dell'intreccio direi, e riempi le parti mancanti.
Certi sono di una noia mortale. Come Spinoza. Ma lo
devi fare. Perch non lo so. So solo che devi.
Puoi descriverci l'esperienza pratica di leggere un
libro, Al?
Mica facile. Direi che la cosa principale  la sensazione
di ordine. La sensazione che anche se in certi passaggi
la struttura del ragionamento ti sfugge, sai che c',
e in un certo senso sei nelle mani di un signore che ti accompagna
verso il completamento di un concetto, di una
cosa che lui ha capito e che ora ti rivela poco a poco. Ti
d una forza che manco te l'immagini quell'ordine, anche
se non riesci a vederlo... A proposito, quel tizio
olandese che ha telefonato per il futon ha detto quando
sarebbe passato?
3. Intervista a Kyle Johnson, amico di Daniel Markham
S, di, siediti l, va bene. Okay, okay, abbiamo
qui Kyle, un mio caro amico di Bradford High, che ora
ci dir qualcosa, okay, okay, raccontaci com' cominciata
tutta questa faccenda della filosofia.
Dan?
S?
Ti senti bene?
Chi, io? Certo, come no. Di, spara. Vuoi un
caff? Al, preparagli un caff.
Sembri un po' sotto pressione.
Sto bene, davvero. Insomma, com' cominciata?
Dan. Lo so che ultimamente non  stato facile. Ho
sentito che tuo padre  finito di nuovo in ospedale. Me
la ricordo tutta quella storia quand'eravamo piccoli. A
dire la verit negli ultimi tempi neanch'io sono stato
granch bene. Ma se hai bisogno di un posto dove stare
o roba del genere, contaci.
Sei veramente molto, ma molto gentile, Kyle. Ora
parliamo di filosofia.
Stai andando dal tuo medico?
Che cazzo , un interrogatorio?
Okay, Dan, okay.
Va bene. Filosofia.
Be', credo che sia cominciata nel fienile.
Il fienile, okay, raccontaci del fienile.
C'era una stanza nel fienile. Una stanza dove andavo
sempre a giocare. No. Aspetta. Devo fare un passo
indietro. Ti devo raccontare del giornale.
Okay, il giornale, raccontaci del giornale.
Quando avevo dieci anni ho fondato un giornale.
Si chiamava la Gazzetta di Hammurabi.
Come il famoso codice.
No. Il mio gatto si chiamava Flammurabi. Il giornale
era dedicato alla cronaca della sua vita.
Non mi hai mai raccontato che avevi un gatto.
Be', ce l'avevo.
Continua.
C'erano dei servizi speciali su Hammurabi e sulla
sua vita quotidiana. Con tanto di foto. Ogni mese mio
fratello inventava un cruciverba con tutti i soprannomi
che davamo ad Hamm. C'era pure la pagina sportiva.
Gli avevamo organizzato un'olimpiade in miniatura e
l'avevamo fotografato mentre faceva cadere dei piccoli
ostacoli. Mio padre fotocopiava il giornale in ufficio.
Certi parenti canadesi si erano abbonati.
Insomma sei arrivato alla filosofia passando per il
giornalismo?
No, aspetta, devi starmi a sentire.
Okay, okay.
Nel fienile c'era una stanza. No, Al, ti ho detto che
non ci voglio il latte. Il fienile era vecchio. Stava marcendo.
Ai miei non piaceva che ci andassi a giocare, ma
io ci andavo lo stesso. Sul pavimento di questa stanza
c'era una piccola botola che si apriva sulle stalle. La usavano
per far scendere il fieno. Ero arrabbiato con Billy
Hallihan. Il giorno prima a scuola mi aveva sgonfiato le
ruote della bici ed era stato l a ridersela mentre le rigonfiavo.
Gli avevo chiesto di venire a giocare nel fienile.
Sapevo che sarebbe venuto perch il fienile era una
ficata. Cadeva a pezzi. Prima del suo arrivo ho aperto
la botola. Lo sportello calava verso il basso. Ho coperto
il riquadro con dei giornali. Vecchie copie della Gazzetta
di Hammurabi spillate insieme. Stando al mio
piano dovevo piazzarmi nell'angolo pi lontano della
stanza. Vedendo Billy entrare avrei detto: Vieni, devo
farti vedere una cosa. Lui, attraversando la stanza,
avrebbe messo un piede sul giornale finendo con una
gamba nel buco. Ero sicuro che non ci sarebbe finito interamente
dentro. Si sarebbe solo fatto male, vergognandosi
come un ladro. Cos ho messo il giornale sul
buco e sono uscito a fare un giro in bici aspettando il
suo arrivo. Quando l'ho visto attraversare il cortile, sono
tornato di corsa nel fienile. Il giornale era sparito.
Sono andato verso il buco. Ho guardato gi. Nella stalla
c'era una vecchia falciatrice meccanica arrugginita
che io e mio fratello avevamo mezzo smontata. Io avevo
tolto il pomello di plastica dalla leva del cambio.
Hammurabi era atterrato proprio l, sulla punta del bastone
di metallo che io avevo lasciato scoperto, dopo
essere finito nella trappola che io avevo preparato con
il mio giornale dedicato a lui. Hamm si era portato appresso
una copia della Gazzetta, e si era impalata pure quella.
Ges Cristo.
Proprio lui. L'immagine non  molto diversa.
Hamm  morto per i miei peccati.
Non me l'hai mai raccontato, Kyle. E questo alla
fin fine a cosa ha portato?
A Kant. A Rawls. A una teoria morale di qualche
tipo.
Cose che hai studiato all'universit.
S.
E ora lavori in una panetteria, giusto?
No, me ne sono andato un paio di settimane fa.
Qualcuno ha rubato un'affettatrice per il pane e hanno
dato la colpa a me.
E ora che cosa fai?
Lavoro in un cimitero. Mi occupo del campo, preparo
le tombe.
Non ci posso credere! Sei un becchino!
Non si chiamano pi cos. Come i cassieri, che non
si chiamano pi cassieri. Per s,  quello che sono.
Dove?
Gi a Bradford, nel piccolo cimitero dietro la chiesa
di Saint Mary.
Mi prendi in giro! Ma  una cosa temporanea, no?
Che ne so. Come faccio a saperlo? Per me il futuro
 un mistero.
Come sono contento che sei venuto, Kyle, sto elaborando
un nuovo sistema per delineare la topografia
dell'esperienza umana e questa ricerca rientra nel progetto,
con le interviste e tutto. Voglio capire il nesso fra
il desiderio di conoscenza teoretica e alcuni tipi di disperazione.
In questo senso la faccenda del gatto  davvero
interessante.
Tuo padre sta meglio da quando  uscito?
Sta una bellezza. Una vera bellezza.
Io non ho mai avuto tutta l'energia che hai avuto
tu, Dan.
Ma figurati, non dire sciocchezze, tutto questo 
interessantissimo.
 strano essere di nuovo a Bradford. C' una certa
pace, per. Potresti venirmi a trovare qualche volta,
nel caso ti servisse un posto dove stare.
Certo, come no. Al, ma che fai?
Sssh. Ascolta. C' qualcuno alla porta.
Chi , Al?
Non lo so. Dev'essere il portiere.
4. Intervista a 'Wendell Lippman
Daniel Markham conduce l'intervista numero tre,
16 giugno 1977, Sociologia Aneddotica dell'Esigenza
Filosofica nei Giovani, in attesa di fondi dal National
Endowment for the Humanities, dal Centro Nazionale
di Igiene Mentale, dai Centri per il Controllo delle Malattie,
dai Ministeri dell'Interno, della Sanit, dei Servizi
Sociali e dell'istruzione degli Stati Uniti. Documento
numero 3B1997. Soggetto: Wendell O. Lippman,
maschio, caucasico, di anni ventuno, residente a
Jamaica Plain, Boston. Prima domanda. Signor Lippman,
le dispiace dichiarare nome e cognome? Devo metterlo
agli atti.
Wendell Oliver Lippman.
Grazie. Dunque, signor Lippman, lei  venuto qui
per partecipare a una ricerca rivoluzionaria. Quello che
dir oggi potrebbe cambiare la vita di milioni di cittadini.
Non vorrei sembrarle eccessivamente serio, ma 
fondamentale che lei capisca di avere in questo momento
una posizione di assoluta preminenza, che le permette
di esercitare un ascendente senza precedenti, una
posizione che forse non conseguir mai pi in vita sua,
un'occasione per plasmare il futuro di una nazione
aprendo una finestra sull'animo dei giovani.  pronto
ad assumersi una simile responsabilit?
Direi di s. Cio,  solo che l'altro giorno ho incontrato
Al, al parco.
Signor Lippman, bisogna che lei capisca. In questo
frangente il signor Turnip rappresenta solo il canale che
le ha consentito di arrivare fino a me. Il suo legame con
lui  una necessit empirica che lascia il tempo che trova.
Questo, che  uno studio in fieri, si interessa a lei in
quanto tale, non a lei in quanto amico di Al. E chiaro?
Che cosa significa in fieri?
Signor Lippman, ha l'impressione che sia io a condurre
questa intervista, o ha forse l'impressione che sia lei a condurla?
Lei, mi pare.
Per l'appunto, signor Lippman, per l'appunto.
Sta' a sentire, amico, cio, Al mi ha solo detto di
passare quando capitavo da queste parti perch, hai
presente, potevamo fare due chiacchiere su Dio e roba
simile, che sar anche una ficata, non dico di no,
solo che... io sono passato per rimediare un po' d'erba.
Da mettere agli atti: mi ritengo autorizzato a trattare il soggetto come ostile.
Che?
Dichiari titoli e autori dei libri che ha letto negli
ultimi cinque anni.
Tutti?
S, signor Lippman, tutti.
Che cazzo, c'hai il chiodo fisso.
Sarebbe questo il suo commento redazionale?
See.
Benissimo. Dunque, cos'ha letto, per l'esattezza?
Be', ho approfondito questa cosa sulla Guerra nel
Golfo, su come, cio, c'erano tutte queste informazioni
disponibili, e nessuna analisi approfondita, che  una
novit mica da poco.
Le dispiace dichiarare il suo grado di istruzione da
mettere agli atti?
Studente universitario.
Bene. Lasciamo perdere i libri per il momento; magari
potrebbe raccontarci qualcosa sul suo interesse per
la filosofia e su come  cominciato. Perch lei si interessa
di filosofia, giusto?
Come no.
Benissimo. Ci racconti da dove nasce.
Be', la prima volta che ho avuto uno sballo...
5. Intervista a Carl de Hooten
Oggi pomeriggio abbiamo qui Carl de Hooten...
ventisette anni, residente nella zona ovest di Somerville.
Signor de Hooten...
Chiamami Carl.
Va bene. Carl  un... come ti sei definito?
Un laureato freelance.
Un laureato freelance. Vale a dire?
Intrattengo rapporti con varie facolt.
Si  laureato alla Suny di Oswego, dove ha studiato
filosofia. Allora, Carl, parlaci delle origini del tuo interesse per l'argomento.
Da piccolo abitavo vicino a una ragazzina che aveva
messo su una bancarella per vendere la limonata ai
passanti. Mia madre si era messa in testa che dovevo
partecipare all'impresa, spinta dalla convinzione, ma
l'ho capito solo dopo, che non uscissi abbastanza di casa.
Io mi ero opposto con le unghie e con i denti, non
avendo il minimo interesse a smerciare un po' d'acqua
e zucchero a quelli del quartiere. Solo che mia madre
s'era proprio incaponita, tanto da mettersi in contatto
con i genitori della ragazzina per prendere accordi sulla
mia partecipazione. Dopodich mi aveva detto di andarmi
a sedere al tavolo vicino alla ragazzina... e di divertirmi.
 stato l, seduto vicino a questa ragazzina -
Verena si chiamava che ho cominciato a interessarmi
di intelligenza artificiale. Verena aveva appeso davanti
al tavolo un cartello con su scritto che la limonata costava
venticinque centesimi. La cosa interessante, per,
 che nonostante il cartello il prezzo cambiava a seconda
dei clienti. Se si presentava la sua amica Judy, tanto
per dire, immancabilmente le faceva pagare solo un nichelino.
Ai maschi di solito chiedeva cinque centesimi,
cio ben un quarto in pi, sostenendo che il prezzo sul
cartello includeva solo la limonata e non il bicchiere.
Quando vedeva una macchina rallentare, mi dava una
pacca sulla spalla pretendendo che mi inginocchiassi davanti
al tavolo in modo da nascondere il cartello e permetterle
cos di estorcere ai malcapitati cinquanta centesimi
e perfino un dollaro. Quando le dicevo che non
mi sembrava giusto, lei mi prendeva il viso fra le mani
e urlava a squarciagola: Tu sei qui solo perch mia madre
dice che ci devi stare. Pi o meno in quel periodo
avevo smontato una calcolatrice che mi aveva regalato
mio padre, e mi divertivo a studiarne i circuiti, a guardare
il chip con la lente d'ingrandimento, a immaginare
tutte le microscopiche sezioni interne e il modo in cui
ogni calcolo veniva scomposto negli elementi binari. Un
pomeriggio ero intento a guardare Verena, l'espressione
che aveva assunto vedendo tre ragazze pi grandi arrivare
dal fondo della strada. Era chiaro che stava cercando
di decidere che prezzo applicare, e a un tratto mi
resi conto che, conoscendo sufficientemente il cervello
e avendo la possibilit di penetrare nella sinapsi, nel fluido
interstiziale, fino al codice binario, be', Verena sarebbe
stata prevedibile, per non dire riproducibile, e
tutta quella che poteva sembrare volubilit, tutta quella
duttilit avrebbe dovuto arrendersi a un algoritmo,
al chip di una piastra principale.  cominciato pi o meno cos.
Interessante...
Da allora mi sono dedicato anima e corpo all'intelligenza
artificiale: reti neurali, modelli cognitivi.
Chiedigli se ha mai avuto una ragazza.
Al! Scusa,  che il mio compagno di stanza...
Non ti preoccupare, se vuoi posso rispondere. La
verit  che non ho mai avuto una ragazza.
E ti pesa?
Certe volte mi pesa eccome, mi fa sentire rifiutato,
poi per per lunghi periodi non ci faccio nemmeno
caso. Anche se devo dire che venire qui mi rincuora.
Perch?
Mi fa sentire una persona equilibrata, che tiene le
redini della propria vita.
E te ne accorgi venendo qui?
Esatto. No, dico, ma vi siete visti? Vivete in una
stanza talmente piena di libri che  tanto se riuscite a
muovervi, il tuo compagno di stanza  steso a terra a
pancia in gi da un'ora...
Ha dei problemi gastrointestinali...
E tu te ne stai li seduto con una borsa del ghiaccio
sulla schiena e un dittafono a fare certe domande... e
tutto questo per vendermi un futon? Non mi sembra
tanto normale. Tutto  meno che normale.
6. Intervista a Charles Markham
Okay, pap, stiamo registrando... Hai qualcosa da
dire?
Il giorno  quasi finito.
Posso accendere la luce se vuoi.
No, lascia stare... Di che cosa dovremmo parlare?
Te l'ho detto, sto facendo una ricerca su come nasce
l'interesse per la filosofia, su cosa porta a...
Non mi vorrai intervistare?
E invece s.
Ma che vai a rivangare, Danny, ormai  acqua passata.
Mi hanno licenziato, tutto qui.
Non c'entra il lavoro, e nemmeno l'universit. Voglio
solo sapere com' cominciata per te, che cosa ha significato
per te...
Molto divertente. Che cosa ha significato per me?
L'altro giorno leggevo un libro. Mi ricordo un brano.
Diceva pi o meno: Gente che pu sperare tutt'al pi
di stabilire un legame con gli esseri umani inventando a
proprio uso e consumo un rapporto elegiaco, come se gli
altri fossero tutti morti. Mi sembra azzeccato.
In che senso?
Quest'idea di vivere la vita come un'elegia, vaccinandosi
contro il presente.  molto pi facile se riesci
a considerare gli altri come semplici personaggi di un libro.
Riesci ancora a stare insieme a loro. Ma non hai
niente a che spartire con il loro destino.  gi tutto deciso.
Il presente in realt non ha nessuna importanza,
semplicemente coincide con il momento in cui leggi le
loro vicende. Il che rende tutto pi facile. Il dolore degli
altri, per esempio.
E c'entra in qualche modo con i motivi che ti hanno
indotto a leggere?
I filosofi... rientravano in questa logica, nel fatto
di mantenere le distanze dalle cose.
Come?
Erano miei amici. Fidati. Mi facevano compagnia.
Passavamo il tempo insieme, mi parlavano. Non avevano
crisi. Sempre pronti con un piccolo commento ad
hoc. Un vero ideale. Niente corpi in agonia da trascinarsi
dietro. Come un quadro. Nessun cambiamento,
nessuna delusione. Tutto era gi compiuto.
Leggevi quand'eri in ospedale? Mamma ha detto
che avevi sempre dei libri.
Di che vai parlando?
L'anno che sei stato ricoverato.
Te l'ha raccontato lei, di quand'ero l dentro?
S. Ha detto che veniva sempre a leggerti dei libri...
Guardami, pap... Di' qualcosa.
Ti dispiace spegnere quel registratore? Oh, Danny,
perch piangi?
E ha detto, ha detto che secondo il dottore eri malato...
Smettila.
E che avevi bisogno della tua famiglia... Dove vai?
Pap. Dove stai andando?
Devo andare.
No, pap, ti prego. Voglio parlare con te, di, hai
detto che ti saresti fatto intervistare, ti prego,  per il
mio bene, questa ricerca, di, non puoi andartene adesso,
per favore... Che mi dici di quella volta che sei venuto
a prendermi a scuola in smoking pap? con
quella Lamborghini, e siamo andati all'Harbor e tu mi
hai offerto i martini e la cena e ci siamo fermati la notte...
raccontami cos'hai provato, raccontami cosa pensavi...
No, Danny, devo...
Quella settimana che hai dormito in garage o quella
volta che hai fatto la scultura in soggiorno, di, voglio
che mi racconti come si combinava con tutto il resto,
come si combinava con i libri, con le teorie, con le
cose che leggevi, pap!
7. Daniel Markham intervista se stesso
Intervista sulla Sociologia Aneddotica numero che
ne so, Daniel Markham... Allora, signor Markham, vuole
raccontarci qualcosa di s?... Ma certo: sono nato a
Boston, eravamo tutti l in ospedale, io, la mia mamma,
e anche il mio pap!... Il suo pap?... S, aveva una
stanza anche lui, proprio nell'ala accanto... Lei  davvero
un simpaticone... Gi, lo so, faccio morire dal ridere...
Ma veniamo seriamente all'argomento in questione:
perch ha messo tutti i libri per terra, e perch
li ha accatastati davanti alla porta e perch non lascia
entrare Al, e perch, signor Markham, perch  nudo,
e perch si  steso sui libri, e soffre davvero di dolori alla
schiena, o  semplicemente frutto di una posa psicosomatica,
e davvero  tormentato da un'ulcera che le toglie
il sonno, e davvero passa le giornate in un agghiacciante
torpore nevrastenico, e cosa sono quei disegni che
ha cominciato a tracciare sul muro e che ricordano vagamente
i simboli di qualche religione primitiva, e cosa
direbbe il dottor Gollinger se li vedesse, eh? E sono i
cerchi a interessarla di quei disegni o le linee che li attraversano,
come la punta della leva del cambio su cui
 atterrato il gatto?... Tutto molto interessante, s, sono
d'accordo, ma a dire il vero dovrebbe essere pi preciso.
Cio, qual  esattamente la domanda?... Be', la
stessa che fa sempre lei, signor Markham, se la ricorda?
Agli altri ha chiesto com' cominciato il loro interesse
per la filosofia, dunque, com' cominciato per lei?... Interessante,
s, molto interessante. Le lacrime, credo che
siano state le lacrime, o meglio, le pagine increspate dalle
lacrime seccatesi, il libro aperto sulla sua scrivania,
quella di mio padre, ovviamente, e poi un paragrafo dove
la carta era increspata, sollevata, ha presente come
diventa la carta quando s'asciuga dopo averla bagnata,
con qualche cerchio qua e l, e nemmeno un bicchiere
d'acqua nei paraggi e poi, certo, l'indizio meno importante,
e cio che lui piangeva sul divano. Leggere quei
paragrafi increspati, guardare quelle paroline nere, ascoltare
il pianto di mio padre, insomma, mi sembrava tutto
cos fascinoso e allettante che mi sono detto: porca
pupazza, quanto mi piacerebbe lavorare in questo campo...
Ci risiamo, ha di nuovo rovinato tutto, ma andiamo,
questa dovrebbe essere un'intervista seria ... Scusi,
lo so, lo so... E allora, cos'ha imparato?... Be', mi fa
piacere che finalmente me l'abbia chiesto, perch vede,
 per questo che tengo tutti i libri in terra, e mi piace
starci steso sopra, perch la consultazione diventa molto
pi facile, nel senso che posso sentire il Simposio semplicemente
schiacciandoci contro la coscia, cos; ma siamo
seri: cos'ho imparato, be', tante di quelle cose, vediamo:
Kant diceva che mi sto liberando del sapere per
fare posto alla fede, e Marx diceva che c' un solo antidoto
alle sofferenze mentali, e cio il dolore fisico (che
mi sembra azzeccato), e Kierkegaard diceva che molti
tirano delle conclusioni da scolaretti sulla vita e la fanno
in barba al maestro copiando le risposte da un libro,
e Vico diceva che il criterio e la regola per arrivare alla
verit stanno nell'aver inventato la verit, magari anche
facendo qualche intervista, chi lo sa? E Wittgenstein
diceva che l'etica e l'estetica sono esattamente la
stessa cosa, e diceva che la soluzione al problema della
vita sta nel far svanire il problema, e che per dubitare
ci dev'essere qualcosa di indubitabile, e Heidegger diceva
che l'idea della logica si sgretola nel rovello di un
interrogarsi pi originario, e Fichte diceva No, Al,
non ho fame, sto facendo un'intervista, esco domani,
va' a divertirti, va',  una bella giornata... Un avviso?...
Brucialo, Al! E solo una bolletta. Bruciala, che cazzo,
bruciale tutte quante, il telefono, la luce, fa' un bel rogo
sul pianerottolo e legaci pure quel casinista rompicoglioni
del portiere! Tu puoi farlo, Al, tu si che puoi!...
Diceva, signor Markham... Ah, s, dicevo che anche Fichte
diceva qualcosa, e anche Pascal, e mia madre diceva
che ognuno nel suo piccolo cade a pezzi, e poi c' questo
brano qui, quello che non riesco a smettere di leggere,
dov'? Qui nel vangelo, Luca, capitolo secondo.
E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel tempio,
seduto in mezzo ai dottori, ad ascoltarli e a interrogarli.
Ora, tutti coloro che lo ascoltavano stupivano
per la sua intelligenza e le sue risposte. Veduto che l'ebbero,
ne furono profondamente stupiti, e sua madre gli
disse: Figlio, perch ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre
e io, afflitti ti cercavamo. Ma egli disse loro: Perch
mi cercavate? Non sapevate che io devo attendere alle
cose del Padre mio?... Le cose del padre mio... Apra a
una pagina a caso. Ecco, prenda un libro, signor
Markham, s, l, quel paragrafo inumidito, legga le parole.
[fine dell'ultimo nastro]
OSPEDALE MCLEAN
115 MILL STREET
BELMONT, MA 02478
dott. Anthony Houston
11 febbraio 1998
Dott. Winston P. Gollinger
231 Pine Street
Brookline, Massachusetts 02346
Caro Win,
Mi chiedi del decorso di Daniel Markham. Da una settimana non
 pi paziente di questo ospedale, avendo firmato per farsi dimettere.
Per tre mesi  stato affidato alle mie cure. Superata una prima fase
maniacale, per quasi tutto il periodo della degenza  stato affetto
da una depressione tra il moderato e l'acuto. Ho tentato varie terapie
farmacologiche, alcune di parziale efficacia. Se un vero miglioramento
c' stato, e non ne sono affatto sicuro, si  verificato nel corso delle
nostre sedute bisettimanali, dove ogni tanto sembrava animarsi un
po'. Dopo aver letto la trascrizione e ascoltato le cassette, sono riuscito
a coinvolgerlo in qualche discorso filosofico. L sembrava ritrovare
un po' l'orientamento. Un suo amico, un certo Kyle Johnson, gli
portava dei libri e questo sembrava risollevargli un po' il morale. Da
quanto riferivano gli infermieri, le giornate migliori le passava in buona
parte a leggere.
Intorno a Natale il padre ha avuto la malaugurata idea di venirlo
a trovare in ospedale. Era al culmine di una fase maniacale, e ha dato
il tormento a medici e infermieri perch investissero in fondi offshore.
Inutile dire che la sua visita non ha giovato a Daniel, e una settimana
dopo gli ho aumentato il dosaggio di Depakote.
Sappiamo entrambi che questi casi refrattari sono molti. Noi abbiamo
fatto del nostro meglio. Senza farmaci, non mi sorprenderei se
da qui a cinque anni Charles Markham si suicidasse. Daniel  ancora
giovane, difficile prevedere il decorso della sua malattia.
Se avr altre informazioni non mancher di comunicartele. Se Daniel
riprende la terapia con te, ti prego di farmelo sapere.
Cordiali saluti.
Dott. Anthony Houston
Il treno sferraglia costeggiando i cortiletti di Bradford.
Uno  disseminato di giocattoli di plastica. Un altro ha tutta
la terra smossa, pronta a ricevere le nuove zolle erbose.
Daniel appoggia la testa al finestrino, lasciando che le immagini
diventino sfocate, gli alberi una dolce immagine
confusa. Senza guardare, prende i fogli che ha in grembo
e li capovolge sul sedile accanto. A un tratto il treno comincia
a rallentare. Alla fermata di Bradford Hill, guarda
il padre due file pi avanti infilarsi la ventiquattrore sottobraccio,
prendere il figlioletto per mano e percorrere il
corridoio. Il treno, ancora pi vuoto, continua la sua corsa,
oltrepassando i campi da tennis e quelli da baseball dove
Daniel giocava da piccolo, il supermercato dove metteva
la spesa nelle buste dopo la scuola e il distretto di polizia
dove lui e sua madre andavano a compilare i moduli
per le persone scomparse.
L'avranno sorpreso in costume da bagno nella corsia di
un supermercato, si chiede, o a implorare un estraneo di
leggere un pezzo di carta che tiene stretto in pugno? Oppure
 nell'appartamento a cui ha accennato l'ultima volta
che si sono parlati, quello di un'amica che Daniel non
ha mai sentito nominare, una che fa la veggente? Daniel
si meraviglia di riuscire a starsene tranquillamente seduto
in treno a immaginare certe cose. Di non sentirsi disperato
n esaltato in quel momento di tregua.
Appena superato l'ufficio postale, il treno si ferma a
Bradford Square. Daniel prende i fogli, la busta, la lattina
vuota e si alza dal sedile.
La temperatura  aumentata, l'umidit della pioggia
mattutina aleggia nell'aria. Sale le scale che portano al parcheggio
e lo attraversa diretto a Washington Street. Hanno
rifatto i marciapiedi e messo le panchine e i lampioni
nuovi, tutti dipinti dello stesso verde scuro. Ci sono perfino
pi Mercedes e Jaguar di quante ne ricordasse, perfino
pi giovani madri danarose che, truccate e ingioiellate,
spingono i carrelli davanti alle vetrine di ristoranti e boutique.
Daniel oltrepassa la biblioteca. Vicino al telefono
pubblico c' un cestino, dove butta il fascicolo con tutto
quanto contiene: i referti delle analisi, i duplicati delle ricette
mediche, i livelli del sangue, le annotazioni mediche,
le interviste, le previsioni degli esperti.
All'incrocio di Pond Street, aspetta il verde per i pedoni
e attraversa. E quasi uscito il sole, che crea deboli
giochi d'ombra sul marciapiede, cominciando a scintillare
sull'asfalto bagnato. I pneumatici delle macchine di passaggio
si allontanano con un fruscio. Sulla strada e fra gli
alberi aleggia un venticello tiepido.
Daniel vede davanti a s l'indicazione per la chiesa di
Saint Mary. Un sentiero si inerpica verso la torre di mattoni
della chiesa per poi discendere costeggiando l'edificio.
Lui lo segue fino al cancello. Il cimitero non copre pi
di un paio di acri, stipati di lapidi e di fiori. Hanno abbattuto
un folto d'alberi sul fondo per fare posto a un'altra
manciata di parrocchiani. Daniel vede il contorno delle
spalle di Kyle chine su una carriola e, dopo aver richiuso
il cancello, avanza sull'erba curatissima.
Dan, dice Kyle, alzando gli occhi dalla tomba dove
sta lavorando, ti sei deciso.
Per un istante, l, nella calma che come ben sa  solo
l'occhio del ciclone, il centro di una turbolenza che, malgrado
tutto quello che  stato detto e scritto, potrebbe non
significare assolutamente nulla, riesce solo a fissare gli occhi
sul viso dolce del suo amico e ad ascoltare, grato, i rumori
del mondo intorno a lui.
...
.
...
Il volontario.
...
.
...
1.
...
.
...
Quel ragazzo le ha ridato la speranza, una speranza che
Elizabeth credeva ormai perduta.  andato a trovarla sette
settimane di fila. Un adolescente goffo e, secondo lei,
solo, strano in un modo che non lo aiuter certo a spuntarla
nella competizione con gli altri. Si presenta con matite
e taccuino chiedendole cosa vuole che le disegni. Lei
ha tappezzato le pareti con quei lavori: schizzi del bosco
dietro casa sua, la vista che si gode dalla finestra di Elizabeth,
e soprattutto autoritratti, banali i primi, quelli appesi
vicino allo specchio, ma sempre pi espressivi man
mano che si dispongono lungo la parete, mentre gli occhi
si fanno pi piccoli, la fronte pi larga, e la mina lavora a
sfumare i contorni. Le visite di quel ragazzo hanno dato
un senso alle sue settimane. Passa ore a immaginare che
cosa diranno, a pensare alle domande che vuole fargli, salvo
poi dimenticarle, come una madre apprensiva, non appena lo vede.
Dalla sua finestra, Elizabeth guarda la giornata concludersi
nel porto. A est, un cumulo di nuvole riempie via
via il cielo annerendo l'azzurro delle onde e lasciando solo una pallida striscia di luce a sbiadire sull'orizzonte atlantico.
Fra poco sar ora di cena. Lei percorrer il corridoio
piastrellato oltrepassando le camere degli altri residenti e
entrer in sala da pranzo dove Marsha, la cuoca, le far un
cenno di saluto mentre lei prender posto a tavola per fare
il pieno di amidi. Se esiste una campana silenziosa  proprio
quella che alle cinque e mezza di ogni santo giorno
annuncia la cena al Centro di assistenza e accoglienza
Brewster di Plymouth. Sentendo quel debole richiamo,
Elizabeth si gira verso la stanza e, dopo essersi infilata il
cardigan e le ciabatte, intraprende il suo viaggio quotidiano.
Pi tardi, rientrando, trova ad attenderla le pastiglie di
primidone nella tazzina di carta bianca che come sempre
Judith, l'infermiera, ha lasciato sul comodino. Sono
vent'anni che Elizabeth Maynard fa esattamente quello
che le dicono e la voce di Hester, che le ha dato tanto filo da torcere, si fa sentire solo di rado, e nei toni pi sommessi.
Non  certo una grande conquista, pensa, aver passato
la vita a tenere a bada qualcosa. Nel corso delle ultime
settimane, malgrado tanti sforzi, durante le visite di
Ted ci sono stati momenti in cui Elizabeth  rimasta impantanata
nella melma dei farmaci, con il tempo che a
sprazzi rallentava fino a fermarsi. Quel ragazzo le ha ricordato
quanto c' da perdere. Vuole solo conoscerlo come
farebbe una persona qualsiasi. In cuor suo, non crede
che sia chiedere troppo. Un piccolo intervallo potrebbe
giovarle, medita fra s, mettendo le pastiglie in fondo al
cassetto del com.
Che cazzo, la vuoi smettere di provarci? sbraita suo
fratello da sotto mentre Ted, dietro la porta della camera
da letto della madre, ripete dolcemente: Sei sveglia?
Se non ti trovo in macchina entro venti secondi te la
fai a piedi, urla John dalla cucina. Ted gira la maniglia,
ma come al solito  chiuso a chiave. Vuole vedere se sta
bene, ma ormai non c' pi tempo, cos prende la sacca dei
libri dalla sua camera e si precipita gi per le scale.
In macchina, suo fratello fa andare i Rage Against the
Machine a tutto volume, tanto che i sedili vibrano. Ignora
due stop e non dice una parola per tutto il tragitto. Alla
fine, nel parcheggio della scuola Ted si infila le cuffie e
l'allegra vocetta di una rockstar britannica fa piazza pulita
nella sua mente: She walks in beauty like the night, ba ba
ba ba ba da da, e poi, mentre sale le scale all'ingresso, parole
che non riesce mai a decifrare: Marilyn qualche cosa,
e finalmente, mentre svolta in corridoio, la parte che tanto
aspettava: I'm aaaaching to see my heroine, l'm aaaaching
to see my heroine, in un crescendo vocale estasiante, da farti
perdere la testa, seguito da un colpetto sulla spalla mentre
le labbra del professor Ananian dicono: Spegni
quell'affare.
Nelle orecchie sente scattare il tasto dello stop.
Non te lo ripeter un'altra volta.
Una ventina di studenti stravaccati sui banchi di formica
marroncina, quarantacinque minuti di un corso avanzato
di algebra, nemmeno mezza speranza di vedere Lauren
Jencks. Ted si sente male.
Oddio, dice, simulando un'espressione perplessa, -
ho completamente dimenticato il quaderno... torno subito,
e infila il corridoio allontanandosi a tutta birra, la
porta che sbatte alle sue spalle.
Cos si fa, dice Stevie Piper col pollice sollevato vedendolo
sfrecciare davanti alla classe di chimica. Non
puoi mancare stasera, amico, i genitori di Phoebe Davidson
sono fuori citt.
Vengo di sicuro, dice Ted, precipitandosi lungo il
corridoio diretto alla sezione artistica, dove Lauren ha lezione
di disegno al naturale. L'idea che lei se lo vedr comparire
davanti alla porta della classe lo mette gi in agitazione,
pur sapendo che Lauren sa che non le toglie gli occhi
di dosso da settimane, se non da mesi, e cio da quando
 comparsa in quella scuola all'inizio del semestre.
La professoressa Theodopoulos ha piazzato la fotografia
di un cane sul cavalletto davanti alla classe e ora, servendosi
di una bacchetta, richiama l'attenzione degli studenti
sull'orecchio. Gli allievi, che danno le spalle a Ted,
imbrattano il foglio col carboncino, riproducendo le orecchie.
Lauren  in seconda fila: un cardigan arancione sbiadito
con le tasche allentate, una striscia di sole di traverso
sulla schiena, un ciuffo dei capelli corti, castani, che le
luccica sopra l'orecchio, niente orecchini. Ted trova adorabile
che non porti anelli e collane e che non si trucchi,
che abbia gli occhi tanto grandi e dimostri dieci anni pi
di lui, come se avesse fatto cinque volte il giro del mondo
e per qualche oscura ragione, magari un karma negativo,
fosse costretta a ripetere la vita in un liceo. La sera, in camera
sua, quando la cancella pudicamente dai pensieri per
masturbarsi sulle immagini pi crude di Internet,  convinto
che lei senta il bisogno di raccontare a qualcuno
cos'ha significato tornare da luoghi cos remoti. Se, in rare
occasioni, si prende la libert di spogliarla, lei sta sempre
sopra, la schiena inarcata, gli occhi chiusi, con l'espressione
di chi ricorda un altro periodo, ma quando Ted sta
per venire, lei apre gli occhi abbassandosi e rimangono a
fissarsi prima che lui si sollevi per baciarla, esplodendo.
Dalla sua postazione, ora c' solo lei nei suoi pensieri,
non vede l'orecchio del cane che ha disegnato Lauren. Appoggia
la testa al vetro, cercando di scorgere il lato del suo
viso, la mano, il disegno, escludendo dal campo visivo quel
carro armato della professoressa Theodopoulos che avanza
come una furia verso di lui, l'indice puntato a mo' di
arma. E a pochi metri dalla porta quando la vede, tutta la
classe si  girata a guardare, il cuore gli martella nel petto.
In preda alle vertigini, prende e scappa.
Dal corridoio al terzo piano sul lato opposto del cortile,
vede attraverso la finestra, da sopra la spalla della professoressa
Theodopoulos, le prime due file della classe di
disegno. Da qualche settimana le amiche di Lauren si mettono
a ridere ogni volta che lo vedono, e questo gli ha fatto
capire che non serve a niente fare tanto il duro. Ora la
fissa spudoratamente. Avanti, pensa, continua pure a prendermi
in giro, di, di' pure che sono patetico, brutto e senza
speranze, ridimi in faccia e alza gli occhi al cielo, di' che
non mi toccherai nemmeno fra un milione di anni e che
preferiresti andare a letto con una scimmia, avanti, gridalo pure ai quattro venti.
Sembra che nessuno si sia accorto di lui. Stanno tutti
l a scarabocchiare sui fogli, la mente ancora a letto, il corpo
che affronta la prima ora sonnecchiando.
Poi succede. Lei guarda sopra il cavalletto, strizza gli
occhi, lo vede. Sorride. Ne  sicuro. Lauren Jencks l'ha riconosciuto
a trenta metri di distanza, e sta sorridendo, se
a lui o insieme a lui non osa indovinarlo. Ted fa il duro,
abbozza un cenno di saluto e si allontana. Ormai ha deciso:
oggi a mensa andr a sedersi vicino a lei, al diavolo le
amiche e le loro risatine.
Sa che deve darsi una calmata prima di quell'incontro.
Al gabinetto, dopo aver cercato inutilmente di studiare
una pagina sulla battaglia di Shiloh, passa velocemente a
immaginare quattro bionde che gli leccano il corpo nudo,
rimproverandosi nel frattempo per la mancanza di originalit,
ma  un sollievo, quando ha finito, respirare profondamente
per la prima volta nel corso della mattinata.
Al risveglio, Elizabeth trova i colori pi fulgidi: i ghirigori
rosso borgogna e oro del tappeto orientale; l'alba
che accende il cielo di un azzurro immacolato. Si infila l'accappatoio
e prende posto vicino alla finestra. I raggi del
nuovo sole scintillano fra l'erba gelata del cortile.  la stessa
luce autunnale sbiadita che illuminava il prato dell'ospedale
sulla costa del Connecticut, quello dove Elizabeth era
rimasta un mese l'anno prima che lei e Will si sposassero,
un ricordo, questo, che le giunge con insolita facilit.
Will tornava tutte le domeniche da Cambridge con la
vecchia Lincoln del padre. Facevano delle passeggiate sulle
scogliere che dominano Long Island Sound. Era un tipo
nervoso, amante dei libri. Come Elizabeth, era cresciuto
nel New England in una famiglia di episcopaliani
apostati, allevato come lei secondo una coscienza liberale
da genitori che sospiravano rassegnati sul New York Times
e consideravano la salvezza sempre che esista una
promessa di riforma anzich di redenzione. Lei e Will riuscivano
a trascorrere ore astenendosi educatamente
dall'accennare ai motivi che la tenevano in quell'ospedale
quei piccoli momenti di confusione, come li definivano i
suoi genitori alle difficolt che ogni tanto incontrava nel
ricordare dove si trovava, alla sensazione ancora pi rara
che qualcuno le parlasse. Will stava finendo il dottorato
in sociologia a Harvard ed era quello il loro argomento. Si
erano conosciuti a un seminario il semestre prima che lei
lasciasse la Redcliffe, una scuola dove i suoi speravano ancora
che tornasse.
Verso la fine della degenza, Will ebbe un incontro a
quattr'occhi con lo psichiatra di Elizabeth. Lei fece la
grande scorrettezza di origliare dietro la porta. Un lieve
squilibrio, disse il medico. Elizabeth non ha mai capito
se fosse banalmente un sessista che la considerava isterica
o una persona gentile che aveva capito cosa Will significasse
per lei, tanto da anteporre la gentilezza al senso critico.
Quando Will gli chiese se era ancora il caso di sposarsi,
lui gli chiese se amava la sua fidanzata. Elizabeth
non si era mai sentita tanto al sicuro come quando aveva
sentito Will rispondere: S, senza un attimo di esitazione.
Allora  il caso di sposarla, replic il medico.
Dopo il matrimonio, andarono ad abitare nella casa estiva
dei genitori di lei in una cittadina vicino Plymouth, una
vecchia casa coloniale presso il fiume, dove i suoi nonni
avevano vissuto tutta la vita. Per un anno soltanto, avevano
detto, il tempo necessario a Will per finire il dottorato.
Niente affitto da pagare, e a lui bastava andare a Cambridge
due volta a settimana. Elizabeth ricorda ancora il
fastidio all'idea di vivere, pur se per un breve periodo, in
quella casa, lontano dalla citt, in un posto dove aveva trascorso
mesi e mesi da piccola, una casa abitata ora da un
ramo ora dall'altro della sua famiglia, che la possedeva da
pi di tre secoli. L il peso del passato era tale che diventava
difficile immaginare un futuro. Will aveva piazzato la
scrivania in salotto, vicino alla radio di mogano alta un metro
e venti che aveva alla base degli scomparti dove la polvere
si accumulava sui vecchi 78 giri di Beethoven e di
Mahler. Il pomeriggio, quando cercava di leggere un libro
sul divano, Elizabeth doveva mettercela tutta per cancellare
l'immagine della nonna che sonnecchiava sulla poltrona
di fronte durante un temporale estivo.
Prima di sposarsi avevano parlato di avere dei figli; li
volevano tutti e due. Sar una faticaccia, non credi? aveva
commentato la madre quando le aveva comunicato
l'idea, visto che avevano appena avviato la loro vita insieme
e Will era ancora senza lavoro. Ma Will non vedeva
perch aspettare. Erano felici quando rimase incinta.
Questo, pi delle promesse matrimoniali, significava stabilit:
un futuro che potevano prevedere.
Bella mattinata, dice la signora Johnson, facendo
capolino dalla porta.  la direttrice del Centro Brewster
di Plymouth da quando Elizabeth  entrata. Una donna
gentile dai capelli rossi che si mette seduta e le parla dei
libri che sta leggendo. Non dimentichi che oggi pomeriggio
ha visite.
Elizabeth sorride, la signora Johnson continua il suo giro
e lei torna a scrutare il porto. Vede le persone minuscole
in lontananza che camminano lungo i frangiflutti,
piegate contro il vento. Gli yacht ondeggiano nel porticciolo,
gli alberi cromati che oscillano avanti e indietro come
l'ago di un metronomo. Il sole luccica sull'acqua.  una
scena piena di animazione.
Sono quasi quattrocento anni che la nostra famiglia 
sbarcata su queste coste, comincia Hester, la voce pi chiara
e vibrante stamattina.
Ci risiamo, dice Elizabeth, sedendosi sulla poltrona,
attacca pure con la tua cantilena -. E meglio quando
riesce a ostentare indifferenza. Un accenno di interesse
 carne esposta agli strali della sua compagna.
E che bellissimo periodo di sofferenza  stato. Che
guerre basate sui principi. Con un ricavo di tutto rispetto.
E i macchinari: tanti da toglierti il fiato. E tutti gli arti
e gli occhi e gli organi dei bambini salassati e troncati in
nome del progresso. E gli schiavi violentati e le teste dei
giovani soldati schiacciate come uova. Be', il pastore potrebbe
anche concederci un ballo. Magari per festeggiare
te, Elizabeth, un fiore nato dal seme di tutto questo.
Cos'hai fatto per emendarlo? Secondo te ai teologi sarebbe
piaciuto il tuo country club, con pap che finiva la partita
a golf mentre delle mani scure servivano un cocktail
alla mamma? Sai che divertimento.
Come storico fai schifo, bofonchia Elizabeth, cercando
di mantenere quel suo tono di superiorit. Stai facendo
una gran confusione -. Erano anni che non le toccava
litigare in quel modo. Le energie non le mancano, per
il momento.
Dimenticavo, dice Hester. Tu sei sempre stata convinta
che i libri e i loro fatti potessero salvarti. Non  che ti
siano serviti a molto, o sbaglio?
Elizabeth ride. Se solo avessi saputo quanto sei arcigna.
Be'? Avresti rifiutato il mio aiuto?
E tu lo chiami aiuto?
Ed ecco riaffiorare i ricordi, la mattina che le erano cominciate
le contrazioni: secondo giorno di bufera, 1978,
le strade sommerse e coperte di ghiaccio, la polizia che avvisava
di non mettersi in viaggio, quelli dell'ospedale che
dicevano di non sapere quando sarebbero riusciti a mandare
un'ambulanza. Lei stesa nella vecchia stanza dei nonni
al piano di sopra, nella parte anteriore della casa.
Per ore, durante il travaglio, aveva fatto la respirazione
meglio che poteva l, su quel lettone, stringendo la mano
di Will. Quando le contrazioni si erano intensificate,
sua madre l'aveva accudita, dicendole che doveva essere
coraggiosa. Elizabeth invocava un medico o dei farmaci,
qualcosa che attenuasse quell'atroce dolore alla pancia. Nei
momenti di tregua, quando apriva gli occhi, vedeva generazioni
di morti che la fissavano dalle pareti della stanza:
dagherrotipi di donne macilente e uomini dai visi scimmieschi,
rigidi come l'acciaio nel vestito nero della domenica,
che posavano come se dovessero incontrare il loro artefice.
Quando da piccoli andavano a trovare i nonni, Elizabeth
e suo fratello si spaventavano a vicenda
raccontando le storie delle persone che erano morte in
quelle stanze. Ora quei ritratti sembravano vivi, la rettitudine
degli avi oltraggiata dalla vilt di Elizabeth, che
affondava i denti nel cuscino e grondava sudore. Passarono
ore senza che comparisse un medico. Sentiva Will e i
suoi bisbigliare nell'altra stanza, si chiedevano come fare
a trasportarla al punto in cui era, vista anche la pericolosit
delle strade.
Alle sei and via la corrente, lasciando la casa immersa
nel buio. Per qualche minuto il mondo si ridusse a quel
dolore lancinante e alla furia del vento che sferzava gli alberi
davanti alla casa. Suo padre accese delle candele, mise
le batterie alla radio. Continuava a nevicare. Dal piano
di sotto le arrivavano le notizie che riferivano di centinaia
di persone bloccate nelle macchine sulla superstrada e poi
la voce dell'annunciatore che raccomandava ai cittadini di
non uscire di casa.
Sua madre le dava dell'acqua asciugandole il viso e il
petto. I quadri sfarfallavano nell'ombra. All'una passata
del mattino, alla quindicesima ora di travaglio, molto dopo
che aveva cominciato a spingere, sua madre usc un attimo
per andare a cercare altri asciugamani. Elizabeth rimase
sola sul materasso madido, Will era in cucina a bollire
l'acqua sul fornello a gas, suo padre sbraitava al
telefono con l'ospedale, la neve premeva contro il vetro,
la carne fra le sue gambe si lacerava. Sent il sangue scorrere
lungo le cosce. Le tempie presero a martellare. Il cuore
a scalciare. Pens che sarebbe morta.
Fu allora che, alzando gli occhi alla luce delle candele,
vide per la prima volta Hester in piedi nell'angolo opposto
di quella vecchia stanza sbilenca dal soffitto basso.
Stava li in silenzio col vestito nero e il cappuccio, una
trentenne con la faccia da cinquantenne, i lineamenti insignificanti,
gli occhi grigiolini. Tutt'altro che sprovveduta.
Una donna che era stata stesa in quella stessa stanza
una notte d'inverno di circa un secolo prima, cap Elizabeth,
il marito in una stazione commerciale sul fiume
Connecticut, la sorella ad accudirla, tre bambini piccoli
a cui era stato raccomandato di non piangere che piangevano
nell'altra stanza, ventiquattr'ore prima che lei
spirasse. Una donna che non aveva bisogno di spiegazioni
da parte di Elizabeth, la sua vita ridotta a un rigo in
una lettera scritta da un uomo a un altro uomo. Un rigo
che a Elizabeth era rimasto impresso da quando aveva
sentito il nonno in una lontana estate leggere le carte che
i loro avi avevano lasciato nella casa: Devo comunicarti
la triste notizia che Hester  morta dandomi un maschio.
Fissando la sagoma scura nell'angolo, Elizabeth si sarebbe
messa a urlare se non avesse temuto di passare per
pazza con Will e i suoi genitori. Lentamente e senza dire
una parola, Hester si era avvicinata al letto. Le aveva poggiato
una mano fredda sulla fronte. Elizabeth aveva chiuso
gli occhi. Aveva sentito fra le gambe le mani di Hester
che reggevano la testa del bambino. Aveva dato un'ultima
spinta. Quando si era sollevata aprendo gli occhi, aveva
visto il bambino cianotico. Nel grembo, il cordone ombelicale
si era arrotolato due volte intorno al collo, premendo
contro la minuscola gola e strangolandolo al
momento della nascita.
Fu Will il primo a entrare. Nell'istante prima che la ragione,
la compassione o il dovere lo sollevassero dal dubbio
circa la sanit della moglie, di cui non aveva mai dubitato,
la fiss come si fissa un assassino. Lei spieg d'un
fiato com'era successo: in quel momento non aveva altra
scelta. Disse che era arrivata una donna e l'aveva fatta partorire,
che il cordone doveva essere arrotolato in quel modo
da settimane, e i suoi si misero a piangere, e Will strinse
la mano del piccolo fra le sue. Nelle prime ore del mattino
arriv un'infermiera a liberare il bambino.
Non  aiuto quello che mi hai dato, dice Elizabeth a
voce alta dalla poltrona vicino alla finestra. Non  aiuto.
Per il momento  grata di non sentire repliche.
 grata anche del fatto che i colori della stanza abbiano
ripreso a pulsare al ritmo della vita, che l'aria e l'oceano
azzurro si precipitino verso una nuova nascita. La nuvola
dei sedativi si  sollevata. E Ted, Ted arriver da un
momento all'altro.
Quel pomeriggio sente dalle scale la voce di Ted al bancone
dell'ingresso. Judith, l'infermiera, le ha portato i biscotti
Pepperidge Farm che ha chiesto e lei a pranzo ha
messo da parte il succo di frutta e due bicchieri.
Un attimo dopo, Ted bussa alla porta aperta. Ehil,
signora Maynard.
Sono anni che la signora Johnson diffonde informazioni
sul programma di volontariato per il Centro destinato
alle scuole superiori, invitando gli studenti a impegnarsi a
fare regolarmente visita al residente pi adatto. Ogni autunno
se ne presentano un paio, ma Elizabeth non ha mai
avuto la fortuna di vedersene assegnare uno. Finora.
Ted ha un piumino azzurro che non gli ha mai visto. I
riccioli castani gli scendono sul colletto alto e gonfio del
giaccone. Sulle guance ha due scocche rosse per il freddo.
Sei bellissimo, gli dice.
Lui lancia un'occhiata in corridoio, poi abbassa lo
sguardo. Grande, borbotta.
Sono riuscita a procurarmi dei biscotti. Ne vuoi uno?
Lui entra nella stanza, scrollandosi lo zaino dalla spalla.
Lei solleva il piatto e Ted prende tre biscotti.
Uau, dice, ci sono un sacco di miei disegni qui.
Li ha appesi tutti la settimana scorsa?
Ho tolto un po' dei loro orribili acquerelli per fare
spazio. Mi piacciono i ritratti. Sono proprio belli.
Com' andata la settimana?
La cosa strana  che nell'opuscoletto che gli hanno dato
quando ha aderito al programma di volontariato c'era
scritto che questo  proprio il genere di domande che non
andrebbero mai fatte ai residenti, perch di solito le loro
settimane sono tutte uguali ed  meglio concentrarsi sulle
cose positive. Ted per  convinto che siano tutte stronzate
e immagina che questa donna abbia vissuto la sua settimana
al pari di chiunque altro.
Oh,  stata semplicemente incantevole, dice Elizabeth
con un enorme sorriso. Gladys Stain per poco non
moriva nel bel mezzo di un torneo di bridge. Ce l'aveva
con Dickie Minter che raccontava delle storie su Mussolini.
Ted ha imparato che va bene ridere di certe cose anche
quando non le capisce.
E la roba da mangiare? chiede.
Fresca di fattoria.
Ridacchiano insieme, come amici che si divertono delle
loro battute.
M' venuta questa idea, dice Ted. Pensavo che
oggi, invece di starcene qui mentre io disegno, potremmo
fare un giro in macchina. Che dice, le va?
Da quando i genitori di Elizabeth sono morti  Ginny,
la sua vecchia amica, l'unica a portarla fuori, gi al porto
di Plymouth o a fare una passeggiata sulla spiaggia di
Duxbury, non pi di un paio di volte l'anno.
Sarebbe magnifico, dice.
Dopo aver indossato la pelliccia e il cappello che le ha
regalato sua nonna per il matrimonio, Elizabeth accompagna
Ted nell'ufficio della signora Johnson. Ci sono solo residenti volontari al Centro Brewster di Plymouth; non
 un ospedale psichiatrico con i reparti chiusi a chiave,
bens un posto dove la gente si reca per condurre un'esistenza
regolamentata. Elizabeth non ha mai creato grossi
problemi a nessuno all'interno del centro. Purch rientrino
per cena, dice la signora Johnson, va tutto bene.
Anch'io avevo una station wagon come questa, fa
notare Elizabeth mentre filano su una superstrada che non
ha mai visto. Questa strada  qui da tanto?
Direi di s, da prima che io nascessi.
Elizabeth ride. Sai, Ginny non vuole scombussolarmi.
Le dicono sempre che gli ambienti familiari mi giovano,
cos mi fa percorrere le vecchie strade. Chiss, forse
avrebbe un senso se fossi una vecchia decrepita; ma la verit
 che  proprio interessante vedere questa strada.
Finiranno per asfaltare tutto quanto, ogni palude, ogni
acquitrino. Gli animali moriranno, e noi con loro. Quante
cose bisogna distruggere prima che la gente sia soddisfatta?
Mica male come ambientalista per essere una donna del
Seicento, pensa Elizabeth, ma  anche una bella ipocrita,
e cerca di dire fra s: ricorda le malattie che avete portato,
mia cara, ricorda gli indigeni morti.
E tu credi di non averne approfittato? la rimbecca Hester.
Pensavo che magari potrebbe aiutarmi a fare una cosa, -
dice Ted. Elizabeth si gira a guardarlo. Ha i capelli
tutti scompigliati. Sta chino sul volante, torturato da un
assillo che le sembra adorabile.  l in macchina con lui.
Niente intrugli che rallentano le cose nel cervello. I secondi
si succedono uno dopo l'altro.
Ma certo, dice. Che posso fare?
Be', vede, c' una persona, una ragazza. Viene nella
mia scuola. E qualcuno mi ha detto che tra poco  il suo
compleanno...
Vuoi comprarle qualcosa.
Gi, dice Ted, sollevato. Proprio cos. Ma cosa?
Non sai quanto mi fa piacere che tu mi chieda consiglio, -
dice lei.
Imboccano la prima uscita e si infilano nel parcheggio
di un gigantesco centro commerciale, un altro posto a non
pi di dieci miglia dal Centro Brewster che Elizabeth non
ha mai visto.
Troveremo il regalo che fa per lei, dice, scendendo
dalla macchina. Mia madre adorava fare spese. Andavamo
in treno fino a New York e passavamo il pomeriggio
a scegliere vestiti da Bergdorf, dopodich prendevamo
il t al Plaza, dove ci fermavamo la notte per guardare le
scarpe il mattino dopo -. Stenta a riconoscere il tono giocoso
che sente nella propria voce. So distinguere un prodotto
di qualit quando lo vedo.
Grande.
A Elizabeth bastano meno di cinque minuti per liquidare
in toto un negozio di nome T J. Maxx. Non fa per
noi, dice, scivolando nell'atrio illuminato dal sole, sorpresa
di quanto sia facile stare in mezzo alla gente.
Come si chiama?
Lauren. Ma per il momento non  esattamente, come
dire, la mia ragazza.
Ah-hah, capisco. S. Questa  un'informazione utile.
Eccolo qui, il buon vecchio Lord & Taylor, mi sa che questo
 il nostro negozio.
Ah, s, e la sua famiglia...  ricca. Ma la cosa forte 
che non s' fatta comprare la macchina dai suoi, anche se
quel cretino di suo fratello va in giro con una macchinona.
E abita in una casa lussuosa?
S,  bella grande. Gi in fondo a Winthrop Street,
pi o meno dove abitava lei. Sono andato da quelle parti
solo un paio di volte.
Arrivano agli accessori, e intanto Elizabeth cerca di
controllare un'eccitazione nervosa, ricordando a un tratto
che i Lester le avevano regalato per le nozze un portafoglio
di pelle con incise le sue nuove iniziali. I Lester,
che erano venuti da San Francisco e nella chiesa di Saint
Andrew erano seduti in terza fila, e dopo la cena avevano
ballato al club: gli uomini con la cravatta nera o in divisa
da ufficiale, le donne con gli abiti di raso o di seta che scintillavano
sotto i lampadari a corona, lo champagne sul portico,
sullo sfondo i declivi del campo da golf che si scorgevano
alla luce della serata estiva, tutte cose leggermente
al di sopra delle possibilit di suo padre, ma che
rispondevano esattamente ai suoi desideri e a quelli di tutti
i presenti.
Che ne dici di un portafoglio? chiede. Di cuoio,
magari, con la chiusura d'argento.
Sembra quello di mia madre. Cio, ha gi un portafoglio
che  una ficata, solo che...
Ma certo, hai ragione, ci serve qualcosa di... moderno.
Secondo lei  stupido comprarle un regalo? Cio, non
siamo nemmeno usciti assieme.
Si fermano un attimo nel settore bagagli.
Cos' che ti affascina in lei, Ted?
Be', viene nella mia scuola solo dall'inizio del semestre,
perci anche se si  fatta degli amici non ha un giro
vero e proprio. Ed  un tipo alternativo, ha presente, con
un piercing al naso, ma piccolissimo, un semplice brillantino,
veramente raffinato, e ha i capelli corti e si veste da
sballo, tipo i gruppi pop indipendenti europei, credo. Ma
questo  solo un aspetto. Forse voglio semplicemente capire
cosa le passa per la testa, ha presente? C' qualcosa
in lei che mi fa venire voglia di capirlo.
Hester esprime tutta la sua disapprovazione nel reparto
cosmetici. Puttane che smerciano vanit: a questo siamo
ridotte. Un mese di mortificazione non basterebbe a
purificare il corpo spirituale.
I tempi della mortificazione sono finiti da un pezzo,
bella mia, borbotta Elizabeth, e poi, soffrono anche
loro, ricorda alla vecchia compagna, intuendo lo sforzo
nei sorrisi delle donne dai vestiti sgargianti dietro i banconi
che scintillano. E come scintillano, con una violenza
tale che Elizabeth rimpiange di non aver portato gli occhiali
da sole: il frangersi della luce sulle lucide superfici
di vetro e acciaio, il baluginio dell'alto espositore arancione
che mostra un calciatore e la sua sposa, l'immagine
di un oceano che sopraggiunge sulla sinistra, il sopracciglio
depilato della commessa che si solleva.
Qualcosa per le vacanze?
Elizabeth respira.
Ted, dice, implorando a un tratto che le luci si attenuino,
perch non spieghi a questa bella signora che
cosa cerchiamo?
Lui avvampa. Be', a dire la verit Lauren non si trucca.
Hester ha scorto sul banco un grosso cartello che annuncia
la svendita di un certo profumo di nome Egoiste
per il Giorno del Ringraziamento. C' la foto di un uomo
a torso nudo con un tacchino in un angolo in alto e la vignetta
di un pellegrino nell'altro.
Non dire sciocchezze, fa Elizabeth,  solo un po'
kitsch.
Ma non ha detto che le avremmo preso qualcosa di
bello? dice Ted.
Oh, replica Elizabeth, agguantando il primo rossetto
che le capita e porgendolo a Ted. Guarda che carino,
non trovi? Secondo me  proprio carino.
Signora, ma che fa? chiede la commessa.
Niente, niente,  solo che a qualcuno non piace questo...
Ormai si  impossessata del cartello e affonda le
dita nella cornice, cercando di arrivare al manifesto, il rumore
delle sue unghie  assordante, l'aria tutt'intorno comincia
a ronzare.
Ma signora... non pu farlo.
La smetta di urlare, dice Elizabeth.
Signora Maynard, dice Ted.  l'espositore del negozio,
forse dovremmo lasciarlo dov'.
Lo so, Ted, mi dispiace,  vero, solo che  una porcheria,
 offensivo e bisogna liberarsene, anche se lo sappiamo
tutti che il Ringraziamento  un'invenzione ottocentesca,
perci non capisco cos'ha tanto da ridire quella
l -. Elizabeth se n' impossessata e comincia a farlo a pezzi.
Non so, sar per tutta questa faccenda dell'io,  una
vera esagerazione...
Chiamo la sicurezza, dichiara la commessa in tono
decisamente pi basso rispetto a un attimo prima.
Andiamo, dice Ted, prendendo per un braccio Elizabeth
che intanto ha le mani impegnate a ridurre la carta
patinata in pezzi sempre pi piccoli. Ted ha paura che
si metta a piangere, com' successo qualche settimana prima
quando le ha mostrato il ritratto che le aveva fatto. La
trascina velocemente fuori dal negozio e poi sulla scala mobile.
Elizabeth ha finito di strappare il manifesto, non ne
rimane nulla. Ora ha lo sguardo fisso davanti a s e sembra
terrorizzata. Lui ha ancora il rossetto in mano e,
immaginando che non abbia la barretta antifurto, lo ficca in
tasca mentre infilano l'uscita diretti al parcheggio.
Avvicinandosi alla macchina, con la signora Maynard
che gli tiene ancora una mano sul braccio, Ted pensa a sua
madre, che passa i pomeriggi, e anche le mattinate, seduta
da sola al piano di sopra, scendendo soltanto per la cena,
senza dire una parola, la faccia quasi morta, e al fatto
che suo padre e suo fratello non facciano commenti. Non
la nominano mai quando vanno al cinema nel fine settimana,
o quando vanno a trovarli i parenti e lei rimane chiusa
nella sua stanza, o quando Ted ha uno spettacolo a scuola
e lei per tutta la settimana dice: domani, vengo domani,
e il sabato sera evita di guardarlo negli occhi per non
dirgli che non ci andr. Sulle prime, Ted non voleva fare
volontariato al Centro Brewer. Che Cristo, ne aveva gi
le palle piene di malati di mente, ma poi qualcosa l'ha spinto
ad andare, e quando la signora Maynard gli ha chiesto
di disegnare e lui l'ha accontentata, mettendosi l seduto
mentre lei gli domandava che libri stava leggendo, e che
cosa voleva fare nella vita, e che rumore faceva la sua macchina
d'inverno, e che olio usava per il motore, e quanto
pesava appena nato, quando si  ritrovato l seduto e si 
sentito fare un centinaio di domande stupide mentre disegnava
ha capito che in qualche modo ne valeva la pena.
Mi dispiace, dice Elizabeth con voce stridula mentre
salgono in macchina.
Non si preoccupi, ripete lui, stringendo il volante.
Non si preoccupi.
Dal suo ufficio, la signora Johnson li vede entrare
nell'atrio. Oddio, dice. Cos' successo?
Niente, risponde Ted. Siamo andati in un grande
magazzino, tutto qui. La signora Maynard ha deciso
che voleva uscire... niente di grave.
Elizabeth? chiede la direttrice. Ti senti bene?
Lei annuisce. Devi essere stanco, dice, rivolta a
Ted. Dovresti andare a casa a farti una dormita.
Certo, fa lui.
S, concorda la signora Johnson, prendendo Elizabeth
per un braccio,  ora di fare un sonnellino.
Camino, lo chiama Stevie Piper quella sera, prova
un po' questo -. Ha tagliato la base di una bottiglia del
latte di plastica con un coltello del pane, piazzato un foglio
bucherellato di stagnola sull'imboccatura e riempito fino
all'orlo il lavandino della cucina dei Davidson, dopodich
ha immerso il contenitore privo della base nell'acqua e acceso
l'erba sul foglio bucherellato; ora Stevie solleva lentamente
il manico, attirando con quel movimento il fumo
dentro la bottiglia che arriva a contenere un'enorme, densa
nuvola di marijuana. Stevie toglie la stagnola, Ted appoggia
le labbra sull'imboccatura e la segue verso il basso
mentre Stevie affonda il manico dentro l'acqua, dando modo
alla pressione dell'aria di sospingere quell'ammasso di
fumo dritto nei polmoni di Ted, che si allontana barcollante
dal lavandino sbattendo contro lo spigolo del ripiano
di granito per poi franare addosso a Heather Trackler, e
nel frattempo incespica in una doppia scodella del gatto
mezza piena di latte e cibo, finendo a gambe all'aria sul pavimento
di piastrelle bianche e nere, mentre un'ondata di
fumo gli esala dalla bocca, e urtando il sedere contro il termosifone
con un aspro scricchiolio metallico.
Cazzo, questa s che  beatitudine casalinga! urla
Stevie, lanciando le braccia in aria come se avesse appena
tagliato il traguardo in una gara olimpica svoltasi interamente
nella sua testa. Si mette a riattivare il suo meccanismo
idraulico per un altro giro.
Oh, Signore, ragazzi, fa Heather, asciugandosi la
Sprite dal maglioncino di cachemire. Guardate che qui
ci abitano.
Sai cosa? dice Stevie, scommetto che  proprio
vero, cazzo.
Ted annuisce in segno di scusa, la mente che comincia
a prendere il largo.
Lauren entra in cucina. Lui la guarda dal pavimento, la
mano immersa in una pozza di latte, il cibo per gatti sparso
tutt'intorno. Accenna un saluto con la mano, e intanto
sente il liquido colargli lungo il braccio.
Si direbbe che vi divertite, fa lei.
Lui si sente sopraffatto da un senso di gratitudine vedendo
che indossa ancora il cardigan arancione.
Cariiino. Dovresti schiodarti da quel cibo per gatti,
non farti sequestrare, amico, non finire nella sua trappola.
Pungolato da Stevie, Ted si alza ritrovandosi improvvisamente
faccia a faccia con Lauren, come se a quel punto
dovesse nascere una conversazione.
Stevie sta l a osservarli e, con l'occhio d'aquila del drogato
impenitente, coglie quella leggera tensione fra loro.
Ma allora tu... comincia, solo che un attacco di ridarella
gli impedisce di continuare. I due lo guardano, servendosene
come scusa per non guardarsi fra loro. Ma allora
tu vieni qui spesso? riesce finalmente a concludere,
piegato in due, mentre, in preda a accesso isterico, sbatte
i pugni sulla mensola con le lacrime agli occhi.
Sei proprio una mezza sega, dice Heather. Di,
ragazzi, andiamo di sopra, e li guida lungo le scale fino
a un pianerottolo da dove, attraverso un'altra porta aperta,
vedono un ragazzo completamente vestito in piedi dentro
una vasca da bagno sul punto di straripare dove galleggia
una pianta da appartamento che lui colpisce con una
racchetta da tennis, sostenuto in questo nuovo sport da altri
tre ragazzi che gesticolano come forsennati ai lati della
vasca.
 una cosa insensata e distruttiva, commenta
Heather.
Ted si arrischia a lanciare un'occhiata di sbieco a Lauren,
ma rimane spiazzato accorgendosi che lei lo sta gi
guardando, cos si ritrovano con gli occhi negli occhi. A
pranzo e sembra sia passato un millennio lei ha sorriso
due volte ai commenti di Ted, che non hanno fatto ridere
nessuna delle sue amiche.
Heather dichiara che metter fine a quei vandalismi e,
incedendo verso il bagno, si annuncia con un: Ehi, voi!
lasciando Lauren e Ted soli sul pianerottolo. Dal pozzo
delle scale illuminate a giorno sale una musica acid house
sparata a tutto volume nel soggiorno.
Se sei fumato e senti il bisogno di stimolare una conversazione
normale, l'ha consigliato Stevie, la cosa migliore
 adottare la semplice strategia del confronto: dichiari
un fatto incontestabile sul tuo conto chi hai di storia,
cos'hai fatto quest'estate, eccetera facendolo seguire
da una domanda che cavi la stessa informazione all'altra
persona.  questo che la gente fa nella vita reale, dice sempre
Stevie. Basta che ti comporti come se le circostanze
del momento fossero reali. Il sistema sembra in parte funzionare
finch, di punto in bianco, non si mette a cantare
Lou Reed, e a quel punto Ted si convince che tutti gli altri
fatti della sua vita sono profondamente contestabili.
Scusa, Stevie si  comportato da vero stronzo, dice.
Emb, non siete mica fratelli siamesi.
Lo scilinguagnolo disinvolto di Lauren lo lascia tramortito.
 vero, dice, hai proprio ragione.
Il desiderio a lungo soffocato gli preme contro il petto
e nella gola. Vorrebbe dirle che non ha mai avuto una ragazza,
che non ha mai fatto sesso, che l'hanno baciato solo due volte, e che questo lo fa sentire un mostro, un fenomeno
da baraccone, ma giunge alla conclusione che 
meglio tenere certe considerazioni per s.
Mi piace tantissimo il tuo maglione, dice.
Grazie.
E mi piace quella cosa che hai al collo... cos'?
Giada, fa lei, sfiorandola con le dita.
Scommetto che  calda. Sono sicuro che si riscalda
portandola al collo.
 roba da delinquenti! urla Heather dal bagno. -
Finirete in galera per questo.
Vuoi sederti? chiede Lauren.
Va bene, dice lui.
Attraversano il pianerottolo dirigendosi in quella che
sembra una camera per gli ospiti. Lauren sprofonda in un
grosso divano bianco. Scommetto che i Davidson sono in
qualche capanna sulla spiaggia di Aruba a bere pina colada.
Gi, conferma Ted, e intanto raccontano agli amici
che il loro bravo figlioletto Jack ha gi fatto domanda
nelle universit.
Proprio cos.
I miei non vanno mai da nessuna parte, dice Ted.
E i tuoi?
Qualche volta. Sono una palla. Sempre a preoccuparsi
per le scemenze.
 dura.
Gi, fa lei.  proprio dura.
Ted si siede sul bordo del divano. Sembri molto pi
grande.
Lei si gira a guardarlo, gli occhi leggermente socchiusi,
leggermente offuscati.
Che vuoi dire?
 come se tutte queste cose le avessi gi vissute. Il
fatto che parli poco, come se pensassi ad altro, a qualcosa
che non dici.  strano -. Quanto vorrebbe metterle una
mano dietro la testa e lasciarci poggiato il palmo, magari
tastare il rombo di giada che ha appeso al collo. Si chiede
cosa arriverebbe a conoscere di lei se si toccassero.
Sono fatto, dice, abbandonandosi sul divano. Non
ti offendi, vero, se dico delle cose strane?
Lei scuote la testa. Io sono sbronza.
Ted chiude gli occhi. Vede la signora Maynard che dorme
nella sua stanza su in collina. Non ha mai detto n ai
suoi n a suo fratello che la va a trovare, ma del resto non
gli hanno mai chiesto niente del programma a cui ha aderito.
Oggi sono andato in un grande magazzino, dice, -
con una signora che vado a trovare a Plymouth per quella
cosa del volontariato. Normalmente disegno per lei, ma
oggi siamo usciti. L dentro ha cominciato a dare i numeri.
Ha fatto a pezzi un manifesto, e poi... Rivede la faccia
della signora Maynard, che fissa terrorizzata la superstrada
davanti a loro. In macchina mi ha detto che c'era
una donna seduta dietro, ma che facevo meglio a non guardare
perch era arrabbiata. Ha detto che sente spessissimo
la sua voce, anche se la vede solo ogni tanto.
Apre gli occhi e guarda Lauren. La cosa strana, dice,
 che non avevo paura. Cio, era roba da farti venire
i brividi, ma le ho creduto.
Pensavi davvero che in macchina ci fosse qualcuno
che non vedevi?
Secondo lei c'era, s.
Lauren non risponde. Rimangono un po' seduti sul divano
ad ascoltare Lou Reed che canta al piano di sotto.
Quella sua voce di perdente, di sconfitto per un pelo non
 in sintonia con gli oggetti presenti nella stanza: i bei libroni
illustrati, i fiori secchi, le balze del letto a nido d'ape,
le tendine beige con i trafori e le increspature: e loro un
giorno dovrebbero desiderare tutto questo. Oggetti che
permangono stancamente negli stanchi propositi di chi li
possiede. Agli occhi di Ted, hanno la stessa tristezza delle
cose che ci sono in casa sua: i mobili in legno d'acero del
soggiorno che i genitori hanno comprato l'anno in cui 
nato lui, il tavolo della stanza da pranzo dove si sedevano
quand'era piccolo, ricordi di vecchie speranze nuziali. In
una stanza cos lui e Lauren sono solo floridi detriti che
galleggiano sul fiume morto di un tempo che qui non conosce
fine.
Mi piaci, dice Lauren.
Il cuore di Ted si schianta di botto contro la cassa toracica.
Sente George Clooney urlare: Lidocaina! si vede
su una barella spinta a tutta velocit verso un'quipe
di medici, le luci sgargianti, le flebo, e capisce di essere
strafatto e, di punto in bianco, al settimo cielo.
Grande, dice. Ti ho comprato un rossetto.
E si ritrovano davanti Heather che, con la furia del
pubblico ministero stampata in faccia, dice che lei se ne
va, c' un'altra festa dai Putnam, e se vogliono un passaggio
fanno meglio a darsi una mossa.
...
.
...
2.
...
.
...
Le vacanze portano al Centro Brewster di Plymouth luci
natalizie e parenti in visita, insieme alla notizia che la
signora Johnson andr in pensione alla fine dell'anno. Il
nuovo arrivato, il signor Attwater, giovane e bello in modo
un po' stucchevole, indossa completi scuri e stringe la
mano a tutti. Le donne pi anziane tubano, quelle pi giovani
diffidano, gli uomini giocano a carte. Le prove di Our
Town impediscono a Ted di andare da Elizabeth le prime
due settimane di dicembre, per le telefona per comunicarglielo
e per scusarsi.
La seconda volta che la chiama chiacchierano a lungo.
Sembra che Ted non abbia voglia di riattaccare. Alla fine,
Elizabeth prende il coraggio a due mani e chiede: Hai
visto Lauren? Non hanno fatto parola della loro gita al
centro commerciale.
S, fa lui con quel tono sbrigativo e affannato in cui
Elizabeth ha imparato a riconoscere un inconsapevole segnale
di interesse. S, recita nella commedia anche lei.
A me tocca narrare quello che fa e tutto il resto.
Ted, mi dispiace che non le abbiamo preso un regalo.
Oh, no, va benissimo. In realt il rossetto gliel'ho dato
lo stesso. L'ha presa bene -. Si interrompe. Mi chiedevo,
cio tipo quando lei si  sposata...
S?
O tipo prima, quando vi davate appuntamento... cio
a un certo punto, voi, insomma, vi siete messi insieme, no,
e lei deve avergli fatto capire quand'era il momento buono
per farlo, giusto?
Giusto, dice Elizabeth. Lui telefonava al dormitorio
e io gli dicevo se ero libera una certa sera. Era uno
di parola. Non mancava mai a un appuntamento telefonico.
Dovresti ricordartene, Ted. L'educazione  una qualit vincente.
Gi, giusto, dice lui. Ma dopo, cio dopo che avevate
cominciato a vedervi, lei gli ha fatto capire quando
sarebbe successo tutto il resto, oppure, cio... gliel'ha fatto capire lui?
Ah. Ti riferisci al sesso.
Le sembra quasi di sentirlo sobbalzare all'altro capo del filo, e trattiene una risata.
S, bisbiglia Ted.
Mi sa che ti stai rivolgendo alla persona sbagliata. Ma
tu sei un bravo ragazzo. Sei gentile. Cerca di essere gentile con lei.
Okay.
Quando la chiama la volta successiva, le dice che a scuola
stanno per cominciare le vacanze invernali, e tra gli spettacoli
e tutto il resto lui e l'altro volontario non torneranno
prima di gennaio. A Elizabeth non hanno detto di quell'interruzione
per le vacanze, e se la prende a male. Ted, per,
la chiama tutte le settimane, una volta anche a Natale, e lei
si rassegna ad aspettare il giorno del suo ritorno.
Il suo comportamento nelle ultime settimane ha insospettito
Judith, l'infermiera, che ogni tanto la sente parlare
da sola, cos Elizabeth ha cominciato a buttare le pastiglie
di primidone nel water per non correre il rischio di farsi
scoprire.  stata sotto l'effetto dei farmaci tanto di quel
tempo che molti piccoli piaceri nemmeno se li ricorda pi.
La sensazione dell'acqua fresca nella bocca riarsa. La gioia
di concentrarsi su un unico pensiero. Ogni nuovo giorno
ripropone il pulsare della vita, il suo fermento, a volte gioioso,
altre terrorizzante, ma vivo, pieno e vivo. E ripropone
Hester, ormai immancabile nelle sue giornate.
In tutto questo, vuole chiedere a Ted tante di quelle
cose che ha cominciato a stilare un elenco per non dimenticarle.
La vigilia di Capodanno si apre su un cielo terso e luminoso,
che inonda di luce la stanza di Elizabeth. Dopo
cena  prevista la festa annuale. Le famiglie si presenteranno
nel primo pomeriggio, e per le dieci saranno tutti a
letto. Per la signora Johnson  l'ultimo giorno come direttrice
e fa il giro delle stanze per i commiati. Conosce alcuni
di quegli uomini e di quelle donne da venticinque anni.
Da Elizabeth passa subito dopo pranzo, proprio mentre
il cielo si rannuvola e comincia a nevicare. Esordiscono
come sempre con la signora Johnson che le racconta cosa
sta leggendo: un libro scritto da uno straniero che narra di
un viaggio in America, dice, pieno di spunti su alcuni luoghi
da visitare. Lei e il marito hanno in programma un
viaggio attraverso il paese per la primavera. Vuole andare
nel Sud, dove non  mai stata.
Per scattare istantanee alle piantagioni e meditare sui
fasti del passato, immagino. Sarebbe una vera benedizione
dimenticarsene.
La mattina  pi facile risponderle senza parlare a voce
alta (la notte  diventato impossibile), perci Elizabeth
dice a Hester di stare zitta, e quella per il momento le d retta.
La signora Johnson ha un'espressione triste e Elizabeth
si chiede se vuole davvero andare in pensione, o se per caso
non l'hanno costretta.
Non  rimasta in contatto con suo marito, vero? dice.
E strano che la signora Johnson le faccia quella domanda.
Sono pi di vent'anni che Elizabeth non sente
Will, che vive in California con moglie e tre figli. La signora
Johnson lo sa benissimo.
No, dice Elizabeth.
E Ginny non ha mai accennato a sistemazioni d'altro genere?
Sta cercando di dirmi qualcosa? Me ne devo andare?
La signora Johnson scuote la testa.  solo che io e il
nuovo direttore abbiamo riesaminato un po' le cose.
Sono sicura che ha ragione, ci sono delle questioni di responsabilit,
aspetti legali che non vanno sottovalutati. La
tua uscita con Ted ha destato qualche preoccupazione.
Elizabeth, ho cercato di fargli cambiare idea, ma il
signor Attwater ha deciso che fintanto che stai qui dentro,
non devi ricevere visite da un volontario. Dio sa se
non  l'ultima cosa che avrei voluto dirti oggi, ma perlomeno
volevo essere io a dirtela.
Elizabeth china la testa da un lato. Niente visite?
La signora Johnson unisce le mani in grembo.
Capisco, dice Elizabeth. Il signor Attwater. Ha deciso.
Gi.
Non ci prova nemmeno a concentrarsi sul film con Arnold
Schwarzenegger. Seduto al cinema con Lauren da una
parte e Heather e Stevie, che hanno cominciato a uscire
insieme, dall'altra, l'estraneit pi totale del film gli arriva
come una rivelazione. Fra qualche ora lui, Ted, sar nudo
in un letto con la ragazza che ama, e tutto lo squallido
mondo materiale sembra davvero poca cosa al confronto.
Sembra che non possa mai pi avere alcuna importanza.
La data  fissata da una settimana,  il regalo di Natale di
Lauren, che glielo ha sussurrato all'orecchio, il tutto cos
maledettamente ricercato da farlo sentire come uno di quei
tizi in frac e cilindro che ballano sui terrazzi illuminati dalla
luna nei film in bianco e nero che guardavano sempre i
suoi. Soave  la parola giusta.
Finalmente quella scemenza di film finisce, e loro seguono
la coda fino al parcheggio, dove la neve ha cominciato
a cadere abbondante e gli spartineve si sono messi in
funzione per la notte.
Voi ci venite alla festa? chiede Heather.
Ted lancia un'occhiata di traverso, si stringe nelle spalle,
guarda in lontananza. Non sembra male, per no, direi
di no. Si sta facendo tardi.
Ehi? E la vigilia di Capodanno.
Lauren, in pantaloni e giacca di pelle neri, mette fine a
quei toni vaghi informando gli altri che siccome i suoi non
ci sono, lei e Ted vanno a casa sua, e Ted si rende conto
che cos facendo non lo sminuisce, anzi, accresce il suo fascino.
Che dici, Heather? chiede Stevie, dondolando sui
calcagni. Potremmo giocare un po' anche noi a guardie
e ladri.
Heather sbuffa scherzosamente. Gi, cos mi tocca
venirti a recuperare quando t'arrestano con le tue brave
bustine in tasca.
Divertitevi, dice Lauren prendendo Ted per mano,
un gesto che non ha mai fatto davanti agli altri. Lui ha
un'erezione immediata. Mentre vanno alla macchina, Ted
si chiede quant' precoce un'eiaculazione precoce, e se gli
uomini vengono a vari chilometri da casa delle loro donne,
o se riescono a trattenersi finch non arrivano a destinazione.
Sulla superstrada, Lauren mette una cassetta di ambient
house, un ritmo lento, a basso volume. Sul parabrezza
schizzano fiocchi bagnati usciti dagli oscuri declivi
del cielo. Superano centri commerciali illuminati e deserti.
I negozi sono chiusi, le concessionarie di automobili
sommerse dalla neve. Stasera, a Ted quel paesaggio familiare
non sembra appartenere al presente:  gi un ricordo,
una scena che un giorno richiamer alla memoria. 
strano e eccitante sentire una tale distanza dalle cose. Intuisce
che perfino questo mondo pu essere bellissimo se
non ci sei veramente dentro.
Lauren siede in silenzio accanto a lui, la giacca di pelle
aperta, il cardigan arancione, oggetto dei loro scherzi,
abbottonato. Sul viso ha una strana espressione decisa, gli
occhi fissi sul cruscotto. Nell'ultimo mese, da quando escono
insieme, c' stata una gran quantit di silenzi fra loro,
che a Lauren non sembrano dispiacere, anche se rendono
Ted nervoso. Hanno parlato un po' della famiglia di lei.
Sulle prime Ted ha avuto l'impressione che lei odiasse i
suoi al pari di altri suoi amici ricchi, con una specie di cinismo
distratto, come se quelle madri e quei padri fossero
funzionari minori nella corruzione nazionale: fuorilegge
che vivono una vita fuorilegge. Lui, non senza amarezza,
ha sempre considerato un lusso vedere i propri genitori
cos, come persone abbastanza forti da reggere il disprezzo
dei figli. Ma pi tempo passa con Lauren, pi si convince
che lei questo lo capisce, capisce che potrebbe ferire
i suoi. La sua determinazione, il suo piano minuzioso
perch potessero stare insieme,  un'altra cosa,  padronanza
di s.
La casa di Lauren  una finta reggia che avr s e no sei
mesi di vita, con un garage a tre posti, una fontana e una
torretta. All'interno, ci sono pi impianti elettronici che
in un'astronave: termostati, allarmi, umidificatori, tastiere
per controllare il tutto. Il pi delle volte una buona met
di quelle stronzate  rotta, in soggiorno c' una temperatura
tropicale e il campanello nemmeno funziona. Suo padre
passa le serate a sbraitare con quelli che glieli hanno
installati. Il suo lavoro ha qualcosa a che fare con i soldi.
Quel fine settimana i suoi sono andati nella loro bicocca
in Florida con il fratello di Lauren.
Vuoi un bicchiere di vino? chiede lei quando entrano
in cucina.
S, fa lui, non sarebbe male.
La stanza dal soffitto alto  una strana combinazione
di costosi elettrodomestici cromati e mobili in legno scortecciato
che sembrano comprati a una svendita privata.
Allungandogli il bicchiere, Lauren si sporge in avanti
sfiorandogli le labbra con un bacio, e quel contatto, come
al solito, lo rende nervoso e gli fa sentire le ginocchia molli.
La stringe con il braccio libero. Cerca di non pensare a
com' casa sua stasera, a suo fratello fuori con gli amici, a
suo padre che legge il giornale in soggiorno, solo, a sua madre
a letto al piano di sopra, sola, mentre nella cucina vuota
aleggia quel leggero odore dello spray detergente che
suo padre avr usato per pulire i ripiani dopo aver preparato
la cena e lavato i piatti.
Che  successo a quel tavolo? chiede.
E all'ultimo grido avere dei rottami pagati un occhio
della testa. Vanno a ruba. Roba da matti, no?
Ted immagina di s. Lei gli poggia la testa nell'incavo
della spalla e gli infila una mano nella tasca posteriore, tastandogli
la natica. Lui pensa che  meglio sbrigarsi. Cerca
di essere gentile con lei, ha detto la signora Maynard.
Di sicuro  l'unico allievo della scuola a ricevere consigli
romantici da una schizofrenica.
Lauren lo prende per mano e lo conduce attraverso
stanze dai raffinati tappeti e i mobili malconci, i lampadari
a corona e i quadri nelle cornici dorate, lungo una scala
talmente larga che potresti dormirci.
I pneumatici delle auto di passaggio mandano in aria
archi di neve, schizzandole la balza del cappotto di pelliccia.
Ogni tanto si ferma a pulirlo con le mani inguantate.
Se ne sono gi accumulati vari centimetri sul bordo della
strada, ma lei se la cava benissimo con i suoi stivali, sbuffando
un po' lungo il cammino, poco abituata com' allo
sforzo di un percorso che supera la circonferenza del parco.
Nella baraonda della festa di Capodanno, nessuno si 
accorto che  uscita.
I fari le lampeggiano negli occhi, passano, spariscono.
Il vento tira gi la neve dal cielo. Arrivata a un incrocio,
si accorge di essere nella vecchia Plymouth Road, che ora
ha tre pompe di benzina agli angoli. Lei prende a nord,
mentre nelle orecchie infuriano la tempesta e la voce di
Hester.
Avresti dovuto sentire gli animali che morivano di freddo
quell'inverno, il cavallo che gemeva nel ghiaccio, le pecore
che crepavano di fame nei recinti, la neve pi alta delle
finestre. E lo sai che la maggiore m' morta di tosse fra
le braccia quando il terreno era sommerso e troppo duro
per seppellirla, cos  rimasta sotto un lenzuolo nella legnaia,
e io per un mese ogni volta che andavo a prendere
la legna per il fuoco me la trovavo davanti. E c'era chi stava
peggio, noi almeno conoscevamo le malattie che ci venivano.
Non m'interessa, dice Elizabeth, anche se non  vero
e non pu fare a meno di immaginare Hester nella legnaia.
Tanto ormai le sue risposte passano comunque inosservate.
Attacca una salita che ricorda di aver fatto con il
nonno nella sua Packard.
Proprietari di una segheria per ottant'anni, e mercanti
durante la Rivoluzione e, naturalmente, lo sai che dentro
la cantina c'era un'altra cantina coperta da un macigno calato
da un'asse di quercia legata a una fune, dove la nostra
famiglia si nascondeva durante le incursioni britanniche,
confidando sul fatto che il vicino di turno se sopravviveva
sarebbe venuto a sollevare la pietra dopo che i soldati
avevano finito di mettere tutto a ferro e fuoco. E ancora
mercanti nei primi tempi della Repubblica, consiglieri
comunali, insegnanti, un giudice, un colonnello, una figlia
finita nel fiume, mai nominata: occupavamo un intero cimitero.
Sul marciapiedi, Elizabeth scuote la testa avanti e indietro,
avanti e indietro. Lo so. Che importanza ha?
Testimoni di nome e di fatto dei massacri in patria e
all'estero; denaro nelle banche che facevano le guerre; snobismo;
un'educata, tacita fede nella citt sulla collina con
la nostra casa al centro; sdegno; un debole per una giustizia
che si manteneva a distanza; una vita di agi costruiti
con il sudore della fronte altrui; e non venirmi a raccontare
che non ha importanza, che ormai  tutto troppo complicato,
perch non lo  e tu lo sai, l'abbiamo sempre saputo.
Un occhio al cielo, l'altro cieco.
In cima alla salita, Elizabeth vede la fabbrica dove fanno
il succo di mirtilli e ricorda di aver passeggiato per i campi
dietro la casa con Will, costeggiando i vecchi acquitrini,
pensando fra s che un giorno avrebbero percorso quei sentieri
con un figlio che, nascendo, avrebbe regalato un futuro
alla loro vita. L'insegna ovale dell'Ocean Spray  dipinta
di rosso e blu su un lato dell'edificio, appollaiata sulla
spiaggia contro il mare gelido, spumeggiante.
Superato il centro della citt, i semafori penzolano su
incroci abbandonati. Lei continua a camminare superando
campi e case, un altro gruppo di negozi, un'enoteca, un
fast food. Attraversa il confine della citt e procede fuori
Plymouth, con la neve che scende sempre pi rapida. Al
cavalcavia della superstrada non c' pi Howard Johnson, ma un altro motel.
 uscito, ha detto il padre di Ted quando Elizabeth
ha telefonato dalla sua stanza. Poi si  ricordata che Ted
le ha detto che lui e Lauren avrebbero festeggiato il nuovo
anno insieme. Ha detto che casa di Lauren  in fondo
a Winthrop Street, quel giorno che sono andati da Lord & Taylor.
L'impresa di pompe funebri Brickman  ancora l, e anche
la chiesa cattolica, e lo spaccio in cima alla collina. Attraversando
il fiume, passa vicino alla vecchia fabbrica di
scarpe, ora ci sono negozi e appartamenti, costruiti sul terreno
della vecchia segheria. Quando svolta nella via dove
abitava la sua famiglia, quasi non sente le guance per il freddo.
La vecchia casa  discosta dalla strada, il tetto ripido
sul davanti con la lunga parte posteriore inclinata coperto
da un manto bianco; le assicelle esposte alle intemperie
staccate in alcuni punti; le imposte sempre dello stesso rosso
scuro. Suo fratello non si  mai deciso a venderla, perci
l'affitta a persone che di solito non si fermano a lungo.
Nel cortile davanti alla casa c' ancora il melo selvatico,
sferzato dai venti di un'altra nevicata, e Elizabeth
pensa che la casa non  molto diversa da quella notte che
lei era stesa nella stanza al piano di sopra.
Dopo che il dottore aveva detto ai suoi genitori e a Will
che un terzo dei bambini nasce con il cordone arrotolato
una volta intorno al collo raramente due, ma non  da
escludere qualunque tacito sospetto avessero nutrito si
era dissipato. Il problema per era che quella notte Hester
non se n'era andata. Era rimasta li. E ogni tanto Elizabeth
non riusciva a trattenersi dal gridarle che non aveva liberato
suo figlio dal cordone, come avrebbe fatto una vera
levatrice. Una settimana dopo, Will era uscito per andare
a trovare i familiari e i suoi genitori l'avevano portata dallo psichiatra.
Nei campi dove giocava da piccola ormai venduti -
ci sono altre case, ciascuna a suo modo fuori misura, con
i grandi vialetti circolari lastricati, le luci sparse sui cortili
come se si riversassero dalle mura di una prigione. Edifici
enormi e pacchiani che fanno sembrare minuscola la
casa coloniale fatiscente.
In fondo alla strada, vede la macchina di Ted parcheggiata
davanti alla copia azzurra di un castello. Elizabeth
risale il vialetto, passando accanto a una fontana vuota.
Perch non andiamo in camera tua? chiede Ted
mentre percorrono il corridoio.
Lei scuote la testa. Usiamo quella dei miei.
Entrano in una stanza dalle pareti di raso scuro, un letto
a baldacchino, impeccabile, la spessa moquette a pelo
lungo. Lauren avanza decisa e leva la trapunta, buttandola
in terra, lasciando solo le lenzuola bianche e un mucchio
di cuscini. Lui vorrebbe che fossero almeno un po' ubriachi.
Tanta premeditazione lo rende nervoso.
In piedi accanto al letto, cominciano a baciarsi con pi
slancio di prima, i denti si scontrano, le lingue guizzano
affondando nelle bocche. Ted  di nuovo accompagnato
da quella sensazione di distanza provata sulla superstrada,
la mente un passo indietro rispetto a loro, ad affidare quella
scena ai ricordi. Lauren gli prende una mano e se la porta
al seno. Lui comincia a sbottonarle la camicia, chiedendosi
se si sta muovendo troppo in fretta, ma le mani
di lei lo incoraggiano sfregandogli i reni e lui immagina che
si faccia cos. La stoffa sembra seta sotto le dita e i bottoni
si slacciano facilmente. Quando le sfila la camicia, Lauren
si porta le mani dietro le spalle e si toglie il reggiseno.
Ha i seni piccoli, i capezzoli pi scuri del previsto. Ted
non sa bene che cosa fare. Nessuno dei due si muove. Lui
non ha un'erezione e non capisce perch. Lei si morde il
labbro e fissa il pavimento.
Non vuoi farlo? gli chiede.
La cosa orribile  che a un tratto Lauren non sembra
pi grande. Quell'espressione di chi sa il fatto suo  scomparsa.
Sostituita dall'imbarazzo, dalla confusione, forse
anche dalla rabbia, Ted non riesce a capirlo. Si sente solo.
Ha un'estranea mezza nuda davanti a s. E lui  quella
frana che ha sempre pensato di essere. Gli sembra sbagliato
trovarsi l, ma in qualche modo  troppo tardi. Dovrebbe
sapere come vanno le cose e invece non lo sa. Si
china e cerca di baciarle la guancia, e in un certo senso funziona,
i corpi si avvicinano, lui sente i seni caldi attraverso
la camicia. L'idea che lei non l'abbia mai fatto non lo
sfiora nemmeno. Lo terrorizza.
Ma s, risponde, certo.
Si siede sul bordo del letto e Lauren comincia a sbottonargli
la camicia. Ted non vorrebbe togliersi la T-shirt,
ma lei gliela solleva dietro la schiena, cos se la sfila da sopra
la testa, scoprendo il petto magro. Si abbandonano
sempre pi sul materasso, lui si stende. Si aspetta che lei
gli salga sopra e lo baci, ma non succede. Lauren gli apre
la lampo, un gesto che finalmente glielo fa tornare duro.
 pi o meno come lo aveva immaginato: lei gli sta sopra,
con quello sguardo imperscrutabile sul viso, ma non si tratta
di distanza, no davvero, e lui non le chieder dov' stata
o come ci si sente a tornare da luoghi remoti, anche se
sono quelle domande infantili le uniche che vorrebbe farle.
Era convinto che questo fosse il momento buono. Solo
che nessuno dei due parla. Sente il peso di lei schiacciargli
la gamba, con le dita scopre un neo dietro la spalla
di Lauren, che nel frattempo gli bacia la pancia. Debole e
inerme, cos si sente mentre lei gli abbassa i jeans e i boxer.
Non hanno parlato di sesso,  successo solo che la notte di
Natale, mentre erano davanti a casa di Lauren lei, dopo
aver salutato con la mano i suoi che la guardavano dalla
cucina, si  girata verso Ted e gli ha sussurrato: Facciamolo
a Capodanno. Ora Ted, nudo davanti a lei, vuole
chiederle se  un maschio come tutti gli altri, o se gli manca
qualcosa che non ha mai capito bene. Inarca bruscamente
la schiena sentendo la bocca umida e calda di Lauren
sulla punta del pene e ha la sensazione che non pu lasciarglielo
fare o sar tutto finito, perci la prende per le
ascelle e la fa rotolare sulla schiena. Le guarda la bocca ma
evita gli occhi. Continuano a non parlare. Lauren si sfila
i pantaloni e le mutandine. Non emette alcun suono quando
lui si china a baciarle i capezzoli ma, una volta che ha
cominciato, gli mette le mani fra i capelli guidandogli la
testa. Lui rabbrividisce al gusto salato della carne. Per un
attimo, oscilla fra attrazione e ripulsa. Le lecca i seni. Lei
gli preme forte il viso contro la pelle. Ora Ted lo vuole, lo
vuole con tutto il corpo. Le spinge i gomiti fra le ginocchia,
spalancandole le gambe.
Mettitelo, sussurra Lauren. Lui si allunga per prendere
dai jeans il preservativo comprato la mattina. Non li
ha mai usati, per ha visto i disegni; lo srotola pi in fretta
che pu. Poi striscia in avanti e lei gli prende il pene in
mano. Seguono alcuni secondi lunghissimi, odiosi, goffi,
in cui lei si dimena affondando sempre pi nel letto e lui
cerca di spingere. Ted tiene gli occhi chiusi. Spera che lei
faccia altrettanto. Lauren fa un respiro brusco, improvviso,
urla: Oh! Lui le resta sopra.
Va bene, dice. Se vuoi smetto.
No, fa lei, la voce cos profonda e decisa che Ted
non la riconosce. Gli mette una mano sul sedere e tira. La
sente tremare. Ha il respiro corto, serrato mentre lui usa
i muscoli posteriori delle gambe per entrarle dentro e poi
uscire quasi fuori. Sembra involontario. Animalesco. Bello.
Lui comincia a fremere e poi, senza preavviso, viene di
getto, franandole addosso, soffocando i sospiri nel cuscino
sopra la spalla di Lauren.
Per qualche secondo le rimane steso sopra, poi si alza,
scivolando fuori da lei, e si siede sui talloni. Lei si copre
con un cuscino. Lui sente un'ondata di tristezza e di sconfitta.
Stai bene? le sussurra.
Lei ha un viso inespressivo, leggermente stordito. Come
se avesse fatto tanta strada per ritrovarsi in un posto
identico a quello da cui  partita.
Ted si avvicina per baciarla, ma lei gira la testa. Ha la
guancia un po' imbrattata del rossetto che le ha regalato.
Lui si chiede perch mai ha deciso di metterlo. Rimangono
l sul letto, nessuno dei due si muove. Un foro di ventilazione
in qualche punto del pavimento sputa aria bollente.
Ted ha le labbra secche e spaccate.
Si accorge che da sotto il cuscino cola lungo il lenzuolo
una macchia rosso scuro. Abbassando gli occhi, vede
che ha l'inguine scuro e bagnato. Lauren si alza velocemente
dal materasso, avvolgendosi in un asciugamano, e
corre in bagno. Si chiude la porta alle spalle. Lui resta l
in ginocchio, su quel letto enorme, a fissare un cerchio di
sangue.
Suona il campanello tre volte, ma non apre nessuno, n
si sentono rumori. Le luci al pianterreno sono accese, le
tapparelle alzate, la neve cade nei cespugli folgorata dai riquadri
luminosi. Ha freddo e vorrebbe entrare. Prova ad
aprire e scopre che la porta non  chiusa a chiave.
C' nessuno? chiama, in piedi nell'immenso corridoio,
sotto un lampadario scintillante. Ted? Unica risposta,
un clic seguito dal brontolio silenzioso della caldaia.
La camminata l'ha stancata. Si avvia in soggiorno in
cerca di un posto dove riposare. Il tavolo ha bisogno di
una riverniciata, anche se ha l'aria di essere bello e solido.
Si siede all'estremit pi vicina, si toglie il cappello e sbottona
il cappotto. Saranno andati a fare una passeggiata,
decide, due giovani innamorati a spasso nella neve, sul terreno
dove lei andava a giocare. Le sembra di inginocchiarsi
sulla veranda, le braccia intorno a Peck, il bastardo dal pelo
lungo, che lo stringono mentre abbaia agli uccelli in cortile,
e intanto sente quei latrati riverberarsi in petto, e suo
fratello strillare qualcosa a un amico arrampicato sul faggio,
il ronzio della falciatrice nel campo sul retro, l'aria che
odora d'erba; e lei fa la lotta con suo padre nel prato, cercando
di rubargli la moneta che ha in pugno. Fa scorrere
le dita sull'unghia del pollice di suo padre; sua madre dice:
State attenti, voi due, e si china a baciare il marito. Il
pavimento del pianerottolo al piano di sopra ha una grata
che sovrasta proprio il punto dove sua nonna  seduta alla
scrivania; Elizabeth si accovaccia e poggia l'orecchio sulle
assi del pavimento, sentendo il pennino d'acciaio della
stilografica di sua nonna raschiare sul grosso blocchetto di
cartoncini dove scrive i biglietti di ringraziamento. Lei gioca
da sola al piano di sopra. I ciuffetti di cotone compongono
dei disegni sul copriletto. Le colonne del letto dei
nonni sono di ciliegio rosso scuro, con delle pigne scolpite
sulla sommit. Lei  in piedi a un angolo del materasso,
aggrappata a una colonna, i talloni affondano mentre le
punte restano sollevate, e sente tirare le giunture delle caviglie.
Il coltello che usa per trafiggere il legno  lo stesso
che suo nonno usa per trinciare il pollo arrosto la domenica.
Sotto le rapide stoccate della punta d'argento, compare
nella lacca scura un fiorire di macchie di rosso pi
chiaro. Il cuore batte cos veloce da toglierle quasi il fiato. Sua madre la rinchiude nella camera per gli ospiti e la
sera suo padre la sculaccia sul bordo del divano, anche se
lei gli dice che non voleva. I segni sono ancora visibili sulle
colonne del letto alla luce delle candele, mentre cade la
neve e lei sta stesa stringendo la mano della madre, sperando
che arrivi un dottore a salvare il suo bambino.
Si chiede com' la vita delle altre persone.
Ted si blocca davanti al soggiorno, a bocca aperta. La
signora Maynard  seduta con la pelliccia al capo opposto
del tavolo e guarda fisso fuori dalla finestra, con uno sguardo
sfinito, devastato.
Signora Maynard?
Elizabeth si volta e vede Ted sulla porta del soggiorno.
E senza camicia, ha solo i jeans. I capelli scompigliati come sempre.
Signora Maynard, che ci fa qui? Com' arrivata? Che succede?
Credevo che foste andati a fare una passeggiata, dice
lei. Nevica, sai? Credevo che tu e Lauren foste a passeggio
Si guarda intorno come in cerca di qualcosa. Io
venivo a giocare sul terreno dove hanno costruito questa
casa. Lo sapevi? Qualcuno dice che questo posto  di una
bruttezza oltraggiosa, che tutto quello che abbiamo fatto
fin dall'inizio  brutto. Ma tu non lo sei, Ted. Te l'ho detto.
Tu sei bellissimo. I morti non si ricordano di te. Meglio
cos. Vieni a sederti qui?
Ted guarda la signora Maynard sporgersi in avanti e
trascinare una sedia accanto a s. Avr avuto una specie
di tracollo, pensa. Quella donna dev'essere con lei. Ted
attraversa la stanza e si siede.
Elizabeth sfila dalla tasca della pelliccia il pezzo di carta
ripiegato dove ha stilato l'elenco di domande. Dopo una
breve pausa comincia a leggere, chiedendo con voce pacata:
Non hai mai pensato di contare per tua madre pi
della sua stessa vita?
Ha scritto delle sciocchezze, si dice Ted. Ancora non
riesce a capire com' arrivata fin l. Gli toccher riportarla
indietro.
Prima te le leggo, Ted, e dopo puoi... Come si chiama tua madre?
Ormai le strade saranno in pessime condizioni; lui non
ha i pneumatici da neve. Ci vorr un bel po'.
Signora Maynard...
La tua esistenza  una condanna per lei? Che cosa
provi stando fra le sue braccia?
Ora Ted vorrebbe che si calmasse. Bisogna pensare a
tante di quelle cose. E rimasto dieci minuti dietro la porta
del bagno a ripetere dolcemente: Stai bene? ma Lauren
non rispondeva, e lui non riusciva a togliersi dalla testa
che l'aveva delusa.
Sei capace di vedere il viso di tua madre, o  talmente
familiare che non lo vedi nemmeno pi? Hai l'impressione
di conoscerla?
Alzando lo sguardo, Elizabeth vede le lacrime che scorrono
dagli occhi impassibili di Ted. Mette da parte l'elenco
e gli porta le mani alle guance. Sentendo quel contatto,
a Ted trema la bocca e comincia a singhiozzare.
Tu e tutti gli eredi della ricchezza, convinti che la vita
sia una questione di sentimenti affinati. Vi sbagliate.
Elizabeth  sfinita. Non si mette a discutere. Le luci
della stanza le inondano gli occhi come un'alba fulgida. Finalmente,
sente il calore delle lacrime di suo figlio nel palmo delle mani.
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Ringraziamenti.
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Per il loro sostegno durante la stesura di questo libro, vorrei ringraziare il Provincetown Fine Arts Work Center, la Michener/Copernicus Society of America, e la MacDowell Colony. Vorrei anche ringraziare il mio editore Nan Talese, la mia agente Ira Silverberg, Frank Conroy, Marilynne Robinson e Connie Brothers dell'Iowa Writer's Workshop, Sandy McClatchy della Yale Review e Adrienne Brodeur e Samantha Schnee di Zoetrope per il loro incoraggiamento.
Vorrei dire grazie a Allan Gurganus, Nick Sywak, Minna Proctor, Justin Tussing e Jacob Molyneaux, che mi hanno aiutato a migliorare molti dei racconti contenuti in questo libro. Infine, grazie a Adam Hickey e David Grewal per essersi assicurati che ogni tanto mettessi il naso fuori di casa.
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FINE.

